Yolo / Cinema

E ora dateci Fandor, il Netflix d’autore

di CLARA MIRANDA SCHERFFIG
07.04.2016

Niente è peggio della tecnologia che si propaga lentamente, quando il futuro è lì da prendere e invece niente. Fandor ne è un esempio: tutti i migliori film della storia cinematografica europea – e non solo – disponibili “on demand” esattamente come Netflix. Per il momento il servizio è attivo negli Stati Uniti e in Canada, da noi nulla. Per quanto ancora saremo condannati a streaming, torrent e altre illegali diavolerie?

Ricordate i VHS dell’Unità? A un certo punto degli anni Novanta, allegate all’Unità cominciarono a uscire le videocassette del cosiddetto grande cinema. Così ecco che guardavamo Il settimo sigillo e Lo sceicco bianco comodamente dal divano di casa e tutto Truffaut diventava accessibile anche agli adolescenti più pigri. Altri quotidiani cominciarono a fare lo stesso. Le filmografie “in supplemento” erano abbastanza valide per costruirsi una cineteca di medio rispetto e per alcuni sono state proprio queste videocassette a formare la propria conoscenza cinematografica.

Poi internet ha introdotto concetti come torrent e lo streaming, e, soprattutto, la consapevolezza diffusa che esiste tutto un cinema contemporaneo che spesso non viene distribuito. E non solo cineasti tailandesi che senza Palma d’Oro difficilmente raggiungono tre sale in tutta Italia: anche commedie indipendenti americane, thriller scandinavi, documentari inglesi. Infine è arrivato Netflix, salutato come televisione di qualità e cura dalla pirateria, provider e addirittura produttore di serie televisive “rivoluzionarie”.

Riserve personali a parte, Netflix ha comunque il pregio di trasmettere prodotti altrimenti inaccessibili al pubblico italiano (anche se certo, lo stesso pubblico che usa il servizio prima aggirava il problema con i torrent di cui sopra). Pochi sanno che la fortuna di Netflix ha una base piuttosto “analogica”: prima di offrire VOD, il suo prodotto era noleggio DVD a domicilio. Ma tra i due estremi—i VHS impolverati dell’Unità e lo scrolling infinito del catalogo Netflix—rimane comunque un buco.

Questo “buco” l’ha coperto Fandor offrendo esattamente quello che offre Netflix, meno la televisione, più i grandi classici del cinema straniero e della cinematografia indipendente americana. Nato nelle valle delle startup californiane, Fandor è per il momento accessibile solo negli Stati Uniti e in Canada e questo la dice lunga sulla definizione di cinema “straniero”: tutto ciò che non è statunitense. Ma non conviene storpiare il naso sulle categorie di comodo: l’archivio di Fandor è sterminato, soprattutto per quanto riguarda il cinema d’autore e di genere, le opere cult e i cortometraggi.

Nosferatus

Quindi ecco Lucio Fulci e Mario Bava in abbondanza ma anche Aguirre furore di Dio e altri obbligatori di Werner Herzog. Film muti (Nosferatu di Murnau, i primi Charlie Chaplin, Buster Keaton). Doogtooth per chi si è salito sul treno Lanthimos solo di recente con The Lobster. Nuove uscite in tempo record, come No Home Movie, l’ultimo di Chantal Akerman presentato l’anno scorso, poco prima che l’autrice morisse. Mostri sacri che hanno cambiato la storia del cinema dall’interno di Hollywood, come John Cassavetes e Abel Ferrara. Registe alternative come Lizzie Borden e Sophie Fiennes (“quella dei doc con Zizek”). Gli esordi di Xavier Dolan e Alice Rohrwacher. Gemme introvabili come il documentario su Chet Baker di Bruce Weber (sì, il fotografo che fece indossare piumini Moncler a cuccioli di labrador).

Insomma, se si è curiosi di cinema, senza spocchia e poco al di là della programmazione da multisala, il catalogo di Fandor offre letteralmente l’imbarazzo della scelta. E dunque, per orientarsi, la piattaforma propone alcuni canali dove lo spettatore può infilarsi come nei corridoi di una videoteca particolarmente fornita. Due volte al mese il team di Fandor suggerisce retrospettive tematiche tra le più disparate. Marzo è stato ovviamente dedicato alle donne (e dunque giù di Agnes Varda ma anche il premio Oscar Laura Poitras). Spesso le combinazioni non sono così ovvie e allora ecco consigli di visione per storie con “strane coppie”, fantascienza kitsch o film notevoli per i costumi, in occasione della settimana della moda. Fandor si appoggia anche a partnership prestigiose, come quelle con i maggiori festival internazionali (Cannes, Berlinale, Toronto e via dicendo) e soprattutto distributori come Kino Lorber e Criterion Collection. Con gli ultimi la piattaforma ha un accordo speciale: i film di Criterion – un distributore gigantesco di home video che detiene i diritti, solo per gli USA, del cinema d’autore – sono accessibili per 12 giorni, in alta qualità. Un principio simile a quello su cui si regge anche Mubi, un altro servizio di streaming a pagamento. Sebbene Mubi sia disponibile anche in Europa e si dedichi alla diffusione di film al di fuori del circuito mainstream, il suo catalogo è ridotto a 30 film al mese. Insomma, è proprio il sempre on demand, che rende servizi come Fandor e Netflix imbattibili.

 

The Lobster

Mentre altre piattaforme come Amazon Video e Hulu cercano di fidelizzare lo spettatore curioso e “intellettuale” (il primo ad esempio con serie come The New Yorker Presents, collaborazione tra lo storico settimanale e il premio Oscar Alex Gibney), Fandor sembra un prodotto piuttosto sui generis proprio per l’immensa fanbase su cui può contare. Dopo una settimana di esplorazione del catalogo non ho ancora trovato un film senza recensioni degli utenti. La piattaforma è anche un social infatti, dove gli iscritti non solo commentano e giudicano i film preferiti, ma rendono l’algoritmo dei film consigliati ben più sofisticato dei “suggeritori automatici” di IMDB o Amazon stesso. È proprio questo spirito comunitario che sembra assegnare un volto umano a Fandor, almeno rispetto a Netflix. Il clima “autogestito” e nerd che si respira tra cinefili si rispecchia nella grafica e navigabilità del sito, senz’altro non campione di usability.

E il mito della pellicola ritrovata negli scatoloni in soffitta o clamorosamente scampata all’incendio si può ancora riscontrare nella qualità dell’immagine, che spesso e purtroppo non è in HD. Certi film, soprattutto i cortometraggi più sconosciuti, hanno la stessa granulosità della cellulosa di un tempo. Stavolta però non è la polvere nel proiettore a sporcare il film, quanto pixel che la dicono lunga sul processo di digitalizzazione del cinema d’essai. Ma se Fandor non può farsi carico del discorso sulla gerarchia delle immagini nell’epoca di internet, riesce a tener unita la comunità di appassionati anche grazie a un canale di video essay e, soprattutto, una parte editoriale – Fandor’s Keyframe – oggi risorsa incredibile per interviste e approfondimenti.

La Maison près du cimetière

Aguirre, furore di Dio

Da spettatrice compulsiva capisco come Netflix alimenti il famigerato binge watching, ma, allo stesso tempo, non smetto di chiedere diversificazione e qualità del prodotto che sto guardando. E dichiarando che l’80% del proprio catalogo non è presente su Netflix, Fandor ha la possibilità di conquistare un bel numero di spettatori anche in altre regioni oltre al Nord America. L’aspetto più curioso è che il cinema di Fandor è perlopiù il nostro cinema europeo (quello italiano e francese sopra tutti), lo stesso che il pubblico europeo fa fatica a trovare sia online che nelle cineteche. Perché dunque non dovremmo ricevere anche noi i benefici di un simile servizio? Senz’altro il costo dell’abbonamento ($10 al mese o $7.50 mensili con il pacchetto annuale) dovrebbe incoraggiare, perché è uguale se non leggermente inferiore a quello di Netflix, con in più la possibilità di trasmettere i film su quanti dispositivi si voglia (laddove invece Netflix fa pagare un sovrapprezzo per ogni “schermo” aggiuntivo). Ai piani alti della compagnia si è da poco insinuato Larry Aidem, ex direttore del Sundance Channel con un passato alla HBO, dopo che il CEO Ted Hope ha lasciato la compagnia per dirigere niente di meno che gli Amazon Studios.

Tra gli investimenti cospicui ci sono quelli di uno storico “senior” di Facebook, Chris Kelly, oggi figura di spicco dei Democratici californiani nonché coproprietario, oltre a varie altre start up, della squadra di basket NBA dei Sacramento Kings. Fandor nasce e cresce dunque in una realtà imprenditoriale che sì ha a cuore qualità & cultura (oh, i film in bianco e nero in streaming!) ma che, giustamente, sfrutta entrambi per profitti intelligenti. Osservando che per la distribuzione Fandor si accorda con colossi delle telecomunicazioni come Starz LLC e Verizon, con milioni di abbonati, si intuisce che pur vendendo un prodotto relativamente di nicchia—o meglio “da intenditori” – non gioca con cifre piccole (sebbene il numero di abbonati non sia ancora stato reso pubblico). Viene dunque da chiedersi se più che preoccuparsi di chi potrebbero essere gli spettatori, i piani espansionistici di Fandor dovrebbero aver un quadro ben preciso delle telecomunicazioni europee, ben più frammentate di quelle statunitensi. Se poi si pensa che per trasmettere lo stesso cinema del vecchio continente, Fandor dovrebbe trattare i diritti con chissà quante società cinematografiche, lo scenario si complica parecchio. Forse i cinefili italiani saranno relegati alla pirateria e al cineforum d’occasione ancora per un po’.

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