Explicit / Idee

La mia scena è muta

IL 84 28.09.2016

Dare i numeri a parole

Io non so niente e dimentico i nomi delle figure retoriche: non so nemmeno come non so niente. Non ho un’opinione perché potrei averle tutte e se volessi fare un intervento competente (al pari degli altri) in un forum, focus, social, dovrei ogni volta scrivere un’enciclopedia e tutti i libri, e in lingua originale perché spesso la traduzione non rende. E con le figure e le fotografie, e con i filmati, tradizionali e sperimentali. Dovrei anche manifestare la mia elevata religiosità e la mia sprofondata irreligiosità, i miei rispetti e la mia mancanza di rispetto, la mia ragionevole educazione e la mia istintiva maleducazione, i miei pensieri e la mia spensieratezza. Preferisco non sapere niente e non sapere nemmeno come dirlo. Parlo? Non lo so. Qualcosa farfuglio, sempre sopra le righe, come le rondini sui fili: frasi alate che volano, vanno via, e se il discorso torna chissà se è lo stesso che partì. Poi si sa: le rondini non stanno mai con i piedi per terra. Se devo commentare un fatto, non solo è certo che sul posto non c’ero quando il fatto avvenne ma è certissimo che non sarò reperibile per esprimere un commento. La mia scena è muta, nemmeno è una scena, la mia poltrona in platea è vuota, anzi assente. In amore sono orgiastico, sono moltitudine, è facile: non nego al mio corpo amoroso i sussulti e le sommosse di una materialistica massa, poi dispersa, l’agitato bastone poi a pezzi, il viso sfigurato cento volte, la carena del mio petto scoppiata, la chiglia a picco – mosso come il mare è l’amore, poi calmo – e io sono il mio equipaggio che naufraga, e sparisco. Insomma, che ne so. Inedito, sono il nuovo che si ritrae. Non svelato, occulto, ignoto, sono il vero responsabile di quel che accade. Quel tutto che tutti sanno è per tutti sollievo, è la pettegola ignoranza di me.

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