Stand-up comedy, film comici e serie tv: il mondo della commedia Usa non ha mai vissuto un momento più florido. Ecco i migliori appuntamenti autunnali

La comicità statunitense sta vivendo uno stato di grazia: la nuova età dell’oro è stata annunciata nel 2012, quando un sondaggio del canale Comedy Central disse che per la fascia demografica tra i 18 e i 34 anni la comicità rappresentava un’esperienza formativa più importante della musica o dello sport.
Il primo boom della stand-up comedy americana fu il ventennio tra la metà degli anni Settanta e gli anni Novanta: praticamente, tra l’inizio del Saturday Night Live e il trionfo di Seinfeld come sitcom perfetta. Oggi il cursus honorum non è più limitato alla programmazione televisiva tradizionale: la comicità ha saputo trarre profitto dalla proliferazione dei canali di fruizione sul web-on demand, streaming, social network e così via. Se altri mestieri creativi come la scrittura o la musica lamentano i danni finanziari causati dalla digitalizzazione dei contenuti, i comici hanno visto moltiplicarsi le possibilità di far conoscere il proprio lavoro.

Better Things, ancora Louis C.K.

Un articolo uscito su Vulture l’anno scorso segnalava come il tutto esaurito al Madison Square Garden sia diventato una consuetudine per molti comici: fino al 2009 si era verificato solo tre volte. Comedy Central ha raddoppiato la programmazione negli ultimi tre anni, e sempre più comici debuttano con i propri show. Louis C.K., dopo l’ambiziosa autoproduzione di Horace and Pete, torna a settembre su FX come autore e regista di Better Things, con Pamela Adlon nei panni di una divorziata con tre figlie, praticamente la versione al femminile dell’autofiction di Louie. Louis C.K. ha anche dato la voce al protagonista di Pets – Vita da animali (in Italia il 6 ottobre), il nuovo film d’animazione della Illumination Entertainment, la rivale della Pixar che ha fatto fortuna con Cattivissimo Me e Minions. Oltre a C.K., il cast di Pets ha uno stuolo di comici, tra cui Ellie Kemper (Unbreakable Kimmy Schmidt), Hannibal Buress, Steve Coogan, Albert Brooks e Kevin Hart.

Kevin Hart, L’erede Di Eddie Murphy

Proprio Hart è considerato l’erede ufficiale di Eddie Murphy, comico larger than life che salta dai comedy club ai 160 milioni di incassi per Una spia e mezzo, e nel frattempo riempie arene con i suoi monologhi, ricavando dai suoi show degli special che a loro volta incassano decine di milioni di dollari al cinema. What now?, il prossimo show filmato, uscirà al cinema a ottobre e documenta una sua performance a Philadelphia di fronte a 53mila persone. Comedy Central gli ha commissionato due serie tv, che saranno entrambe dedicate a esplorare il sottobosco dei comici emergenti nei club delle metropoli americane.

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Commedia ok, ma manca coraggio

La commedia al cinema continua a fare cassa, soprattutto grazie a Judd Apatow (l’ultimo film Un disastro di ragazza con Amy Schumer) e Paul Feig (il reboot di Ghostbusters). Quello che però manca da tempo sul grande schermo è la ricerca e la sperimentazione: fare film costa troppo e quindi si rischia poco. La maggiore libertà offerta dai network o dalle autoproduzioni ha permesso ai comici di continuare a evolvere.

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L’errore catastrofico di Woody

Sarà per questo che Woody Allen ha finalmente accettato di realizzare una serie tv (per Amazon, a fine 2016), di cui sappiamo solo che sarà anche protagonista accanto a Miley Cyrus. E infatti Allen ha poi detto di essersi pentito, e ha lamentato l’estrema difficoltà dell’impresa. «Un errore catastrofico», ha detto, con il rischio di «un imbarazzo colossale» quando uscirà. Allen fa un film all’anno da decenni, e le sue migliori commedie sono ormai di tanto, tanto, tempo fa. Che si ritrovi di nuovo a creare qualcosa con un senso di fatica, potrebbe in fondo essere un bene.

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