Explicit / Idee

Pavimento bagnato

IL 83 29.08.2016

Dare i numeri a parole

È rischioso mettere il piede sopra un verso sdrucciolo. Ora, i versi, è noto, si presentano come i pavimenti dei bagni pubblici, soprattutto quelli degli autogrill (l’urgenza di poesia è verdognola, azzurrina, anche bluastra, rosea, avana, beige, arancio, color spiaggia). Dove essi vanno, tu cerchi di venire: a capo. Mosso da stimoli impellenti, li percorri. E sembri riflessivo, e anch’essi. Così sei rispecchiato dalle mattonelle, l’intersezione tra le quali è di stesura netta. Son qui composti in righi i tuoi grovigli (noi crediamo un’imbrogliata matassa quel che, invece, filo a filo, verso a verso, è commessura). Entri estraneo nel bagno e già t’abbandoni, arreso tra le braccia sanitarie, bisognoso, incluso, maiolicato, porcellanato, messo a nudo e addirittura liberato, ché mai la libertà ti si presenterà così fluente e in atto, fatta, che è molto più che detta (più scorrevole nei bagni che altrove, dove spesso tu la sproloqui con spropositi dispotici). I versi, i bagni pubblici, luoghi dai sensi doppi: senso d’ultima meta e, nello stesso tempo, di passaggio (tutto è bino nelle grandi sensazioni), di peso ma di sgravio, di finalmente ora qui e di mondo migliore poi, di corpo animale e d’anima di corpo. Dicevo: il verso sdrucciolo. Che è quando il pavimento è velato di bagnato. Stai attento a dove metti i piedi e la metrica. Verso da scivolo, lubrico verso viscido, ridicola caduta in una comica, lascivo, bramoso di sbattute chiappe a terra. Ma c’è un ma (c’è sempre in ogni cesso), questo ma: fuggiasco. Fuggente dal poetico, beffardo patapùnfete, con tanti saluti al lirico, quel verso se ne va, se n’esce dall’immagine, e gli occhi e il cuore partono e lo seguono spoetandosi. Anche l’alma sen va, sempre se ne va l’anima appresso a quel che fugge. Ei fu. Siccome sdrucciolo.

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