Magazine / Cover Story

I nipotini del Dottor Spock

di Paola Peduzzi
illustrazioni di MANUEL BORTOLETTI e DANIELA BRACCO
IL 80 21.04.2016

Entusiasti e frenetici, i genitori moderni mischiano teorie pedagogiche, setacciano il web, si appellano a nuovi modelli educativi, condividono consigli, compulsano libri. Dimenticando, spesso, il buon senso

Prima che arrivasse “la Bibbia del dottor Spock”, fare i genitori non era un’attività cui dedicare troppe attenzioni. L’unica teoria che circolava era quella di Truby King, neozelandese di inizio Novecento che diceva di ignorare i pianti dei bambini e di non tenerli in braccio per più di 10 minuti al giorno. Il dottor Spock, con Il bambino – Come si cura e come si alleva, pubblicato nel 1946, introdusse quel permissivismo oggi accreditato come l’origine di tutte le malattie genitoriali del mondo.

Anche il dottor Spock però è stato sorpassato dalla valanga di filosofie che sono arrivate negli ultimi decenni: genitori elicottero, genitori positivi, genitori spirituali, genitori autonomi, genitori intuitivi, genitori autoritari, genitori inconsapevoli e via così, fino ai genitori narcisi e ai genitori tossici. Le coppie moderne non amano essere incasellate in questa o quella tipologia, mischiano approcci diversi, cercano online risposte ai loro dubbi, condividono consigli, immagini, momenti, riesumano maglioncini da neonato che appartenevano a loro, e soprattutto leggono: i genitori moderni consultano molti libri che parlano di loro stessi, il business dei saggi sul parenting è in continuo aumento, così come i blog, i siti dedicati, e i listicle del genitore perfetto. Il modern parenting è una battaglia contro la solitudine.

Qualche tempo fa, la rivista Time ha dedicato una copertina ai millennials americani che diventano genitori: 22 milioni di mamme e papà nati tra il 1985 e il 1995, che ogni giorno fanno circa 9mila bambini. Secondo il magazine, i millennials amano i nomi originali, si preoccupano soprattutto di che cosa mangiano i loro figli, condividono foto, esperienze, scoperte e lamentele sui social, e sono più rilassati di quanto non lo siano stati i loro genitori e nonni. Lo spirito rétro che caratterizza i trenta-quarantenni aiuta: si torna alle origini, i figli nascono, i figli crescono, non facciamone una malattia. In Italia si fanno meno figli e si fanno più tardi rispetto alla media americana. Secondo uno studio Yahoo/Nielsen dell’anno scorso, in Italia ci sono 11,2 milioni di millennials: di questi il 18 per cento è sposato (o dichiara di vivere in coppia) e il 13 per cento ha figli. Ma tra i “genitori moderni” ricadono categorie più ampie: si fanno figli dai 20 ai 50 anni, in generale entrambi i genitori lavorano, i padri sono molto più coinvolti nella quotidianità della famiglia, così gli approcci alla genitorialità si sono rivoluzionati.

È aumentata anche la curiosità nei confronti degli altri genitori nel mondo: in un libro di qualche anno fa, Parenting Without Borders, Christine Gross-Loh ha raccontato come si comportano i genitori nelle varie parti del globo. In Giappone e in Norvegia, l’obiettivo principale è costruire l’indipendenza dei bambini; in Svezia, si coltiva molto il “diritto” dei figli (che poi li rende i dittatori di casa); nella cultura ebraica, i genitori devono insegnare ai bambini a nuotare, «è come se dovessimo insegnare ai nostri figli a lasciarci». Americani e asiatici sono molto concentrati sul “successo”, ma in modi diversi: i primi coltivano l’autostima dei figli, i secondi investono sulla disciplina.

Ringraziamo per la disponibilità: Stefania Casacci, Alessandro Busseni e Remo; Antonella Pesenti, Antonio Cancello, Frida ed Eduardo; Elisa Masotto, Matteo Moroni e Cecilia; Elisa Ramella, Mattia Guffanti e Bianca; Elisa Scesa Seitzinger, Tommaso Delmastro e Anna Stella

Mamma tigre

 
Il prototipo è Amy Chua, autrice de Il ruggito della mamma tigre. Ascendenza cinese. Ambizione turbo applicata ai figli, obiettivi estremi, ultradisciplina. La mamma tigre pretende una dedizione allo studio matta e disperatissima, con corollario di sport (inteso come agonismo esasperato) e musica (intesa come ore di esercizio al pianoforte). Nessuna distrazione, nessun capriccio.

Papà gatto

 
La definizione deriva dal programma tv cinese Mamma tigre, papà gatto. Il coniuge della genitrice con gli artigli ha un approccio più sensibile nei confronti della prole. Pur non essendo un mollaccione troppo permissivo o protettivo, papà gatto non è ossessionato dal rispetto delle regole ed è più incline all’incoraggiamento che all’imposizione.

L’agguerrita tiger mom, Amy Chua, ha scagliato in faccia ai genitori occidentali il suo Il ruggito della mamma tigre, un libro sulla formazione dei bambini asiatici che si fonda su disciplina e competizione. Non c’è mai spazio per un «bravo», semmai una mamma asiatica dice alla figlia adolescente: «Ehi, grassona, perdi un po’ di peso». I genitori occidentali sono rimasti inorriditi: e l’autostima, e la felicità? Secondo alcuni studi, in cima alla classifica non ci sono i bambini cinesi, bensì quelli europei, in particolare olandesi, che sono abituati a dormire nei passeggini mezzi scoperti nel gelo del nord e a sorridere anche agli alberi. Peggy Orenstein in Girls and Sex, appena pubblicato negli Stati Uniti, finge di parlare delle figlie che scoprono il sesso, ma in realtà studia soluzioni per i genitori alle prese con figli disinvolti. E dice: portateli in Olanda.

Se il modello asiatico è per questa parte di mondo per lo più impraticabile, la mamma francese, con il saggio di Pamela Druckerman Il metodo maman, ha conquistato il cuore dei genitori moderni. Non è costretta a trasformarsi in una signorina Rottermeier, anzi, è elegante e beve vino e chiacchiera, perché insegna ai bambini ad aspettare. Nella Francia «in continua oscillazione fra un’estrema rigidità e un permissivismo scioccante» i genitori riescono finalmente a rilassarsi. La spensieratezza è merce rara. In Tanta gioia nessun piacere. Quando le mamme non si divertono, Jennifer Senior, firma del magazine New York, spiega che i bambini «da dipendenti che erano sono diventati i boss dei loro genitori» e scendere a patti con questa realtà è molto faticoso. Le mamme del Dopoguerra, che non lavoravano, passavano molto meno tempo a giocare con i figli rispetto alle mamme di oggi: è la dittatura del quality time, per cui prendersi cura dei bambini significa sottomettersi alle pretese dei bambini. Ma secondo studi recenti, la modernità passa molto per la rilassatezza. Il professore di economia Bryan Caplan ne ha spiegato le ragioni economiche nel saggio Selfish Reasons to Have More Kids.

Oggi i genitori vogliono arricchire la vita dei bambini – con il violino o le lezioni di cinese – e sono iperprotettivi, e questo ha un costo alto: ma il beneficio? Non è provato. Per molti Caplan è l’antidoto alla tiger mom, ma dice qualcosa di più: che i genitori esausti hanno figli isterici, che l’esempio è la tecnica di educazione più di successo da sempre, che se un genitore supera l’esame del senso del ridicolo allora tutto può sistemarsi. Dice, modernamente: rilassatevi.

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Mamme à la francese

 
Il modello transalpino è stato popolarizzato da Pamela Druckerman, newyorkese con residenza a Parigi con Il metodo maman (ma il titolo inglese del libro è molto più bello: French Children Don’t Throw Food). L’assunto: le mamme francesi mettono poche regole chiare e sanno farle rispettare. Risparmiando il tempo che altri dedicano a capricci e rimbrotti, trovano sempre un momento per sorseggiare in santa pace un bicchiere di bordeaux.

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Genitori appaltatori

 
Fedeli al motto “chi non fa non sbaglia” (e loro non vogliono sbagliare), o forse soltanto assenti, pigri o esasperati, i papà e le mamme outsourcer si affidano a un esercito di esperti e vivono una genitorialità per interposta persona. Già da alcuni anni esistono addirittura dei “corsi di vasino” a pagamento tenuti da esperti puericultori per esonerare i genitori dallo sgradevole compito di indirizzare i pargoli verso un utilizzo autonomo del wc.

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Genitori spazzaneve

 
Parenti stretti degli helicopter parents, ma con obiettivi finali analoghi a quelli delle mamme tigre e dei papà lupo, i genitori spazzaneve vogliono assicurare fin dalla prima poppata il successo alla loro prole. Per ottenere il risultato finale, cercano di rimuovere in prima persona ogni pietruzza dall’immacolato red carpet che i loro figli devono calcare nel loro percorso verso la gloria.

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Mamme attaccate

 
L’attachment parenting è una teoria sviluppata da Bill Sears e si basa sull’attaccamento mamma-figlio. Tra i capisaldi: dormire con il piccolo; prolungare l’allattamento al seno; portare il bambino a contatto con il corpo, ad esempio con un’imbragatura. La rivista Time qualche anno fa ha dedicato un’inquietante copertina all’attacchment parenting, con un bambino già assai grandicello attaccato al seno di mammà.

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Genitori elicottero

 
Battezzati così nel libro Parenting with Love and Logic di Foster Cline e Jim Fay, i genitori elicottero pattugliano dall’alto la vita dei propri figli, pronti a continui atterraggi di emergenza per soddisfare la propria tendenza all’iperprotezione, per fornire aiuto spesso non richiesto e per partecipare, per manina, a ogni attività della progenie. Il loro coinvolgimento (leggi: invadenza) nelle esistenze dei figli è totale.

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Genitori responsabilizzanti

 
La vessillifera del free-range parenting è la giornalista e blogger Lenore Skenazy (free-range è il termine che si applica, ad esempio, ai polli ruspanti che becchettano liberi dalle gabbie). Poche regole, una protettività che non va oltre la salvaguardia dell’incolumità dei figli – lividi ed escoriazioni sì, teste rotte e fratture scomposte no – i genitori dediti al free-range sono convinti del vecchio adagio secondo cui sbagliando si impara (e si diventa adulti).

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Papà lupo

 
Derivazione degenerativa della mamma tigre, il papà lupo in chief è il cinese Xiao Bayou, l’autore di Per questo vanno all’università di Pechino (ma avrebbe dovuto intitolarsi Beat Them Into Peking University). Regole da campo di prigionia e punizioni corporali: «Da 3 a 12 anni i bambini sono in sostanza animali. La loro natura sociale non è ancora completa quindi devi usare metodi pavloviani per educarli».
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