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Investire su identità e qualità per restare il centro del “Monde”

di Paola Peduzzi
fotografie di SIMONE PEROLARI per IL
IL 81 23.05.2016

Il direttore Jérôme Fenoglio è convinto che i giornali di carta che resteranno competitivi saranno «belli, belli da vedere, belli da sfogliare, con storie scritte bene, anche lunghe, perché non è vero che bisogna essere sintetici per conquistare il pubblico»

Il Monde è un giornale bellissimo. Ordinato, elegante, raffinato, il diamante dell’editoria francese. Dici «l’ho letto sul Monde» e ti senti chic, internazionale, autorevole. Puoi detestare le opinioni e l’atteggiamento dei suoi quattrocento giornalisti, l’aria divertita e superiore con cui alcuni di loro ti osservano quando entri nel palazzo di boulevard Auguste-Blanqui nel XIII arrondissement di Parigi, e ostenti il rispetto riservato a un luogo di culto sbirciando di nascosto ogni angolo, nella speranza di trovare il segreto di tanta bravura e rubarlo – ma il giornale no, non puoi detestarlo, il giornale è bellissimo.

Il palazzo che ospita la sede del Monde in boulevard Auguste-Blanqui, nel XIII arrondissement di Parigi. L’anno prossimo gli uffici del quotidiano francese si trasferiranno in una nuova sede progettata dallo studio norvegese Snøhetta

Certo, il Monde è snob. Ha il vezzo di andare in edicola nel primo pomeriggio – con la data del giorno successivo, poi – pur nella frenesia da breaking news permanenti, e s’ostina a dedicare spazio e rilevanza ai temi internazionali, anche i più ostici, paginate sulla crisi del Burundi o sui pericoli delle ultime violenze nel Nagorno-Karabakh. Ma questo approccio non è figlio di una posa radical chic imperturbabile, noi stiamo nella nostra torre d’avorio e voi là fuori adattatevi o scomparite, “je m’en fous”: da anni il Monde combatte per sopravvivere, esattamente come tutti gli altri media del mondo, ma invece che perdersi troppo in esperimenti “acchiappaclic”, ha deciso di investire sulla propria natura, su quello che è già. I suoi proprietari – Pierre Bergé, Xavier Niel, Matthieu Pigasse – quei tre megaimprenditori che quando arrivarono nel 2010 scatenarono un caos politico di cui si chiacchiera ancora oggi, con la redazione atterrita dall’assalto dei padroni (ottennero il minimo dei voti necessari per procedere alla ricapitalizzazione), hanno messo a disposizione fondi consistenti per sostenere il rilancio. Sul digitale i risultati sono buoni, sulla carta meno, ma il 2015 è stato il primo anno in cui il quotidiano è risultato profittevole, così hanno dichiarato i manager del gruppo, e il 2016 nelle previsioni sarà ancora meglio. Nel 2013 il Monde aveva perso circa due milioni di euro, nel 2014 uno, mentre tra il 2001 e il 2011 perdeva anche dieci milioni ogni anno. “Qualità” è la parola che più ricorre quando si parla con i giornalisti del Monde. Il direttore Jérôme Fenoglio è convinto che i giornali di carta che resteranno competitivi saranno «belli, belli da vedere, belli da sfogliare, un giornalismo di qualità, storie scritte bene, anche lunghe, perché non è vero che bisogna essere sintetici per conquistare il pubblico. È la qualità, il racconto articolato con buone fonti, che conquista». I giornali costeranno un po’ di più – il Monde ha già aumentato il proprio prezzo dal 2013 a oggi: partiva da 1 euro e 80, ora costa 2 euro e 40 – perché saranno «oggetti di gamma alta», uno status symbol lussuoso, che entrerà a far parte «del look anche dei più giovani». I giornali «come esperienza».

La redazione del Monde

Non tutti i giornali potranno permettersi quest’evoluzione, e «qualcuno scomparirà», dice Fenoglio, qualcuno è già scomparso: ci vogliono molti soldi e molta convinzione per presentarsi al pubblico con un prodotto costoso, quando l’informazione è percepita come un bene gratuito e le edicole scompaiono (in Francia, secondo Presstalis, principale distributore di quotidiani e riviste nel Paese, chiude ogni anno il 4-5 per cento delle edicole). Ma per il direttore del Monde non ci sono alternative: i lettori, «soprattutto quelli giovani», sono disposti a pagare soltanto per la qualità.

Il direttore Jérôme Fenoglio sfoglia un numero del supplemento settimanale Idées

Il Monde investe in due direzioni: sull’integrazione tra «papier et numérique», la carta e il digitale, e su nuovi prodotti editoriali pensati per il fine settimana, «quando c’è più tempo da dedicare alla lettura». La redazione è unica, i contenuti digitali sono di due tipi: gratuiti e a pagamento. Sono i giornalisti che di volta in volta decidono quali articoli sono gratuiti e quali no, e il criterio utilizzato è ancora una volta la qualità. Gli approfondimenti, le interviste e i reportage sono a pagamento; l’attualità e la ricostruzione dei fatti che aiutano a comprendere quel che accade con rapidità sono gratuite. «L’informazione in tempo reale non può essere a pagamento», dice Fenoglio, altrimenti si rischia di perdere il passo con la concorrenza – che in Francia, sul mobile, rincorre il Monde, mentre il quotidiano di stampo conservatore Figaro è primo nelle vendite in edicola.

Un momento della riunione di redazione

Il Monde applica un sistema d’abbonamento «nel merito», ogni tipologia di contenuto ha un suo valore, «è un metodo diverso da quello del New York Times che, dopo un certo numero di articoli gratuiti, inserisce un paywall». La quantità non conta, conta quello che si legge. L’investimento sul digitale ha permesso di creare un’edizione su mobile alle sette del mattino a pagamento – “La Matinale” – con aggiornamenti sull’attualità e articoli che saranno presenti nell’edizione pomeridiana. «Da sempre ci chiediamo – spiega Fenoglio – se continuare a essere un giornale del pomeriggio, ma ora abbiamo capito che il nostro ritmo è funzionale sia alle nostre abitudini sia a quelle del pubblico: di fatto ora facciamo due edizioni, una al mattino completamente digitale e una dopo pranzo, quella tradizionale». Per arrivare a questa svolta, gli editori hanno dovuto ristrutturare il giornale, in una logica di gruppo che comprende tra gli altri i magazine La Vie, L’Obs, il Courrier international e Télérama. Il Monde ha rinunciato alle sue tipografie storiche e ora stampa assieme a Les Echos e al Figaro, ha approfittato della pensione di alcuni giornalisti storici e ha allungato l’orario di lavoro (le 35 ore non sono più un tabù!), ma in totale oggi ci sono più giornalisti di quanti ce ne fossero nel 2011.

I dati del 2015 forniti da Odj/Acpm dicono che la diffusione totale è sotto alle trecentomila copie (288.517) al giorno, in calo del due per cento rispetto all’anno precedente. Gli abbonamenti al cartaceo, che sono oltre i centomila, sono altrettanto in calo, del 3 per cento. Il digitale invece è in crescita, è la formula che funziona meglio, come conferma anche il direttore: a fine marzo gli abbonamenti erano 98 mila, il 25 per cento in più rispetto all’anno precedente e il traffico sul sito e sul mobile, sempre a marzo, è stato di 138 milioni di visite, il 17 per cento in più rispetto a febbraio, con una crescita anno su anno stimata dal 2014 a oggi del 18 per cento.

Il bar

Da qualche anno il Monde investe su se stesso: l’anno prossimo si trasferirà in un’altra sede, sempre nel XIII arrondissement (in provincia mai), progettata dallo studio norvegese Snøhetta che ha vinto l’appalto con un “palazzo-ponte” a vetri che ospiterà i circa 1.400 dipendenti del gruppo. Intanto il Monde studia e lancia nuovi progetti editoriali. Fenoglio spiega che il consumo dell’informazione varia molto tra la prima e la seconda parte della settimana: «Nella prima metà, i lettori cercano breaking news e approfondimenti rapidi, con infografiche che permettono di comprendere una notizia in breve tempo». Tra il mercoledì e il giovedì «inizia la ricerca di articoli lunghi e più originali», l’esperienza del giornale come bene di lusso comincia così. Il magazine M è stato il primo prodotto del nuovo Monde. Lanciato nel 2011, ha preso il posto degli ibridi sperimentati nella decade precedente, posizionandosi nella “haute couture” del giornalismo, arte, design, lusso, cercando di intercettare gli investimenti pubblicitari più remunerativi. Con circa una trentina di redattori, M è il regno incontrastato di Marie-Pierre Lannelongue, che si è formata a Elle e ha poi lavorato in altri magazine, e che dice di ispirarsi all’edizione americana di Vanity Fair per il longform, a T del New York Times per i contenuti innovativi e a Bloomberg Businessweek perché unisce temi seri a grafica irresistibile. Per realizzare il settimanale patinato che rientra nella categoria “lifestyle”, la Lannelongue ha cercato fuori dalla redazione del Monde soprattutto i responsabili della grafica e delle immagini, ottenendo un magazine che è la quintessenza dell’eleganza snob francese.

Lo studio televisivo del Monde

La parete esterna dello spazio “documentation” che ospita l’archivio del giornale

I risultati di M sul mercato non sono pubblicizzati, ma alcuni esperti sostengono che “l’operazione di marketing” funziona, mentre molti lettori polemizzano perché, in questa sua versione il Monde diventa un po’ meno rigoroso, e spesso non si capisce la differenza tra contenuti pubblicitari e no (quando è stata interpellata, la redazione ha difeso la purezza e la trasparenza del proprio approccio: questo è il posto in cui, se sbirci sui muri, trovi dei grafici che spiegano, redazione per redazione, quanti sono gli assunti, quanti sono i regolarizzati e quanti sono ancora i precari, segnati in rosso con dei punti interrogativi per tenere alto l’allarme interno. Non si scherza con la trasparenza).

In questo inizio 2016 in cui si sono diffuse notizie poco rassicuranti sullo stato dei media, con l’Independent britannico che ha rinunciato alla versione cartacea, buchi enormi nei bilanci di quotidiani celebri e tentativi di fusioni societarie per razionalizzare i costi, il Monde ha lanciato due nuovi prodotti editoriali per arricchire l’offerta del weekend. Si comincia con Idées, che esce nello stesso giorno di M, una decina di pagine di dibattito su temi di grande respiro, dalla fine dell’Europa alla politica come professione, accompagnati da interviste, approfondimenti e da inchieste sociali. E si finisce con l’époque, che è forse il prodotto più rivoluzionario di tutti, perché, come dicono al Monde, «entra nel personale». Parla di vita quotidiana, di come purificarsi rispettando due ore di silenzio ogni giorno, di come adattarsi a lavori “idioti” ma socialmente riconosciuti, o più semplicemente s’interroga sul perché siamo tutti tanto impegnati e non produciamo mai nulla. Con questo inserto agile e godibile sembra che il Monde voglia provare a mostrare il suo volto umano, molta competenza sugli oligarchi kazaki ma anche dimestichezza con le diete disintossicanti e la frugalità.

L’obiettivo è chiaro, lo vedi scritto su tutti i muri della redazione: è farci perdere la testa, è illuderci che il Monde, bellissimo e altero, è anche dotato di un cuore.

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