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Come evolve il calcio europeo

di Daniele Manusia
illustrazioni di MANUEL BORTOLETTI e DANIELA BRACCO
IL 81 23.05.2016

È cominciata l'era del giocatore “polifunzionale”, capace di coprire più ruoli in campo. Per questo i prossimi saranno gli Europei di Gareth Bale, David Alaba, Paul Pogba e Antoine Griezmann

Banalmente si dice che nel calcio moderno un giocatore «deve saper fare tutto». È un ritornello che si sente spesso anche dagli stessi calciatori, soprattutto se il giornalista di turno sta cercando di fargli dire che l’allenatore lo fa giocare fuori ruolo. Ma a pochi mesi dalla scomparsa di Johan Cruijff (forse il personaggio più complesso che il calcio abbia avuto finora, sicuramente quello che più di ogni altro ha autorizzato un approccio intellettuale al gioco) sarebbe una mancanza di rispetto ridurre a un luogo comune l’abbondanza contemporanea di giocatori capaci di fare più cose.

L’evoluzione tattica degli ultimi anni ha prodotto un tipo di giocatore adatto a un contesto fluido, in cui le squadre adottano moduli diversi a seconda delle fasi di gioco e un’identità troppo rigida rende prevedibili anche i migliori al mondo. Il prossimo Europeo sarà una vetrina di calciatori di questo tipo che per comodità, per non fare giri di parole, possiamo definire da subito calciatori “polifunzionali”, più preciso del suo sinonimo “universali”. Prendetelo come un aggiornamento necessario del vocabolario calcistico, in anni in cui anche al bar si sente parlare di transizioni e gegenpressing.

In realtà, calciatore “polifunzionale” significa due cose vicine ma distinte. Si può intendere sia che il giocatore in questione può ricoprire più ruoli, a seconda del modulo scelto dall’allenatore, sia che è in grado di svolgere diverse funzioni a seconda del contesto.

Nel primo caso stiamo parlando, per esempio, di un esterno capace di giocare sulla linea degli attaccanti come di fare il terzino, o un centrale di difesa che può essere schierato anche sull’esterno. Per citare casi conosciuti: nella Nazionale italiana ci sono Alessandro Florenzi, che può ricoprire tutti i ruoli sulla fascia e giocare persino mezzala, e Matteo Darmian, terzino destro e sinistro, che Antonio Conte ha schierato anche come interno in una difesa a tre. Nel secondo caso, invece, stiamo parlando di un centrocampista in grado di venirsi a prendere palla dalla difesa un momento, e quello dopo di muoversi tra le linee o addirittura inserirsi in area. E questa, per restare nell’ambito della Nazionale italiana, era l’interpretazione del ruolo di Claudio Marchisio: con l’infortunio, proprio considerando la sua universalità, è come se l’Italia avesse perso due giocatori in una volta sola.

Il giocatore moderno ideale è quello che sa ricoprire più ruoli all’interno della stessa partita e della stessa azione, scomparendo come centrale di centrocampo e riapparendo come trequartista, per poi trasformarsi in esterno difensivo per coprire il buco di un compagno. Un calciatore, cioè, con l’intelligenza tattica per leggere di volta in volta le diverse situazioni e mutare forma in un battito di ciglia, come il cyborg fatto di metallo liquido di Terminator 2.

Gli esempi non mancheranno in Francia al prossimo Europeo, nelle Nazionali più grandi come in quelle piccole. A partire dal superuomo Zlatan Ibrahimović che, sfruttando a pieno la stazza e le doti tecniche fuori dal comune, gioca sia da trequartista spalle alla porta, come un enorme numero dieci uscito da un videogioco, sia da centravanti classico una volta entrato in area di rigore. Anche Wayne Rooney, uno dei migliori attaccanti dell’ultimo decennio, viene utilizzato indifferentemente sulla trequarti e di recente persino da mezzala e centrocampista centrale. A trent’anni compiuti potrebbe allungarsi la carriera proprio grazie alla sua capacità di adattamento e magari, perché no, arrivare fino al prossimo Mondiale proprio da centrocampista.

A ben guardare, quasi tutti i giocatori migliori dell’Europeo possono essere considerati “polifunzionali”. La carriera di Gareth Bale, alla prima competizione importante con il Galles (da leader tecnico e Salvatore della patria), è un monumento alla capacità di spostarsi in giro per il campo. Nel giro di poche stagioni è passato da terzino di lusso con problemi difensivi a devastante esterno d’attacco sinistro, a trequartista centrale e, infine, a esterno destro. Passando dal contesto intenso e fisico del calcio inglese a quello più tecnico e riflessivo del calcio spagnolo, aumentando il proprio valore in maniera esponenziale.

Nella Spagna priva di Xavi, è fondamentale la capacità di Andrés Iniesta di far girare palla vicino alla difesa come mezzala “di possesso”, ma lo sono anche le accelerazioni palla al piede con cui spezza le squadre avversarie. Partendo da esterno, invece, diventa uno dei migliori trequartisti del torneo, coprendo tutta la parte sinistra di campo e arrivando spesso al tiro.

Pogba e Griezmann, i due pezzi pregiati della Francia favorita per la vittoria finale, garantiscono a Deschamps la possibilità di cambiare modulo e strategia anche a partita in corso. Pogba può giocare indifferentemente in una coppia di centrocampisti centrali come in un centrocampo a tre, dominando dal limite della propria area a quella avversaria con la stessa forza e qualità. Griezmann da esterno destro a centrocampo o in un tridente d’attacco, ma anche da seconda punta con grande efficacia, come fa nell’Atlético Madrid.

Poi c’è il caso di David Alaba, talmente elastico, resistente, tecnico, intelligente e universale da non avere un vero e proprio ruolo di preferenza. Nel Bayern Monaco allenato da Guardiola gioca prevalentemente terzino, con il compito però di spostarsi in posizione di centrocampista centrale quando la squadra imposta dal basso. Oppure, a seconda delle esigenze, di scambiare la propria posizione con l’esterno d’attacco, con sequenze di tagli interni ed esterni impossibili da seguire. Quando serviva, Guardiola lo ha schierato anche da centrale di difesa. Con l’Austria, invece, parte da centrale di centrocampo per muoversi abbastanza liberamente, sfruttando le sue qualità fisiche e tecniche negli ultimi trenta metri avversari e le sue letture nelle coperture difensive.

Nel calcio convivono da sempre idee contrastanti, ma in questo momento la tendenza alla polivalenza è più forte di quella opposta alla specializzazione (calciatori eccellenti in un determinato contesto, a cui però non si può chiedere niente di diverso). Per questo in Francia troveremo giocatori più o meno universali anche nelle Nazionali più piccole, o comunque meno ambiziose dal punto di vista tattico. Il jolly albanese Andi Lila (con qualche presenza in Serie A, con il Parma prima del fallimento) gioca prevalentemente come esterno destro di centrocampo, ma grazie al suo dinamismo in carriera ha giocato praticamente in tutti ruoli tranne il portiere: difensore, mediano, terzino da entrambi i lati. Il trentaduenne russo Yuri Zhirkov può occupare qualsiasi posizione sulla fascia sinistra, da terzino a trequartista, ma personalmente preferisce giocare al centro del campo.

Quella dell’universalità è anche una questione culturale: oltre che dalle capacità individuali, dipende dal sistema di selezione e formazione di ciascun Paese.

Grazie alla gestione pluriennale di Joachim Löw in Nazionale, e all’influenza in campionato di Pep Guardiola (per cui i moduli sono solo «numeri telefonici»), la Germania privilegia in maniera sistematica giocatori intelligenti in grado di ricoprire più ruoli. Basta pensare a Mario Götze, autore del gol che due anni fa è valso il Mondiale: esterno d’attacco, trequartista centrale e falso nove. Oppure al centrocampista/trequartista esterno/seconda punta Thomas Müller; al terzino/centrale di difesa/centrale di centrocampo del Borussia Dortmund, Matthias Ginter.

In fondo, i giocatori “polifunzionali” esistono da sempre (ricordate il «calcio totale» di Johan Cruijff in cui i giocatori cambiavano posizioni continuamente? Ricordate Paolo Maldini? O il modo in cui Franco Baresi si trasformava da difensore a centrocampista con la palla tra i piedi?), solo che adesso è aumentata la richiesta del mercato.

Nel calcio, tuttavia, non esistono idee giuste o sbagliate e anche la polivalenza ha i suoi svantaggi. Alaba, per tornare a quello che forse è il giocatore più universale di tutti, nelle semifinali di andata e di ritorno in Champions League di quest’anno, ha mostrato tutti i suoi limiti da difensore “puro”. Chi lo sa, magari a vincere l’Europeo sarà una squadra tradizionale: in cui il difensore picchia, il centrocampista passa e l’attaccante tira.

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