Explicit / Fiction

Il Grande Romanzo Italiano del 2016

IL 79 26.03.2016

Foto d'epoca dell'istituto San Leone Magno, “la scuola cattolica” di Edoardo Albinati

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Le milletrecento pagine di Edoardo Albinati su Roma, la borghesia, il delitto del Circeo

Su alcune di queste strade alberate a scacchiera (…) grava l’ombra perenne di chiome mai potate, cresciute fino a congiungersi in alto formando un tetto di fogliame (…) fino a quando scocca l’ora X e quasi per punirli del loro rigoglio vengono potati e ridotti a mozziconi, forse perché si crede così di sbrigare il lavoro ‘una volta per tutte’, o, con qualche debole giustificazione botanica, segati poco sopra la base, mentre è ovvio che l’iniziativa ha il sapore inconfondibile di una rappresaglia.

La scuola cattolica (Rizzoli) è un memoir/romanzo lungo quasi 1.300 pagine (oh noooo!) di cui bisogna entrare in possesso per due motivi: contiene la migliore lingua italiana narrativa in circolazione ed è un epitaffio toccante ma non malinconico alla borghesia romana. Questo libro darà i suoi frutti nel tempo. La lingua di Albinati è una nuova grammatica italiana: è sempre chiara ma senza bisogno di nitore, non essendo ricercata per non rischiare la posa. Non è alata né povera; sa aspettare decine di pagine per non sprecare la parola giusta nella frase sbagliata. Quanto al contenuto, ci sono tre modi di leggere LSC: tutto insieme; come un’enciclopedia; o dividendolo in quattro libri diversi. Questa terza maniera è una battuta, ma aiuta a raccontare di cosa parla.

Primo. Il primo volume raccoglierebbe le pagine sulla scuola cattolica San Leone Magno di Roma.

Una scuola (…) non è che un’enorme cassa di risonanza per rumori molesti, o una sala da concerto dove stanno accordando gli strumenti

Dove il professore consuma le energie:

Predicando al vento, un vento così forte che i semi da lui sparsi nemmeno toccavano terra ma continuavano a vorticare e poi gli tornavano in faccia.

Gli alunni avvelenano piante rare dei professori, modificano i motorini e con l’educazione fisica pure i corpi. Un professore cripto-gay piange per la crudeltà degli studenti, un altro lo incontriamo decenni dopo lungo il Tevere, accompagnato da una donna a cui urla «Puttana!» mentre lei si sbraccia facendo la ragazzina. I ragazzi nel confessionale, però, vengono invitati a prendere i pensieri viziosi e fracassarli con una pietra. È uno studio sulle contraddizioni: tra privilegio e povertà evangelica, educazione alla classe dirigente e tentativo di smorzare un’età in cui «si esplorano i confini del noto e del lecito, ci si ronza intorno».

Secondo. Una storia sui fascisti e la verginità, amicizie intellettuali disturbate e mistero della donna. Sono gli anni Settanta e i maschi si formano da soli, le donne sono un orizzonte iniziatico ma sempre sconosciuto e mai amico:

Omosessuali, artisti, preti e guerrieri aspirano a una realizzazione trascendente che superi il dato di fatto ordinario e meccanico della riproduzione attraverso l’elemento femminile.

Il futuro si crea «attraverso azioni violente, preghiere, opere d’arte, insegnamento». «Partoriscono idee o azioni invece di figli». La Roma degli anni Settanta vive nel fumo delle cospirazioni: in casa Albinati un nonno si accompagna con strani signori con la benda sull’occhio che fanno tanto golpe. I ragazzi per non saper che fare si ritrovano a visitare la sede dell’Msi, dove vengono interrogati e schedati – al che l’Ingegner Albinati, furioso, si presenta dai fascisti e ottiene che il nome del figlio sia cancellato.

Tra la narrazione e una saggistica umorale che ricorda i liberi “tentativi” di Montaigne di conoscersi, Albinati sa inquadrare il senso di vuoto dell’ideologia fascista nel contesto del Novecento:

Questa insistenza verso i luoghi privi di storia, l’anonimato, l’intercambiabilità, l’indifferenza morale, il grigiore del cranio rasato, il vuoto, la diffidenza verso la cultura, l’afasia, insomma la sua fredda passione per il nulla. Il carattere penitenziale del Novecento, dai cubisti a Samuel Beckett passando per i lager, ha bisogno di operare su una tabula rasa.

Terzo.  Il delitto del Circeo: nell’anno delle elezioni che facevano temere la vittoria comunista, è proprio dal San Leone Magno che arrivano gli autori del delitto del Circeo: in tre portarono due ragazze di ceto inferiore in una villa di amici al mare, le violentarono (erano vergini) e le mollarono nel portabagagli di una macchina – una morta, una viva. Uno dei tre sparì, due vagarono attoniti per il quartiere, come per farsi scoprire. È la storia che ha ispirato la scrittura di LSC e potrebbe stare in piedi da sola, un racconto di cronaca nera. Certo, senza il lungo racconto della formazione maschilista e privilegiata dei suoi protagonisti, del delitto ci sarebbe poco da dire. Per Albinati il delitto del Circeo sta al Quartiere Trieste come il nazismo alla Germania. L’immunità miracolosa data dal benessere porta all’estremo opposto del pericolo e della violenza, tra le «anonime palazzine» del quartiere, le «scatole con coperchio» di cui era responsabile anche il padre ingegnere.

Quarto. Ed ecco il libro sulla borghesia, che farei partire con questa frase:

Nella sua espressione più tipica, oramai pressoché estinta, la vita borghese emetteva più luce che calore.

Qui si raccolgono le pagine sulla vita tranquilla, le passeggiate prima di cena, la paura del disordine, la lotta di classe ormai «frammentata», e si segue il filo che porta la borghesia produttrice a diventare creatrice, a passare dalle professioni solide ai mestieri creativi. Ci sono famiglie di funzionari di Stato ricche «in modo sobrio e misterioso», i cui figli poi salteranno in aria «sistemando una carica esplosiva sul tetto del manicomio criminale di Aversa».

C’è anche l’inanità di classe dell’Uomo senza qualità, l’attenzione al male di A sangue freddo, il filosofare di Guerra e pace, ma anche forme spericolate quanto Moresco, o Genna. Non è un libro conservatore né sperimentatore. Va avanti ticchettando come il tempo, si sente che è stato scritto in dieci anni, esaltando qua, annoiando là, come una cosa naturale: ha registrato i tempi e il cuore della vita borghese prima che si estingua. 

Edoardo Albinati
La scuola cattolica

Rizzoli 2016
1296 pagine, 22 euro
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