Yolo / Musica

“Human Nature”, Michael Jackson, 1982

IL 79 18.03.2016

 

Chiedetemi cos’è la felicità (che è sempre perduta, come cantava Mina e sospettava indirettamente Proust, almeno fino a quando non ritorna)  e risponderò solo con prove empiriche. Il pudore m’impedisce di soffermarmi su alcuni ricordi familiari. Trecento volte mi ha fatto felice Francesco Totti, ed è per questo che il mio quarantenne capitano detiene il potere di farmi dubitare del tempo (dicono che è finito: lui, intanto, continua a fare gol e si diverte a ripiegare il suo tappeto magico così da sovrapporre l’una all’altra parti diverse del disegno).
È strano come io sia stato così spesso felice nei miei malinconici quattordici anni. C’era un pullman, quell’estate, che affrontava le curve di una qualche stradina in Svizzera, e un cielo talmente pesto da ricordare il colore della sabbia bagnata; quella migliore per costruire castelli. Io guardavo fuori dal finestrino e lasciavo che la cassetta girasse dentro il walkman (ricordate, voi quarantenni? e tu, mio capitano?). Il guscio trasparente del walkman lasciava intravedere una scritta – SIDE B – sull’etichetta arancione e, segato a metà in orizzontale, un titolo: THRILLER. I capelli di Elisabetta, una quindicenne di Luvinate che amai, distrattamente corrisposto, nei quindici giorni di una vacanza-studio in un collegio fuori Ginevra (c’era anche il figlio di Bowie), sapevano del più buono shampoo mai venuto fuori dagli alambicchi del più geniale maitre parfumeur. E quando cercai la sua mano, e lei non vietò il contatto con quell’arto freddo e vagamente amorfo, proprio mentre Michael Jackson cantava «lei sa che la sto guardando / le piace il modo in cui la fisso», il sole del pomeriggio uscì, finalmente, e nuvole d’un viola cupo striarono solo per noi due il cielo rosa fenicottero. «Tell ‘em that it’s human nature…».

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