Trecento giorni all’anno sugli sci e un gel super idratante per il campione di freeskiing Kevin Rolland

Uno sciatore freestyle per un gel idratante che agisce anche a livello cellulare. Kevin Rolland è il volto di Shiseido Hydro Master Gel: «Passo sugli sci trecento giorni all’anno. Devo proteggermi», racconta. A 26 anni, Rolland è già un campione. Ha vinto, tra le ultime cose, l’oro agli X Games di Aspen 2016 (la massima competizione per gli sport estremi), la Coppa del Mondo Freestyle 2016 nella specialità halfpipe – dal nome della rampa a sezione semicircolare usata per le acrobazie, diffusa anche in ambito urbano per le evoluzioni sullo skateboard – e la medaglia di bronzo alle Olimpiadi invernali di Sochi, nella stessa disciplina. Ha cominciato quando aveva 12 anni, sulle montagne di La Plagne, vicino a Bourg-Saint-Maurice, nel Sud Est della Francia, vicino al confine con il Piemonte dove è nato: «Divertirmi sulla neve mi è sempre piaciuto. Amo saltare con gli sci, impazzisco per le acrobazie in aria. Soprattutto, non riesco a stare fermo». Così, la passione di un adolescente è diventata un lavoro: «È uno sport in cui si può competere da molto giovani, oggi gareggio contro atleti di 16 anni». «Gli X Games – racconta – sono il motivo per cui il mio sport è stato ammesso alle Olimpiadi (proprio a partire dall’edizione di Sochi 2014, ndr): partecipare e vincere una medaglia dopo essersi allenati molto è una grande soddisfazione. Ricordo ancora il mio primo oro: avevo 20 anni.

Ma lì sei tu con i tuoi sponsor, mentre alle Olimpiadi rappresenti la tua nazione, è un’altra sensazione». Le performance degli sciatori freestyle sono uno spettacolo che sfida la forza di gravità. Salti, avvitamenti, capovolgimenti: i trick (le manovre) sono numerosi e Rolland è uno di quelli a cui piace inventarne di nuovi. «Guardo molti sport, per l’ispirazione. E poi cerco sempre di migliorare i trick che vedo in giro, quelli che fanno gli altri». Una domanda sorge spontanea: ma non sarà pericoloso? «Certo. Ma ci alleniamo per gestire il rischio. Ci alleniamo duro. E poi ho sempre uno staff preparato che mi segue: dal fisioterapista all’allenatore. L’importante è la sicurezza. Per esempio, imparo i nuovi salti indossando l’airbag, che è stato introdotto cinque anni fa». Se deve svelare il segreto per una buona prestazione, Roland non ha dubbi: «Lavorare sodo e divertirsi». L’aspetto più bello del suo sport è invece «quella sensazione, nell’aria, quando scendi».  E quando gli si chiede qual è la cosa più difficile che si è trovato ad affrontare nella sua carriera, esita un po’, ci pensa, ma poi si butta, è come in pista quando scende sulla rampa dell’halfpipe a tutta velocità per prendere lo slancio e staccarsi da terra mentre risale dall’altra parte. «Attendere. Io uscirei sempre, ma in alcuni momenti, quando c’è brutto tempo, per esempio, devo fermarmi. E aspettare». Fino al prossimo volo mozzafiato.

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