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Come giocherà l’Italia di Antonio Conte

di Fabio Barcellona
illustrazioni di MANUEL BORTOLETTI e DANIELA BRACCO
IL 81 19.05.2016

Il commissario tecnico della Nazionale ha esordito schierando il 3-5-2 che già aveva utilizzato nella Juventus. Nel corso del tempo ha sperimentato anche il 4-3-3 e il 4-2-4, per finire con il 3-4-3 visto nelle ultime amichevoli di marzo. Quale modulo sceglierà per gli Europei di Francia che iniziano per gli Azzurri il 13 giugno?

L’Italia è arrivata prima nel proprio girone di qualificazione da imbattuta, vincendo 7 delle 10 partite disputate. I dubbi sul vero valore della squadra di Conte, però, nascono dal fatto che in questi due anni non ha mai vinto contro una delle grandi squadre incontrate: contro la Croazia, unica avversaria di un certo livello nel girone, l’Italia ha pareggiato due volte; in amichevole ha pareggiato contro Romania, Spagna e Inghilterra, e perso con Portogallo, Belgio e Germania. L’andamento dei risultati sembra confermare l’impressione di una squadra ben allenata e che gioca un buon calcio, capace di fare risultato contro avversari del proprio livello ma con una qualità complessiva inferiore a quella delle grandi Nazionali europee.

Tatticamente, almeno all’inizio, Conte sembrava avere ripreso il cammino bruscamente interrotto alla guida alla Juventus, giocando le prime partite con il 3-5-2. Poi però, nel giugno 2015 dopo due sofferti pareggi (contro la Croazia a Milano e la Bulgaria a Sofia), l’Italia è scesa in campo con il 4-3-3 (nella partita di ritorno contro i croati a Spalato) che ha mantenuto anche nelle due partite successive (contro Malta e Bulgaria). Ma l’Italia ha giocato le partite finali del girone di qualificazione disponendosi con il 4-2-4 (contro l’Azerbaigian e per buona parte dell’ultimo match contro la Norvegia) e, infine, nelle amichevoli di marzo (contro Spagna e Germania) Conte ha sperimentato un inedito 3-4-3.

In qualità di commissario tecnico della Nazionale, Conte si considera «come un sarto» che deve confezionare l’abito «con la stoffa a disposizione», rivendicando implicitamente il fatto di avere come compito primario quello di scegliere i migliori giocatori disponibili, e di farli giocare nel miglior modo possibile. In fondo, anche alla Juventus, era stata la convinzione di giocare con i calciatori migliori trovando il sistema per esaltarne le caratteristiche tecnico-tattiche, il motivo per cui il tecnico salentino era passato dall’essere considerato un’integralista del 4-2-4 a giocare con il 3-5-2. E, nonostante abbia adottato ben 4 moduli di gioco diversi in 18 partite fin qui disputate, è impossibile non cogliere nel percorso dell’Italia la coerenza delle convinzioni e dei principi di gioco del suo allenatore.

Negli schemi la possibile formazione azzurra per gli Europei (la lista definitiva si saprà a fine maggio), con i giocatori disposti in campo a seconda dei diversi moduli.

Le fondamenta della fase del possesso palla di Conte poggiano sull’idea di giocare ampliando il più possibile le distanze tra i giocatori avversari. Anzitutto si provano a dilatare le distanze verticali tra le linee con una circolazione di palla tra i difensori paziente, che invita gli avversari al pressing, con l’obiettivo di creare spazi proprio alle spalle della prima linea di pressione. La responsabilità della costruzione bassa è di 4 giocatori: i terzini e i centrali nei moduli a 4 difensori, il rombo costituito dai tre difensori e dal mediano (o da un altro centrocampista) nei moduli che prevedono una linea arretrata a 3. Il posizionamento alto e aperto sulla linea laterale degli esterni aiuta, invece, ad ampliare le distanze orizzontali degli avversari, in particolare quelle tra le maglie della difesa (nel 4-2-4 sono gli esterni offensivi a svolgere questa funzione, nei moduli con 3 difensori sono gli esterni di fascia ad alzarsi). La transizione della manovra dalla fase di preparazione a quella di attacco vero e proprio è spesso assegnata a un passaggio verticale proveniente dalla difesa e indirizzato a un giocatore sulla linea offensiva. In quest’ottica, il sistema 3-4-3, con i suoi molteplici riferimenti avanzati, sembra il più adatto, invitando a un calcio verticale e non eccessivamente fraseggiato a centrocampo. 

A quel punto, una volta innescata la fase di finalizzazione, la manovra della squadra si accende e diviene rapida: giocata preferibilmente a uno/due tocchi, ricca di movimenti preordinati e coordinati tra i giocatori. Volendo si può scomporre la fase di attacco di Antonio Conte in due momenti con due velocità diverse: la fase di preparazione paziente, durante la quale si cerca di dilatare la squadra avversaria, seguita da un fase ipercinetica successiva all’innesco offensivo. 

Se giocata con i tempi giusti, la fase di possesso prepara anche a una transizione difensiva aggressiva, con la volontà di riconquistare rapidamente il pallone, in una zona di campo il più alta possibile. In questa fase di gioco, quando l’Italia gioca con 3 difensori centrali, c’è maggiore possibilità di effettuare marcature preventive molto aggressive (grazie alla copertura garantita dalla superiorità numerica sugli attaccanti avversari); in caso di difesa a 4, invece, la superiorità difensiva è data da uno dei due terzini, che resta in posizione durante la fase di circolazione.

Quando invece sono gli avversari a fare possesso consolidato, quando cioè fanno circolare palla a lungo, l’Italia si posiziona con un blocco ad altezza media. Se sono in campo i tre centrali difensivi gli azzurri abbassano i due esterni disegnando una linea arretrata a 5, e in questo caso (con un uomo in meno in zona offensiva) la pressione dell’Italia è meno aggressiva rispetto a quando la squadra è disposta con una linea di 4 difensori, ma ne guadagna in termini di protezione bassa dell’area di rigore. Va detto anche, però, che con 3 difensori è più difficile effettuare transizioni offensive rapide: troppi uomini sulla linea arretrata, con gli esterni che devono risalire tutto il campo per giungere nella posizione ideale per offendere.

Se ci sono pochi dubbi sul fatto che l’Italia mostrerà un gioco organizzato, l’incertezza riguarda la qualità assoluta della squadra. Relativamente alla rosa a disposizione, c’è anche molta curiosità sul modulo di gioco con il quale Antonio Conte deciderà di affrontare gli Europei: il 3-4-3 visto nelle ultime partite sembra soddisfare sia la sua volontà di giocare con 3 difensori che tenere conto dell’abbondanza di esterni d’attacco. Il blocco arretrato della Juventus (Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini) negli ultimi anni ha costituito l’ossatura della miglior difesa d’Europa insieme a quella dell’Atletico Madrid, ed è probabile che il ct non intenda rinunciare a una struttura così consolidata e oliata; mentre tra gli esterni offensivi il tecnico azzurro potrà scegliere tra Candreva, El Shaarawy, Insigne, Eder, Bernardeschi, Giovinco, Bonaventura. Senza contare Florenzi e Giaccherini, certi di un posto in Francia proprio in virtù della loro versatilità. 

Gli infortuni di Marchisio e Verratti privano gli azzurri dei migliori centrocampisti e abbassano drasticamente il livello qualitativo del reparto. Nelle ultime amichevoli (prima del ritiro pre-Europei) Conte ha chiamato per la prima volta Thiago Motta e Jorginho, e proprio a uno dei due brasiliani di nascita potrebbe venir assegnato il ruolo previsto per Marchisio di equilibratore di centrocampo. Nel 3-4-3 o nel 4-2-4 il secondo posto di interno di centrocampo potrebbe essere di Marco Parolo, sempre presente tra i convocati del tecnico e in grado di fornire dinamismo al reparto. Buone probabilità di far parte del gruppo ha anche Riccardo Montolivo e chissà che gli infortuni non riaprano le porte della Nazionale a uno tra Daniele De Rossi e Andrea Pirlo, la cui esperienza con Conte sembrava chiusa.

In questo biennio l’Italia ha sempre mostrato una buona organizzazione tattica, anche in considerazione dei tempi ridotti per la preparazione della partita. Prima dell’esordio agli Europei gli azzurri possono lavorare assieme per circa venti giorni e questo periodo dovrebbe permettere all’Italia di diventare una “squadra” come auspicato da Conte: «Solo squadre come Brasile, Francia e Germania possono essere selezioni perché hanno dei fenomeni, mentre noi non ce lo possiamo permettere: dobbiamo essere squadra».

La qualità media di centrocampo e attacco è sicuramente inferiore a quella delle migliori Nazionali europee e per questo motivo la forza dell’Italia dovrà venire da un’applicazione e un’organizzazione tattica superiore a quella generalmente mostrata dalle squadre Nazionali. Germania, Spagna, Belgio e Francia sembrano più pronte degli azzurri, ma dietro queste quattro c’è un ampio spazio che il livello dei calciatori italiani e l’organizzazione tattica possono occupare. E con un po’ di fortuna, non è detto che la differenza di valori nei 90 minuti non possa venire azzerata proprio del tutto.

Pubblichiamo un estratto dal libro “Europei 2016: La guida ufficiosa”, a cura di Timothy Small e Daniele Manusia, Baldini e Castoldi. In libreria dal 26 maggio.

Il 31 maggio è stata comunicata la lista ufficiale dei convocati azzurri a Euro 2016. Eccola: Portieri: Buffon (Juventus), Marchetti (Lazio), Sirigu (Psg); Difensori: Barzagli (Juventus), Bonucci (Juventus), Chiellini (Juventus), Darmian (Manchester United), De Sciglio (Milan), Ogbonna (West Ham). Centrocampisti: Bernardeschi (Fiorentina), Candreva (Lazio), De Rossi (Roma), El Shaarawy (Roma), Florenzi (Roma), Giaccherini (Bologna), Sturaro (Juventus), Thiago Motta (Psg), Parolo (Lazio). Attaccanti: Eder (Inter), Immobile (Torino), Insigne (Napoli), Pellè (Southampton), Zaza (Juventus). Riserve: Zappacosta (Torino), Rugani (Juventus), Benassi (Torino).

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