Riparte “Gomorra”: abbiamo visto la prima puntata e questo è ciò che vi aspetta (con solo due mezzi spoiler)

Ci siamo lasciati con donna Imma interrata nel mausoleo dei Savastano, Genny a terra ma con tremito di mano speranzoso e don Pietro che finalmente può smettere di giocare al pazzo evadendo sereno dalle patrie galere. Su tutto prendeva forma l’alleanza Ciro Di Marzio/Salvatore Conte (conosciuto anche come “Salvator’e-Conte”, sia per la pronuncia del nome sia per la voracità con cui prosciuga una dopo l’altra le sue e-cig, le sigarette elettroniche da cui non si separa mai) potenzialmente in grado di ridefinire la geografia camorrista nel suo intero.
È lo stesso Conte a suggellare la santa alleanza con Ciro – attenzione, mezzo spoiler – coniando la definizione più grandiosa che mente umana abbia mai congegnato: «’Amm fatt’ gli Stati Uniti di Scampia-Secondigliano». Avendo visto solo la prima puntata non possiamo sbilanciarci più di tanto, ma quel che appare delinearsi è che, come per l’originale, anche la costruzione di questi altri Stati Uniti richiederà un discreto sforzo bellico: le corone, britanniche o napoletane, in questo operano in sintonia, non gradiscono improvvide dichiarazioni di indipendenza. Toccherà al grande capo Pietro Savastano il compito di «riprenderci quel che è nostro», e cioè il territorio, i traffici, la leadership.

Se le fortune della serie – la cui prima stagione è stata venduta in oltre 130 Paesi al mondo ed è già stata rinnovata da Sky per una terza – si fondano su un’ottima scrittura, a tratti forse leggermente iperbolica ma mai grossolanamente caricaturale come – sempre per restare in famiglia – nel caso della Milano di 1992 , anche il contorno estetico-emozionale è ormai istituzionalizzato al punto da apparire quasi come un personaggio a sé stante.
La lingua, coloratissima eppure ermetica con questa penuria cronica di vocali che avrebbe causato parecchi turbamenti tra i partecipanti del gira la ruota di Mike Bongiorno, è accompagnata da tutta una teoria di interni abitativi presi da un ipotetico AD del bravo camorrista: sullo schermo scorrono infinite manifestazioni di questo ormai leggendario barocchetto napoletano con i suoi damascati purpurei e i divani traslucidi con i piedini d’oro coperti da mante a sbalzo; i tendaggi magniloquenti male accoppiati; le formidabili vestaglie catarifrangenti da giorno e da sera spesso sapientemente invertite. Non mancano gli occhiali da sole a mascherina grandi come mani di scimmia, i baffetti alla moda cileno-tailandese – una sottilissima incisione disseminata a metà strada tra labbro superiore e narici – , e tonnellate di abiti con cuciture bene in vista (siano giacche, giubbini, pantaloni, marsupi, è lo stesso: la cucitura in vista regna su tutto).

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Ciro Di Marzio

Molto ben interpretato da Marco D’Amore, Ciro è l’ambizione pura: da braccio destro di Pietro in avanti

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Pietro Savastano

Il capo dei capi, arrestato e poi evaso, freddo e calcolatore, ritornerà per mettere le cose a posto

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Genny Savastano

Sempre in bilco tra pubertà ed età adulta, dimostra che anche la Camorra ha i suoi bei bamboccioni

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Salvatore Conte

Un uomo da cinque battiti al minuto, diviso tra la Spagna, i rosari e le sigarette elettroniche

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Patrizia

New Entry interpretata da Cristiana Dell’Anna, sarà l’orecchio a disposizione del luogotenente di Pietro

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Annalisa “Scianel”

Il secondo innesto femminile promette molto bene fin dalla prima puntata dove appare per un minuto

Ma, come detto, tutto ciò non appare artato né soprattutto sconfina verso quell’etichetta di apologia di camorra che le solite vestali dell’ipermoralismo in saldo hanno voluto solennemente appiccicare alla serie lo scorso anno. Non c’è esaltazione, non c’è empatia, non c’è nulla di nulla: i personaggi muoiono uno dietro l’altro, si tradiscono tutti contro tutti, vivono in baracche inguardabili e non diventano neppure ricchi se è vero che dopo tutto il casino combinato in mesi di spericolate strategie “politico-militari” messe in piedi dall’ambiziosissimo Ciro – attenzione: seconda metà di spoiler – tutto quel che si ritrova tra le mani sono 60mila euro («’na miseria» constata lui affranto, e come dargli torto). Per neutralizzare ancor di più l’immaginario estetico camorristico rimaneva in piedi solo l’ipotesi di non girare proprio la serie, e chissenefrega se il pubblico ha dimostrato di gradire. Gomorra invece c’è, racconta e rappresenta, e ripartirà su Sky Atlantic dal 10 maggio con tutti meno donna Imma (e vedremo se saprà assorbire il colpo della perdita del personaggio forse più riuscito), quattro registi (Stefano Sollima, Francesca Comencini, Claudio Cupellini e Claudio Giovannesi) e due nuovi innesti femminili su cui la produzione scommette molte delle fiches incamerate grazie al successo della stagione scorsa.

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