Il Guardian, il Monde, Politico e come cambia il modo di fare e di leggere i quotidiani

Ci occupiamo di giornali perché giornali, libera stampa e circolazione delle idee sono elementi fondamentali di una società aperta, evoluta e civile. La crisi globale dell’industria dell’informazione non è soltanto la sofferenza di un settore industriale: è qualcosa di più profondo e per questo siamo andati a vedere come stanno provando a uscire dall’impasse, con risultati diversi, due grandi quotidiani europei, il Monde e il Guardian, e un sito americano di informazione politica sull’Europa come Politico. Di più, abbiamo parlato con Matthieu Pigasse, il banchiere azionista di vari giornali in Francia e animatore di un nuovo fondo che nei prossimi mesi investirà centinaia e centinaia di milioni di euro sui media europei.
Nessuno sembra avere la soluzione, ma la tesi più sensata mi sembra quella di Joshua Topolsky, co-fondatore del sito The Verge e di Vox Media. Topolsky spiega che il business dei media tradizionali non sarà salvato dai video, né dagli algoritmi o dalle newsletter. Non servono nemmeno nuove app, esperienze innovative di lettura su iPad, live video, infodata, integrazioni con i social, canali su Snapchat, gruppi su Telegram o partnership con Twitter. Tutte queste cose assieme, secondo Topolsky, potrebbero anche essere utili ma saranno sempre fuori sincrono rispetto alla «nuova magia» tecnologica prossima ventura che tutti quanti sosterranno che, questa sì, risolverà il «Problema».
«Ma il vero Problema dell’editoria – ha scritto Topolsky – è che si producono stronzate. Un mare di stronzate. Stronzate di bassa lega che non interessano nessuno. E, questo, mentre un pubblico sempre più consapevole, sempre più connesso e anche capace di cambiare idea non riesce a trovare altro che questa robaccia. E non la vuole. Vuole roba buona, che andrà a trovare altrove e che addirittura pagherà per averla».
Nel breve è probabile che le cose andranno peggio, secondo il vecchio adagio per cui le cose devono andare molto male prima di potere andare molto bene. Ma il futuro dei giornali non può essere inseguire i lettori e le mode, abbassando il livello dell’offerta nel grottesco tentativo di ampliare la base e di scimmiottare lo spirito del tempo.
Il futuro dei giornali è il passato: scommettere sulla storia e sulla credibilità delle testate, puntare sulla qualità dei contenuti, raccontare storie, scriverle bene, coltivare talenti, analizzare gli eventi, stupire e far circolare nuove idee utili e divertenti per i lettori.
Buon divertimento.

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