Lady Dynamite, per il New Yorker, è «disturbante come Andy Kaufman», per Louis CK e Stephen Colbert è semplicemente la migliore comica del momento. Ma chi è Maria Bamford?

Maria Bamford è una stand-up comedian americana tra i quaranta e i cinquant’anni, ha l’aspetto di una casalinga americana stressata e una comicità che ruota attorno ai suoi disturbi mentali: ansia, depressione, brutti pensieri. Un donna dall’aria innocua e persino dolce che confessa di voler fare a pezzi la propria famiglia, e poi fare sesso con i pezzi, e poi servire quei pezzi a cena in un’insalatiera.
Lady Dynamite (che magari avete visto scorrere su Netflix mentre cercavate Love o Unbreakable Kimmy Schmidt) è la prima serie di Maria Bamford prodotta in maniera convenzionale in vent’anni di carriera. Nel Maria Bamford Show era sola davanti alla camera, inquadrata spesso da vicino con ricercata amatorialità, e interpretava tutti i membri della sua famiglia imitandone la voce. In The Special Special Special era in piedi in salotto davanti a un pubblico composto solo dai suoi genitori. In Ask My Mom rispondeva a domande degli spettatori indossando una parrucca. Lady Dynamite, invece, è prodotta da Mitch Hurwitz (creatore di Arrested Development) e Pam Brady (che ha collaborato con Trey Parker e Matt Stone alle prime stagioni di South Park) che hanno dato una forma più accettabile al senso dell’umorismo surrealista di Maria: un arco narrativo chiaro, tre linee tempo-rali: il presente in cui sta cercando di ricostruirsi una carriera a Los Angeles, il passato in cui aveva una carriera ma non era felice, il passato più recente in cui dopo aver avuto un crollo nervoso è tornata a vivere dai genitori.
In Lady Dynamite le idee visionarie di Maria Bamford sono sostenute dalla recitazione di comici come Patton Oswalt e Fred Melamed, l’attore dei fratelli Coen calvo e alto con il fisico da avocado. Oppure Ana Gasteyer, che interpreta l’agente di successo e schizoide che, quando Maria le confessa di essere bipolare, dice che tutti gli attori sono pazzi: «Rappresento il cast di Mamma Mia! e ti dico solo che c’è una ragione se tengo una pala e della candeggina nel bagagliaio della macchina».

Maria Bamford è uno di quei comici che si definiscono “per comici”. Significa che è la comica preferita di Louis CK e Stephen Colbert, ma anche che il suo materiale è troppo sperimentale, o forse estremo, per piacere al grande pubblico. In un episodio di Lady Dynamite un’amica gelosa che bullizza Maria di fronte agli estranei la presenta come: «Una comica alternativa, alternativa a divertente».
Non c’è niente di consolatorio nella comicità di Lady Dynamite, che però non ha neanche l’oscurità di certe intuizioni di Louis CK, o la forza provocatoria di Amy Schumer. C’è un’accettazione della propria condizione che si capisce è costata anni e dolore. L’energia insana dei momenti ipomaniacali è alla base del materiale con cui Maria Bamford denuncia lo stigma della malattia mentale nella società occidentale. Nei suoi stand-up si chiede cosa succederebbe se trattassimo le malattie vere come la depressione: «Dice che Steve ha il cancro. Vabbè, capirai, abbiamo tutti il cancro, no?!».
Il finale è persino sentimentale, ma è facile perdonarglielo dato che il mondo che descrive Lady Dynamite è claustrofobico in modo credibile. Accettiamo che il carlino di Maria parli con un accento tedesco, con effetto simil Werner Herzog, perché non fa le battute scontate del cane dei Griffin. Emily Nussbaum sul New Yorker ha scritto che Maria Bamford «è disturbante come lo era Andy Kaufman», ma Lady Dynamite è anche una delle serie più entusiasmanti e divertenti dell’anno.

Chiudi