Supereroi ancora e sempre, hipster, Woody Allen e la rivolta delle donne: ecco le scelte della redazione


1 — Good Girls Revolt, dal 28 ottobre

Quelle brave ragazze figlie di Mad Men

Il giorno in cui Newsweek uscì in edicola con la copertina “Women in revolt”, 46 impiegate del settimanale americano, tra cui una giovane Nora Ephron, lo querelarono per discriminazione sessuale. Il motivo? Nel giornale che dava conto della portata del nuovo femminismo, una donna non poteva essere reporter. Al massimo faceva ricerca per i pezzi dei colleghi maschi, tanto che la giornalista che firmò l’articolo principale di “Women in revolt” era una freelance. La storia è raccontata da una di quelle ragazze, Lynn Povich, nel libro del 2013 Good Girls Revolt: How the Women of Newsweek Sued their Bosses and Changed the Workplace, che ora diventa una serie firmata da Dana Calvo con Anna Camp, Grace Gummer, Joy Bryant, Jim Belushi. L’ambientazione riprende cronologicamente e ideologicamente da dove Mad Men ci aveva lasciato, proponendosi come naturale evoluzione di quel mondo di superalcolici, sigarette e copy.
Amazon

 
 
 


2 — Easy, dal 22 settembre

Trentenni tra affari di cuore e tecnologia

Joe Swanberg, 35 anni, si è fatto un nome dirigendo (e spesso recitando con loro) trentenni barbuti che bevono birre artigianali (Drinking Buddies), trentenni irresponsabili in camicia a quadri che hanno Lena Dunham come amica (Happy Christmas), trentenni che scavano in giardino per far funzionare la coppia (Digging for Fire). Tutti film a basso budget che gli hanno fruttato l’etichetta di indie. Se non hipster. Ha partecipato all’esperimento di Love dirigendo i trentenni di Judd Apatow in un episodio della serie e ora si presenta con un progetto tutto suo (scritto, diretto, prodotto), sempre per Netflix. Easy, cioè «otto storie moderne di evoluzione sessuale», è un’antologia di gente di Chicago alle prese con tecnologia e affari di cuore. Con (i trentenni) Orlando Bloom, Malin Åkerman, Dave Franco e molti altri.
Netflix

 
 
 


3 — Crisis in Six Scenes, dal 30 settembre

Fortemente, finalmente, Woody

La serie di Woody Allen per Amazon ha finalmente un titolo e una data di uscita. Del pentimento del regista 81enne, dell’insoddisfazione (e della fatica) per un progetto che aveva accettato perché pensava fosse lucrativo e allo stesso tempo facile da realizzare («it’s just television»), si è detto. Come pure di Miley Cyrus tra i protagonisti. È tempo di vederla. I sei episodi da 30 minuti sono ambientati negli anni Sessanta americani, tra movimenti contro la guerra in Vietnam e diritti civili, e si concentrano su una famiglia della middle class la cui esistenza viene terremotata dall’arrivo di un ospite. Da quel che trapela, i monologhi ossessivi – marchio di fabbrica del Woody classico – sono assicurati. Il 29 settembre esce in Italia il suo Café Society, con l’alter ego Jesse Eisenberg. Facile il gioco del confronto.
Amazon

 
 
 

Myles Aronowitz/Netflix


4 — Luke Cage, dal 30 settembre

È ormai giunta l’ora del supereroe nero

Netflix sta mantenendo la promessa di portare ogni sei mesi sul piccolo schermo un supereroe Marvel. Dopo Dare Devil e Jessica Jones è la volta di Luke Cage (Mike Colter), già visto accanto alla titolare di Alias Investigations, di cui è stato occasionale compagno. Ora tocca interamente a lui, in prima persona e sempre a New York, ma lato Harlem. Dopo aver visto Black Panther nell’ultimo film degli Avengers e Johnny Storm (aka la torcia umana) coloured nel reboot flop dei Fantastici 4, ecco un supereroe nero protagonista, sovrumanamente forte e indistruttibile. Dopo di lui è già pronto Iron Fist per arrivare al 2017 con la serie che li riunisce tutti: The Defenders. E anche una storia su The Punisher, apprezzato in Dare Devil 2, è in lavorazione. L’universo Marvel è programmaticamente saccheggiato: un processo inarrestabile.
Netflix

 
 
 

Saeed Adyani/Netflix


5 — Una mamma per amica: di nuovo insieme, dal 25 novembre

Le Gilmore sono tornate per noi

Nuova operazione nostalgia targata Netflix. Lo scorso anno aveva lanciato la serie prequel di Hot Wet American Summer, film corale del 2001 (ma ambientato nel 1981) con attori (Bradley Cooper, Amy Poehler, Paul Rudd) poi decollati. Per Gilmore Girls (Una mamma per amica), andato in onda dal 2001 al 2007, la formula è simile: riunire gli interpreti del cast originale e rinfrescare una storia che già funzionava. Nelle scene già svelate, le protagoniste Lauren Graham e Alexis Bledel parlano di Amy Schumer e John Oliver: i quattro episodi da 90 minuti sono ancorati al 2016, e loro sono invecchiate con noi (meglio, ovviamente). È un po’ come vedere Han Solo con i capelli bianchi a bordo del Millennium Falcon. Siamo cresciuti con loro, e loro ritornano per noi. Fuller House, sempre di Netflix, sequel di Full House, ovviamente non ha funzionato per la mancanza delle gemelle Olsen.
Netflix

 
 
 


6 — Goliath, dal 14 ottobre

Dramma forense in stile Amazon

David E. Kelley è stato il re del legal drama anni 90. Avvocato, negli anni 80 ha cominciato a scrivere per la tv, ha sposato Michelle Pfeiffer, ha creato The Practice, Boston Legal, Ally McBeal. Billy Bob Thornton è stato l’outsider degli anni 90, ha vinto un Oscar per la sceneggiatura di Sling Blade (1996), ha sposato Angelina Jolie, è stato infine consacrato nel Fargo televisivo. I due uniscono le forze in Goliath. Il primo firma la storia, il secondo fa l’avvocato squattrinato che sfida una corporation dell’aerospazio, l’antieroe che si batte per la giustizia. I personaggi della serie, ha dichiarato Kelley, «sono imperfetti: a volte i loro difetti superano i tratti positivi. Amazon mi ha lasciato tenere questo livello di complicazione». Il dramma forense classico è superato. Si aprono tempi cupi e violenti.
Amazon

 
 
 


7 — Chance, dal 19 ottobre

Scordatevi il dottor House

Dopo The Night Manager e la partecipazione a Veep, Hugh Laurie torna in tv a fare il dottore. I capelli grigi sono pettinati in parte, Gregory House è un ricordo sfacciato: Laurie ora fa il neuropsichiatra forense nella nuova serie prodotta da Hulu, Chance, tratto dall’omonimo romanzo del 2014 di Kem Nunn (qui anche in veste di showrunner). Laurie interpreta il dottor Eldon Chance, al centro di un thriller psicologico ambientato a San Francisco: qui le conseguenze delle sue azioni fanno male sul serio, lo sguardo è spaventato. Nel progetto è stato coinvolto anche Lenny Abrahamson. Il regista irlandese salito alla ribalta con il film Room – ma si era fatto notare anche con il precedente, Frank, in cui aveva tenuto Michael Fassbender per tutto il tempo con una maschera di cartapesta in testa – firma il pilota. È ancora presto per fare una diagnosi, ma l’attesa c’è tutta.
Hulu

 
 
 


8 — Dirk Gently’s Holistic Detective Agency, dal 22 ottobre

Per i cultori dell’olismo globale

«La fondamentale interconnessione di tutte le cose», regola base dell’investigazione olistica praticata da Dirk Gently (Samuel Barnett), permetteva a Douglas Adams le associazioni più disparate nel libro originale del 1987. La serie, coprodotta da Netflix (arriverà in Italia a dicembre), mantiene eccentricità e situazioni anticonvenzionali varie, che si specchiano nei grandi occhi liquidi di Todd (Elijah Wood), la spalla di Dirk, incontrato dopo il misterioso omicidio di un milionario, aiutante fatale e riluttante («I’m not your Watson, asshole»). Per i cultori dell’olismo vero, sarà fondamentale sapere che il creatore della serie è Max Landis, già sceneggiatore di Victor Frankenstein e American Ultra ma soprattutto figlio di John, cioè di Thriller, dei Blues Brothers, dei lupi mannari americani a Londra. Una cosa ha già fatto sapere: «Non sarà una commedia».
BBC America

 
 
 


9 — Legion, dal 2017

Tutto Noah Hawley

All’orizzonte ci sono la terza stagione della sua creatura più famosa, Fargo, con lo sdoppiamento di Ewan McGregor, e l’adattamento televisivo del libro di Kurt Vonnegut Ghiaccio Nove (per Fx). Da maggio è nelle librerie americane il suo giallo Before Fall, già opzionato da Sony. Noah Hawley è un uomo impegnato. All’inizio del 2017 è atteso Legion, otto puntate da lui scritte e dirette per raccontare la storia di David Charles Haller, aka Legion, personaggio dell’universo Marvel, declinazione X-Men: filologicamente David è il figlio del Professor X. E tra i produttori della serie figura pure Bryan Singer. Da quello che si sa finora è solamente un ragazzo schizofrenico impersonato da Dan Stevens. Con tanto di balletti bollywoodiani nella mente. Vedremo se Hawley riuscirà a riprodurre anche qui quell’impasto di fedeltà al canone e imprevedibilità che ci ha fatto amare Fargo.
Fx

 
 
 


10 — American Gods, dal 2017

La fede, la guerra, una questione americana

Prima di buttarsi su Star Trek: Discovery (a gennaio su Cbs), Bryan Fuller fa squadra con il suo produttore ai tempi di Heroes Michael Green per portare sul piccolo schermo il classico di Neil Gaiman del 2001 American Gods. Gli dei abitano in America, portati da ondate successive di migranti, alimentati da una fede sempre più vacillante, minacciati dalla guerra mossa dalle nuove divinità della nazione a stelle e strisce: la tv, le carte di credito, le autostrade. Gaiman, che è tra i produttori, si è fatto fotografare contento con la troupe. È soddisfatto del cast (Ricky Whittle è Shadow, Ian McShane è Wednesday, Peter Stormare è Czernobog, e c’è pure Gillian Anderson che fa capolino direttamente da X Files) come i tanti fan del libro. Chissà se in Italia arriverà prima la nuova edizione (attualmente il romanzo è fuori catalogo) o la serie.
Starz

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