Un po’ commedia nera, un po’ surrealismo, un po’ tragedia: Atlanta affronta la questione sociale (e razziale) partendo dal sottobosco della scena rap. E lo fa molto bene

Un trentenne senza un soldo cerca di diventare il manager del cugino rapper, la cui fama in città aumenta improvvisamente grazie a uno scontro armato con uno sconosciuto.
Ciò che rende rilevante questa storia di poveri, di sogno americano, velleità e lotta di classe è che il creatore di Atlanta, il comico Donald Glover (Community, ma anche i dischi di rap ironico a nome Childish Gambino), a partire da questa trama ambisce a ricreare la psichedelia di Twin Peaks.
Due momenti, fra i primi episodi della serie, confermano che il tentativo è in parte riuscito e che ciò rende questa commedia di costume qualcosa di più complesso: una scena al commissariato di polizia, un’altra in un bosco.
Nella prima, il protagonista e suo cugino vengono fermati per uno scontro armato e perdono una montagna di tempo senza fare niente, per poi essere rilasciati su cauzione. Mentre non succede niente al commissariato, vediamo insieme a loro altre persone bloccate con pretesti a volte sensati a volte meno, e apprezziamo un caso concreto, raccontato in maniera realista, di quella questione trattata abbondantemente dai media americani su come mai sia così facile per la polizia tenere in pochissimo conto la vita degli…
(Fino a qui, ho provato a capire com’è scrivere di questa serie non dicendo mai che i personaggi sono afroamericani, e farlo in questi tempi di poliziotti che sparano e in America sembra di essere tornati settant’anni indietro.)
… afroamericani. Ma la scena prende una piega Twin Peaks mentre guardiamo una delle persone trattenute dalla polizia. È un uomo che si fa arrestare continuamente e che tratta il commissariato come un manicomio personale. Tutti ridono di lui, non senza pietà, sia i trattenuti che il personale: finché, però, l’uomo non provoca un poliziotto e finisce riempito di botte, raggelando astanti e spettatori.
Questa è la new wave della commedia americana. Come la new wave musicale, dopo che gli anni Settanta avevano un po’ saturato l’immaginario del rock, scovò nuove possibilità combinando la semplicità del punk e la complessità di influenze artistiche varie per inventare linee e atmosfere fino allora impensabili, la new wave della commedia crea un’inedita combinazione di comico, grottesco, tragico e surreale.

Si è cominciata a notare questa tendenza con i successi, pur diversi fra loro, di Louie e Orange is the New Black. Ora questo genere di spettacolo ondivago e poetico è diventato appunto un genere, con Blankets, Better Things e ora Atlanta (tutte e tre su Fx).
La seconda scena che suggerisce Twin Peaks si svolge, come dicevo, in un bosco. Lì abita, in una strana casetta, un criminale e la sua banda, con cui il cugino del protagonista ha dei problemi da risolvere che coinvolgono una valigetta assicurata al polso di un amico del cugino con una manetta. Be’, lì tutto è sinistro, notturno e alberato, e c’è un uomo che fugge nel buio, un fucile, e gente incaprettata nascosta in dei pertugi.
Imperdibile, mentre capiamo come va a finire questa nuova stagione di problemi razziali.

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