Explicit / Fiction

L’esordiente (tardiva) di cui tutti parlano

19.04.2016

La scrittrice Cynthia D'Aprix Sweeney, The Nest è il suo primo romanzo

Lisa Whiteman

Si chiama Cynthia D’Aprix Sweeney, ha 55 anni, e ha ricevuto un anticipo da un milione di dollari per per il suo primo romanzo, “The Nest”. Noi lo abbiamo letto

Mi è andata male: ancora qualche anno e sarei riuscito a esordire postumo.

Così rispondeva Gesualdo Bufalino a chi gli chiedeva perché si fosse deciso tardi a pubblicare il suo primo romanzo, Diceria dell’untore. Il professore di Comiso aveva sessant’anni ed era appena andato in pensione, non si era praticamente mai mosso dalla sua isola, aveva sempre coltivato il vizio della scrittura, un vizio nascosto ma non segreto perché, da bravo delinquente letterario, Bufalino aveva disseminato poche ma inconfondibili tracce, come quelle che indussero Elvira Sellerio e Leonardo Sciascia a sospettare che dietro i testi a corredo del libro fotografico di Giuseppe Leone non ci fosse il solito noioso erudito locale ma uno scrittore gigantesco. Contattato dai due, Bufalino negò. Disse di non avere niente nel cassetto, giurò di non aver mai scritto una pagina, un libro intero poi per carità. Ovviamente ne aveva più di uno. Alla fine capitolò, e il capolavoro che si decise a dare a Sciascia e Sellerio nel 1981 vinse il premio Campiello.

Cynthia D’Aprix Sweeney ha 55 anni e ha ricevuto un anticipo da un milione di dollari per il suo primo romanzo. La distanza tra la provincia di Ragusa e la New York in cui ha ambientato il suo primo romanzo è persino più sanabile del canyon che separa il suo prendersi sul serio dall’autoironia di Bufalino. A chi le chiede il motivo di un esordio tardivo, D’Aprix Sweeney risponde indignata: è stata un’odissea trovare un editore perché tutti cercano esordienti giovani e le politiche editoriali sono razziste. Aggiunge che essere definita la più anziana esordiente vivente è un’affermazione discriminante che svaluta l’ingresso in letteratura di importanti autrici del passato. Insomma, tira giù l’apocalissi della lamentazione, nonostante le sue peripezie siano finite incassando un anticipo notevole.

L’esordio di D’Aprix Sweeney si intitola The Nest e racconta una famiglia disfunzionale alle prese con un fondo fiduciario congiunto. Tutto ruota intorno ai soldi, o meglio al desiderio di impossessarsene: ciascuno dei fratelli Plumb è convinto che quel denaro risolverà ogni cosa, metterà a tacere le ansie che non fanno dormire, quelle che ti strangolano la notte schiacciandoti il petto con la pesantezza di un ferro da stiro, le paure su cui proiettiamo infelicità, insicurezze e tremori. Il nido è famiglia, presunto calore, luogo claustrofobico dentro e fuori metafora, ma qui è anche il denaro, è il nomignolo dato all’agognata eredità. Quella parola magica, nei desideri segreti dei fratelli Plumb, salverà i matrimoni, coprirà le irregolarità e i non nobili espedienti con cui i quattro hanno cercato di fingersi adulti, ciascuno covando la speranza a modo suo.

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Melody, madre di due gemelle, non ha mai rinunciato a niente, pur soffocata dai costi della sua seconda casa e terrorizzata dalle tasse del college dove manderà le figlie (non ha ancora chiaro quale, ma di certo sarà costosissimo). Jack, antiquario gay, ha un debito contratto di nascosto dal marito. L’immatura Bea in un tempo lontano ha scritto dei buoni racconti, ma non è mai riuscita a finire un romanzo, intanto lavora come editor e si strugge per un amante perduto; è l’unico personaggio più ossessionato dalla scrittura che dal denaro, e nonostante questo il meno simpatico. E poi c’è Leo, il maggiore, che apre la storia: fatto di cocaina, liquori e antidepressivi, la sera del matrimonio di una cugina lascia la festa per appartarsi con Matilda, una diciannovenne che sogna di fare la cantante e intanto lavora come cameriera, finendo per sfasciare la macchina e ferirla gravemente. Non è solo una rovina, un episodio doloroso, è soprattutto una strage di certezze, una tragedia dalle conseguenze dispendiose. Il nido istituito da papà Plumb all’improvviso si svuota. Fino a quel momento tutti avevano vissuto aspettando che Melody, la minore, compisse quarant’anni: per volere paterno era quello il giorno in cui i figli avrebbero potuto mettere le mani sull’eredità, e ora l’errore di uno solo fa sfumare ogni attesa. Il prologo del romanzo finisce così, sull’orlo del precipizio, di quell’errore che fa deviare a forza tutta una vita, che prosciuga le esistenze di più persone, e invece è solo un attimo, non dura nemmeno il tempo di avere paura.

Potenzialmente la famiglia Plumb siamo tutti noi. Eppure, sommare brutte persone borghesi legate da vincoli di sangue non è sufficiente per ottenere Le correzioni. La famiglia disfunzionale sta a Franzen come il romanzo nel cassetto sta a Bufalino: tutti ce l’hanno, pochi ce l’hanno davvero interessante.

Nonostante gli ingredienti perfetti fino all’inverosimile, un lieve scarto in The Nest delude le premesse. I personaggi hanno scarse chiavi d’accesso: ricchi, capricciosi e insopportabili ma purtroppo non così originali e complessi da rendere pienamente godibile lo spettacolo d’arte varia del loro affannarsi a peggiorarsi la vita. Succedono tante cose, in questo romanzo, ci si arrabbia e qualche volta si ride, e a leggerlo non ci si annoia, le scene scorrono veloci, evidentemente pronte a diventare un film e beneficiare del valore aggiunto degli attori giusti.

Cynthia D’Aprix Sweeney
The Nest

Ecco Books
368 pagine 24,29 euro
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