Yolo / Serie TV

“Westworld”, il vecchio West con i robot

di Fabio Severo
illustrazione di DANIELA BRACCO
IL 84 30.09.2016

La nuova superproduzione di Hbo, scritta da Jonathan Nolan, può essere la serie dell’anno

Una volta c’era solo Hbo a fare tv di qualità: i Sopranos, The Wire, Six Feet Under aprivano gli anni zero salutate come le cose più belle mai apparse sul piccolo schermo, i loro creatori e produttori riveriti come re Mida. Da allora una folla di network si è buttata a creare serie, e Hbo è diventata una delle tante contendenti. Il canale non ha una nuova uscita drammatica di successo dal debutto di Game of Thrones nel 2011, unica a riuscire in tutto: costosissima, seguitissima, lodatissima. Non è stato così per Vinyl, serie sulla scena musicale newyorkese anni 70 creata da Martin Scorsese e Mick Jagger. Pochi ascolti e critiche perplesse, 100 milioni di costo e seconda stagione cancellata.

Adesso ci riprovano con Westworld, dramma sci-fi che debutta il 2 ottobre (in Italia su Sky Atlantic) con una prima stagione da dieci episodi: in un futuro prossimo è stato creato un parco divertimenti che replica il far west americano, popolato da sofisticati robot indistinguibili dagli esseri umani. Scritto da Jonathan Nolan, fratello minore di Christopher, è un riadattamento dell’omonimo film girato nel 1973 da Michael Crichton. I fratelli Nolan hanno scritto assieme Il Cavaliere Oscuro, The Prestige e Interstellar, e Jonathan è anche autore del soggetto di Memento, il thriller narrato a ritroso con cui Christopher è diventato una star. Tra i produttori esecutivi di Westworld c’è J.J. Abrams, che con Jonathan ha lavorato su Person of Interest, serie su un miliardario e il suo supercomputer che prevede i crimini prima che vengano commessi.

In Italia dal 3 ottobre su Sky Atlantic
Negli Stati Uniti dal 2 ottobre su Hbo

«Un’odissea nera sull’alba della coscienza artificiale e l’evoluzione del peccato», recita il lancio ufficiale, e le prime immagini confermano le intenzioni dei creatori: Evan Rachel Wood interpreta una cowgirl robot in bilico tra obbedienza meccanica e spiragli di umanità, mentre Anthony Hopkins è lo scienziato capo del parco, tra massime da demiurgo algido e l’obbligatorio accento british. Ed Harris è “The Man in Black”, cowboy che sembra intenzionato a sabotare la finzione del parco. «Non avete mai potuto scegliere», dice cupamente, «Siete sempre stati dei prigionieri. Sono qui per liberarvi». La serie sembra mettere l’accento sul conflitto interiore dei robot, mentre il film del 1973 girava attorno agli umani che si comprano l’opportunità di lasciar liberi i bassi istinti, tra prostitute artificiali e licenza di uccidere. Il tono di Crichton era quello di una distopia scanzonata, più a prendere in giro voglie inconfessabili che a porre dilemmi sul libero arbitrio o il progresso tecnologico. Nolan spinge invece su toni gravi, proponendo il temone del conflitto uomo-macchina con la stessa assenza di ironia delle filosofate blockbuster scritte con il fratello.

Il cast è stellare: Anthony Hopkins, Thandie Newton, Evan Rachel Wood, James Marsden

Più volte Hbo ha inciampato lavorando con firme cinematografiche: Noah Baumbach ha fallito un pilota per Le Correzioni di Jonathan Franzen, David Fincher ha mollato un progetto insoddisfatto del budget, Luck, Michael Mann alla regia e Dustin Hoffman protagonista, ha chiuso dopo una sola stagione. Anche Westworld ha sofferto in produzione, tra riprese sospese e cambi di data. Secondo uno studio del canale Fx, nel 2015 sono state prodotte 409 serie tv, un incremento del 94 per cento rispetto al 2009. Di fronte alle serie in streaming di Netflix e Amazon che rendono obsoleti i canali tv, Hbo risponde con un kolossal. Westworld è il colpo di coda con cui il network prova a tornare leader in un settore ormai saturo.

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