Se è vero che Zalone ha portato tutti in sala, è anche vero che gli spettatori bisogna inchiodarli alla poltrona perché non se ne vadano come al solito. Ecco chi ci sta provando

Checco Zalone fa bene al cinema italiano. Checco Zalone moltiplica i pani e i pesci e i film. Checco Zalone è il mainstream che crea nuovo mainstream. Nell’anno del maggiore incasso italiano di sempre (ancora suo, che supera il se stesso precedente ultimo), l’equivoco nasce da qui. E la domanda rimbomba: oltre e nonostante Quo Vado?, esiste da noi una via alla produzione per la massa?
La risposta è stata negli anni variamente recepita, e i titoli si sono adeguati al fraintendimento di pubblico e addetti ai lavori (soprattutto i secondi). Da una parte, c’è il cinema cosiddetto medio, che all’estero è categoria ben compresa ma qui s’impantana nei sinonimi: vorrà dire popolare? Forse mediocre? Un esempio recente (riuscito) è Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, variazione sul solito tema Carnage: poca spesa molta resa, almeno nelle premesse. Il pubblico si è passato parola facilmente, stupito dalla semplice presenza di una buona sceneggiatura ben recitata: il vero miracolo italiano.

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Quo vado?

Italia, 2015, Commedia
Regia di Gennaro Nunziante
Con Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco

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Perfetti sconosciuti

Italia, 2016, Commedia
Regia di Paolo Genovese
Con Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini

Dall’altra parte, c’è il cinema di genere, verso cui sempre più spesso svicola la produzione che vuole intercettare il grande pubblico. Un esempio recente (riuscito nei propositi, meno negli incassi) è Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, opera prima che occhieggia al cinecomic hollywoodiano, ci mette un po’ di nostalgia per il modernariato eighties (come altrove fanno i vari Guardiani della galassia e Deadpool) e un’estetica fumettistica di borgata alla Zerocalcare. Sequenze d’azione, buoni e cattivi, bombe, inseguimenti, tutta roba che supera l’idea diffusa di «è un film italiano, al massimo ci sarà Margherita Buy che litiga con la donna di servizio».
A inizio aprile esce Veloce come il vento di Matteo Rovere, che cerca di far incontrare le due strade. C’è un attore famoso (Stefano Accorsi) in una wannabe metamorfosi da divo americano (dimagrito, tossico, coi denti gialli e i capelli unti: cose per cui i Matthew McConaughey degli altri svoltano le carriere) e uno stile un po’ Fast and Furious un po’ nuova narrativa Sky, ovvero luci plumbee e montaggio serrato. È la storia di una ragazza, la sorella del protagonista, che corre per diventare una campionessa di rally nella provincia emiliana e sfida gli assistenti sociali che vogliono portarle via la casa (i genitori sono ovviamente morti). È anche una biografia (l’ispirazione è il pilota Carlo Capone), il che aggiunge alle intenzioni un ulteriore tasso di “è al pubblico che stiamo parlando”.

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Lo chiamavano Jeeg Robot

Italia, 2015, Fantascienza
Regia di Gabriele Mainetti
Con Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli

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Veloce come il vento

Italia, 2016, Azione
Regia di Matteo Rovere
Con Stefano Accorsi, Matilda De Angelis, Roberta Mattei

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L’abbiamo fatta grossa

Italia, 2016, Commedia
Regia Carlo Verdone
Con Carlo Verdone, Antonio Albanese, Anna Kasyan

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Onda su onda

Italia, 2016, Commedia
Regia Rocco Papaleo
Con Rocco Papaleo, Alessandro Gassmann, Luz Cipriota

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Tiramisù

Italia, 2015, Commedia
Regia Fabio De Luigi
Con Fabio De Luigi, Vittoria Puccini, Angelo Duro

Del pubblico vedremo la reazione, certo è che si avverte un crescente slittamento verso un mainstream più “curato”, “coraggioso”, “sorprendente”, aggettivi che spuntano nelle recensioni dei film come quelli citati. La commedia popolare classica non basta più (si veda il risultato tutto sommato modesto di L’abbiamo fatta grossa di e con Carlo Verdone), l’autoriale con ambizioni sproporzionatamente alte non convince (Onda su onda di e con Rocco Papaleo), la satira naïf è giustamente incompresa (Tiramisù di e con Fabio De Luigi), il cinema di ricerca non paga e quello s’è capito da un pezzo, tanto che si perde nelle sezioni collaterali dei festival.

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La pazza gioia

Italia, 2016, Commedia
Regia Paolo Virzì
Con Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti

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In guerra per amore

Italia, 2016, Drammatico
Regia Pif
Con Pif, Miriam Leone, Stella Egitto

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L’estate addosso

Italia, 2016
Regia Gabriele Muccino
Con Brando Pacitto, Matilde Lutz, Joseph Haro

In primavera arriva pure La pazza gioia di Paolo Virzì, il più bravo di tutti a trovare e mantenere quell’equilibrio, più avanti usciranno il nuovo Pif, che piace ad apocalittici e integrati, e poi L’estate addosso di Gabriele Muccino, Tutto per una ragazza di Andrea Molaioli (based on Nick Hornby), fino a Smetto quando voglio 2 di Sydney Sibilia, che più “sono il nuovo mainstream” di lui non c’è nessuno.

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