Non potendolo evitare, conviene assumere dosi giornaliere di binge watching in modo consapevole. Il bugiardino dei malati di film e serie tv è composto da tre strumenti di analisi critica: Every Frame a Painting, Honest Trailers, Tv Tropes

Il verbo to binge vuol dire esagerare, ingozzarsi: binge-drinking e binge-eating sono i suoi derivati più comuni, dalla connotazione negativa. Invece il binge-watching (parola dell’anno 2015 per il Collins Dictionary) non si sa come classificarlo: apatia o evoluzione sofisticata dello spettatore, che non fa più zapping? Magari finire House of Cards in una notte non è indizio di depressione, ma che fine fa la nostra capacità di guardare quando subiamo per ore e ore le stesse immagini? In rete, vari benefattori stanno creando strumenti di analisi di film e tv, per fare di noi spettatori migliori.

Every Frame a Painting è una serie di video essays sul linguaggio cinematografico. Si parle del campo e controcampo nei Coen, dei piani sequenza di Spielberg, del silenzio nei film di Scorsese; c’è il movimento di Kurosawa contro quello di Michael Bay: così riapprezziamo come il primo dinamizza l’inquadratura per farci muovere lo sguardo, mentre l’altro satura le scene solo per stordire. Every Frame a Painting ci educa alle immagini: proprio quella cosa che a forza di Netflix rischiamo di non vedere più, deconcentrati da milioni di trame pretestuose e milioni di recensioni che le riassumono.

Honest Trailers è un canale YouTube dove vengono parodiati i promo di film hollywoodiani e serie tv, con archi, tamburi e voce drammatica. Questi trailer alternativi mettono a nudo i trucchi degli studios: così Forrest Gump si rivela una storia che insegna “come in America hai successo se sei abbastanza tonto da fare ciecamente tutto quello che ti dicono”. Vi ricordate Edward Norton in Fight Club, il colletto bianco che si crea l’alter ego strafico Tyler Durden/Brad Pitt? In fondo era soltanto “un tizio qualunque con un lavoro fisso, un appartamento carino e un sacco di tempo libero, che alla fine degli anni ’90 voleva dire che qualcosa nella tua vita non andava bene per niente”. Sono i trailer che le major farebbero se raccontassero onestamente le loro riunioni di produzione: quelle dove si dosano gli ingredienti, si calcolano le quote rosa e le minoranze etniche, le esplosioni da inserire.

 

Nella stessa vena, il sito TV Tropes cataloga migliaia di figure retoriche, cliché e tipologie narrative. Cinema e televisione nascono da un’ingegneria dell’intrattenimento il cui scopo è farli arrivare a noi lisci come un uovo, senza mostrare le saldature, le viti e i bulloni con cui vengono assemblati. Non c’è fine alla codificazione delle scelte creative: il nudo parziale onnipresente nei film americani? Ne esisterebbero cinquanta tipi diversi, ognuno studiato per agire come un diverso tipo di fetish fuel, “combustibile da feticcio”, macro-tropo mirato a “stimolare il lato erotico/ossessivo di uno spettatore”. Oppure tutti quei film dove a un certo punto c’è un computer che miracolosamente risolve la situazione? Si chiama Magical Computer, e ne esistono più di sessanta sotto-tipi, dal “Floppy Disk Magico” alla “Lotteria delle Password”, “Il Covo dell’Hacker” e i “Computer Che Fanno Tanti Beep”. Quell’inspiegabile perfezione di causa-effetto tra le azioni dei personaggi e le immediate conseguenze che ne derivano? “Karma di precisione”, che poi è l’esatto opposto della “Vita Reale”, altro tropo in catalogo: «quel posto grigio in cui vivi quando non stai viaggiando attraverso il tempo e lo spazio, cercando di distruggere un anello magico, uccidendo vampiri o facendo esperimenti scientifici».

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