Emma Cline racconta come l’insicurezza possa trasformare un’adolescente in assassina

Un giorno d’estate, in un parco assolato, la quattordicenne Evie Boyd vede per la prima volta le tre ragazze. «Tragiche e isolate come una famiglia reale in esilio», turbano la calma sonnolenta del pomeriggio con loro bellezza trasandata, i loro gesti selvatici; le madri cercano con lo sguardo i bambini mentre le ragazze passano in mezzo alla gente «fluide e noncuranti come squali che tagliano l’acqua». Così si apre The Girls, il romanzo d’esordio di Emma Cline (che uscirà in Italia il 27 settembre per Einaudi Stile Libero, con il titolo Le ragazze e la traduzione di Martina Testa) ambientato nel Nord della California nel 1969, quando sotto le vibrazioni positive dell’utopia hippy si cominciava ad avvertire un’inquietudine, un vuoto, un’aria di fine dell’innocenza. E una storia di innocenza tragicamente perduta è quella che racconta in prima persona Evie Boyd, che dal suo presente di donna di mezza età alla deriva si trova a rivisitare quell’estate che le ha cambiato la vita.

The Girls colpisce fin dalle prime pagine per la potenza dello stile, fatto di immagini sorprendenti, di illuminazioni improvvise, di dettagli ingranditi a dismisura da uno sguardo sempre in bilico tra osservazione e allucinazione. Frammenti sintattici, frasi nominali dall’effetto impressionistico che ricreano la percezione distorta e al contempo estremamente vivida della piccola Evie nel suo malvagio paese delle meraviglie. Anche un gesto banale come scartare due gomme da masticare può cogliere di sorpresa, se le gomme diventano «due bastoncini opachi nelle loro confezioni argentate». E quando una giovane coppia entra inaspettatamente nella casa dove è ospite la Evie adulta, lo spavento risveglia in lei il ricordo della tragedia, evocata come la brusca fine della «dolcezza della loro quotidianità – il sorso di succo d’arancia al mattino, la curva in pendenza imboccata con una bicicletta».

 

Sharon Tate

Getty Images

A quattordici anni, Evie Boyd vive nella ricca campagna suburbana di Sonoma County, dove la sua monotona quotidianità è turbata dalla separazione dei genitori. Il padre lascia la madre per la sua giovane assistente; la madre reagisce inventandosi una seconda giovinezza, e trasformandosi, agli occhi di Evie, in una patetica creatura alla disperata ricerca d’amore. Evie è la classica adolescente introversa e insicura, che si affaccia alla sessualità con un doloroso desiderio di piacere, di essere notata: «Aspettavo che mi dicessero cosa avevo di buono». Anche le altre donne di questo romanzo sono fragili, per età o per disperazione, sempre in attesa di uno sguardo altrui che confermi il loro valore. Quando Connie, l’amica d’infanzia noiosa e prevedibile, l’abbandona per un’altra amica che le conviene di più, Evie rimane sola, esposta al richiamo di altre amicizie meno prevedibili e meno rassicuranti. E Sasha, la giovane con cui Evie si confida da adulta, spiffererà tutto al suo ragazzo per farsi bella con lui.

Un giorno Evie ottiene un passaggio sullo scuolabus dipinto di nero su cui viaggiano le ragazze, che decidono di portarla con loro nel ranch dove vivono. Lo scuolabus nero e il ranch sono i primi indizi offerti da Cline per suggerire quello che ben presto diventerà chiaro, e cioè che The Girls è ispirato alla storia di Charles Manson e della sua setta, e ai delitti da loro compiuti nell’agosto del 1969 a Los Angeles.

Il capo della setta in cui entra Evie si chiama Russell e, come Manson, rappresenta per i suoi seguaci la ribellione, la libertà, la rottura con la società borghese. È «un esperto in fatto di tristezza femminile», dotato di un carisma morboso che fa presa soprattutto sulle ragazze fragili. Ma non su Evie, la quale, a differenza delle altre, non avverte fino in fondo il magnetismo del leader (anche se, per venire accettata nel gruppo, avrà le sue prime esperienze sessuali con lui). Lo sguardo che lei cerca, l’unico che ha il potere di conferirle un valore, è quello di una delle ragazze, la più affascinante, la prima che Evie ha notato quel giorno al parco. Modellata sulla figura di Susan Atkins, la “sexy Sadie” della “Famiglia” di Manson («Come può essere sbagliato se è stato fatto con amore?» disse in tribunale riguardo al suo ruolo nel massacro di Sharon Tate e di altre quattro persone in casa di Roman Polanski), Suzanne Parker, «bizzarra e selvatica come quelle rose che sbocciano in una esplosione sgargiante di colore solo una volta ogni cinque anni» rappresenta tutto quello che Evie non è: la ragazza apparentemente libera e sicura di sé che concede all’adolescente insicura il dono della sua attenzione, e così facendo l’attira nella stessa trappola di cui anche lei è prigioniera. E che da quella trappola finirà, volontariamente o no, per salvarla. Il romanzo di Cline, infatti, si ferma sull’orlo della tragedia: Evie non è con le altre, la notte in cui ha luogo il massacro ordinato da Russell. Per caso o per l’intervento di Suzanne, comunque non per una sua decisione. Ed Evie continuerà per tutta la vita a immaginare quella notte, chiedendosi cosa avrebbe fatto se con Suzanne e le altre ci fosse stata anche lei.

 

Emma Cline
Le ragazze

Einaudi Stile Libero 2016
340 pagine, 18 euro
In libreria dal 27 settembre

La realtà storica del delitto, alla prova dei fatti, perde importanza; The Girls è prima di tutto un romanzo su cosa significhi essere un’adolescente («il semplice fatto di essere una ragazza a questo mondo ti riduceva la capacità di credere in te stessa»), su come il dolore e la rabbia impliciti in quella condizione possano trasformare persino la banale e insicura Evie in un’assassina. Anche per questo, forse, il romanzo non abbonda di dettagli storici. Il mondo e i suoi pericoli sembrano lontani dalla vita di Evie, vengono citati solo di sfuggita: la satanista Process Church dalla quale era passato anche Manson, la guerra che porta via i fidanzati delle ragazze più grandi. La California della fine degli anni Sessanta è descritta con mano leggera, e il risultato è diverso dalla minuziosa ricostruzione di un’epoca che si trova in autori come Don DeLillo o Rachel Kushner. Quella di Evie è una storia più intima, una storia sullo stupore per come l’esito di una vita possa dipendere completamente dal caso.

Per Emma Cline, invece, la scelta di ripercorrere la vicenda di Manson non è stata casuale. In un saggio autobiografico pubblicato sulla Paris Review, la scrittrice ricorda che durante l’adolescenza era ossessionata dalle ragazze di Manson, nella quali riconosceva qualcosa di sé, «lo stesso lampo di desiderio negli occhi». Guardava i filmati in cui, dal carcere, «parlavano con affetto del loro periodo al ranch. Potevo capirle. [Al ranch] le convincevano di essere uniche. Io non ero tanto diversa. Tutte volevamo essere scelte, in un modo o nell’altro. Forse è solo il caso che decide quali donne sono scelte dalla violenza». E mentre scriveva il romanzo rileggeva i suoi diari delle superiori: «È stato orribile: avevo dimenticato quanto fosse mostruoso il cervello degli adolescenti».

 

Ragazze hippy

The Girls, uscito negli Stati Uniti lo scorso giugno, è subito diventato un caso letterario. Un po’ perché Charles Manson, che oggi ha ottantadue anni e sta scontando nove ergastoli in un carcere della California, è un personaggio che esercita tuttora una forte attrazione. Ci sono due film in lavorazione sulla sua storia; lo scorso febbraio è uscito il film per la tv Manson’s Lost Girls, mentre la rete NBC sta trasmettendo la seconda stagione della serie Aquarius, su un detective che cerca una ragazza scomparsa e la ritrova nella “Famiglia” di Manson. Ma la ragione principale dell’interesse sorto intorno a The Girls è la stessa Emma Cline. Perché è una scrittrice di una maturità insolita per i suoi ventisette anni, lodata da autori del calibro di Richard Ford e Jennifer Egan; perché intorno al suo primo libro si è combattuta una guerra di offerte vinta da Random House per due milioni di dollari (cifra sensazionale di questi tempi per un romanzo d’esordio, ma non inaudita: Knopf ha pagato altrettanto per City on Fire di Garth Risk Hallberg, pubblicato in Italia da Mondadori qualche mese fa); perché il produttore superstar Scott Rudin ha comprato i diritti cinematografici prima ancora che il libro venisse venduto.

Sulla foto del risvolto Emma Cline sembra ancora più giovane; potrebbe quasi essere Evie Boyd, con i lunghi capelli biondi portati con la riga in mezzo, il sorriso enigmatico e gli occhi azzurri che guardano oltre l’obiettivo. È nata in California, in quella Sonoma County che fornisce l’ambientazione al romanzo, dove la sua famiglia possiede una famosa azienda vinicola. È la seconda di sette figli, e questo, sostiene, spiega il suo interesse per la vita nelle comuni. The Girls è stato scritto nel corso di diversi anni, ma la versione definitiva è nata nel giro di un’estate, mentre l’autrice viveva in un capanno nel giardino di un’amica a Brooklyn. Oggi Emma Cline ha cambiato pettinatura, non vive più in un capanno ed è al lavoro sul suo secondo romanzo. Replicherà il successo del primo? Un’autrice di sicuro talento come lei non dovrebbe avere problemi a riuscirci.

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