Analisi comparata dei programmi e delle promesse elettorali dei due candidati alla Casa Bianca

 
 
ECONOMIA
 

Economia

Clinton dice che i ricchi in nessun caso dovrebbero pagare meno tasse della classe media: questo vuol dire alzare le tasse su di loro e tagliarle sugli altri. Clinton promette di semplificare il fisco, soprattutto per le piccole e medie imprese; introdurre esenzioni per chi ha figli o parenti da accudire; alzare le tasse sulle grandi imprese per finanziare investimenti pubblici in infrastrutture; alzare il salario minimo a 15 dollari l’ora. Sul commercio internazionale ha posizioni più sfumate di Trump: vuole rigettare il trattato con i Paesi del Pacifico, che però ha promosso da segretario di Stato, e difende quello con Messico e Canada. Clinton propone poi di punire le imprese che trasferiscono gli stabilimenti fuori dagli Stati Uniti e premiare chi fa il percorso opposto; vuole introdurre tasse sulle società di Wall Street che fanno operazioni rischiose e transazioni ad alta frequenza e misure per impedire che una banca diventi too big to fail o faccia investimenti rischiosi con i soldi dei correntisti.

Trump promette di creare 25 milioni di posti di lavoro in dieci anni attraverso una crescita annuale del Pil del 3,5-4%, con un grande taglio delle tasse federali per rilanciare i consumi (il debito pubblico crescerebbe molto: Trump promette di tagliarlo, non è chiaro come). Trump vuole ridurre le aliquote da sette a tre (la più alta al 33%), abolire la tassa di successione, abbassare le tasse federali sulle imprese dal 35 al 15%. Ci sarà un condono per un rientro dei capitali dall’estero ma saranno eliminate le scappatoie che permettono alle società di Wall Street di eludere il fisco. Trump non vuole alzare il reddito minimo – anzi sostiene che gli stipendi siano «troppo alti» – e promette di abolire le leggi che impongono alle imprese certi standard a tutela dell’ambiente. Poi c’è il commercio internazionale, su cui Trump ribalta le posizioni dei Repubblicani: rigettare il trattato con i Paesi del Pacifico (Tpp), rinegoziare il Nafta, aprire un contenzioso con la Cina alla World Trade Organization.

 
 
 
POLITICA-ESTERA
 

Politica estera

Le proposte di Trump sulla politica estera riguardano quasi esclusivamente la lotta al terrorismo: la pagina delle proposte sul sito si intitola proprio Foreign Policy And Defeating Isis. Trump sostiene di avere un piano per sconfiggere lo Stato Islamico definitivamente e in fretta, ma dice che non intende diffonderlo per non dare un vantaggio agli avversari: invita gli elettori a fidarsi e promette che le operazioni saranno comunque guidate dai Paesi arabi. Trump promette di stracciare l’accordo sul nucleare con l’Iran, di rinegoziare quello con Cuba e in generale rigetta la strategia del regime change cara ai neoconservatori; ha ammorbidito la posizione del partito sulla Russia, non intende accogliere nessun rifugiato dalla Siria, vuole tenere aperto il carcere di Guantanamo, ha elogiato la Brexit e sostiene che gli Stati Uniti difenderebbero solo i Paesi Nato in regola con i pagamenti all’organizzazione. Dottrine dichiarate: «Pace attraverso la forza» e «Americanismo, non globalismo».

È la materia in cui Clinton ha più esperienza e di cui è già stata responsabile per conto degli Stati Uniti nei quattro anni in cui ha fatto il segretario di Stato. Clinton sostiene l’accordo sul nucleare con l’Iran ma in generale ha una posizione più scettica di Obama sugli ayatollah. In Siria vorrebbe estendere il sostegno militare ai curdi e i bombardamenti per combattere lo Stato Islamico, e al contrario di Obama propone l’istituzione di una no fly zone, cosa che metterebbe gli Stati Uniti in conflitto diretto con la Russia. Se Trump critica la Cina soprattutto sul piano commerciale, Clinton promette più rigidità sui diritti umani e la tutela dell’ambiente. Contraria alla Brexit, il suo mandato da segretario di Stato è ricordato soprattutto per il cosiddetto pivot to Asia: una strategia di concentramento di attenzione e risorse sui Paesi asiatici, anche a costo di trascurare un po’ di più l’Europa. Per il resto: chiudere Guantanamo,Congresso permettendo.

 
 
 
SICUREZZA-NAZIONALE
 

Sicurezza nazionale

Allo scopo di prevenire attentati e stragi, Hillary Clinton promette massicci investimenti nelle attività di intelligence, più che negli armamenti e nell’esercito, e propone di sottoporre la vendita di armi a controlli sulla salute mentale degli acquirenti, sui loro precedenti penali e sull’eventuale presenza dei loro nomi nelle liste dei potenziali terroristi. Clinton non crede che gli Stati Uniti debbano torturare le persone sotto interrogatorio ed è favorevole alla pena di morte solo in caso di reati particolarmente gravi e sanguinosi, come gli attentati dell’11 settembre 2001 o quelli di Oklahoma City del 1995. Sostiene che la National Security Agency debba essere più trasparente nel descrivere agli americani in cosa consistono le sue operazioni di sorveglianza e spionaggio: ma dice anche che bisogna dare a questi enti maggiore “flessibilità” nelle loro operazioni e che non intende graziare Edward Snowden, la fonte dei documenti riservati sull’NSA oggi ricercato dagli americani e in esilio auto-imposto a Mosca.

Trump propone nuovi investimenti nelle forze armate statunitensi e nei loro armamenti: portare l’esercito a una grandezza di almeno 540mila soldati, dotare la marina di almeno 350 navi, l’aeronautica di 1.200 caccia e far arrivare il corpo dei marines a 36 battaglioni. Trump propone anche di produrre un articolato e sofisticato sistema di difesa missilistica. Questi investimenti andrebbero realizzati in parte in deficit e in parte tagliando i costi superflui della gestione del Pentagono, dice Trump, che tra le altre cose è favorevole sia alla tortura dei sospettati di terrorismo sia alla pena di morte. Per Trump la grande diffusione delle armi tra i cittadini americani non è una minaccia alla sicurezza nazionale bensì un modo per rafforzarla: per questo promette anzi di rimuovere ogni limitazione alla vendita di armi e munizioni, ha detto più volte che gli insegnanti dovrebbero andare armati a scuola e propone di estendere a tutti i 50 stati il diritto all’open carry, cioè portare con sé armi in luoghi pubblici e a vista.

 
 
 
IMMIGRAZIONE
 

Immigrazione

La proposta più iconica – e probabilmente irrealizzabile – di Trump è la costruzione di un muro “invalicabile” lungo i 3.200 chilometri del confine tra Stati Uniti e Messico, da far pagare al Messico; ma Trump promette anche di trovare ed espellere tutti e 11 i milioni di immigrati irregolari oggi presenti negli Stati Uniti, e di sospendere temporaneamente l’immigrazione di persone di religione musulmana o provenienti da Stati di cui non si fida. Più in generale, Trump pensa che l’immigrazione regolare debba essere limitata con delle quote, tenendo conto della crescita della popolazione, e che debbano entrare negli Stati Uniti solo stranieri adeguatamente “selezionati” sulla base delle loro possibilità di successo professionale e autonomia finanziaria. Non è chiaro come, ma Trump propone anche l’introduzione di norme per cui “i posti di lavoro a disposizione vengano offerti innanzitutto agli americani”.

È uno dei temi su cui Clinton sta puntando di più in campagna elettorale, nonché potenzialmente l’oggetto della sua più importante riforma, qualora dovesse vincere le elezioni dell’8 novembre. Clinton propone di dare agli immigrati irregolari che non hanno commesso reati la possibilità di ottenere la cittadinanza statunitense, regolarizzando la loro posizione; di rafforzare le misure già adottate da Obama in materia e applicare in modo “umano” le leggi sulle espulsioni, evitando per esempio di separare i genitori irregolari dai loro figli nati negli Stati Uniti e quindi americani. Promette di rendere più facile il processo di naturalizzazione e di dare la possibilità di contrarre un’assicurazione sanitaria anche agli immigrati irregolari. Dice che finanzierà programmi specifici per l’integrazione degli immigrati, ma è interessante anche quello che non dice: nel suo programma non si parla del rafforzamento dei controlli al confine che separa tra Stati Uniti e Messico.

 
 
 
POLITICA-INTERNA
 

Politica interna

Hillary Clinton ha raccolto molte delle proposte di Bernie Sanders sulla riforma della politica, nel corso delle primarie: oggi promette di ribaltare la sentenza Citizens United della Corte Suprema, che dal 2010 permette alle grandi aziende di finanziare senza limiti i comitati politici e rende complicato risalire all’origine delle donazioni elettorali. Propone di registrare automaticamente nelle liste elettorali tutti gli americani al compimento dei 18 anni, per facilitare la loro partecipazione al voto, e di rafforzare le regole previste dal Voting Rights Act per evitare l’approvazione di norme statali che rendano più difficile votare per le minoranze etniche e le classi sociali più povere. Dice di essere in grado di lavorare col Congresso, anche se dovesse restare a maggioranza repubblicana, e non si è formalmente impegnata a ricandidare alla Corte Suprema il giudice Merrick Garland, la cui nomina da parte di Barack Obama si è arenata al Senato: i Repubblicani temono che voglia scegliere qualcuno più di sinistra.

Donald Trump ha passato l’intera campagna delle primarie repubblicane a criticare i suoi avversari definendoli al soldo delle lobby, delle aziende e dei grandi finanziatori, mentre lui si pagava la campagna da solo e quindi era l’unico realmente libero e indipendente. Ha criticato moltissimo i Super-PAC, i comitati politici formalmente indipendenti che possono raccogliere fondi senza limiti grazie alla sentenza Citizens United, oggi tuttavia non si paga più la campagna da solo e soprattutto non propone di introdurre nuove regole: il suo programma non cita nemmeno la questione. Anzi, a settembre Trump ha assunto come vice responsabile del suo comitato elettorale David Bossie, cioè il capo dell’organizzazione Citizens United che vinse la causa alla Corte Suprema liberalizzando le donazioni elettorali. A proposito della Corte Suprema, Donald Trump promette di sostituire il giudice Antonin Scalia, morto lo scorso febbraio, con qualcuno altrettanto conservatore.

 
 
 
sanit
 

Sanità

Trump promette di abolire la riforma delle assicurazioni sanitarie, tornando al sistema precedente e introducendo invece la possibilità per gli americani di mettere da parte con più facilità del denaro da destinare in futuro a curarsi. Anche Trump si era detto favorevole alla public option, ma ora non ne parla più e sostiene la creazione di un unico mercato federale per le società assicurative, così che la concorrenza porti ad abbassare i prezzi. Promette investimenti nella cura alle malattie mentali, che considera la vera causa delle morti da arma da fuoco. Non ha mai preso posizione sulla ricerca sulle cellule staminali ma il suo vice, Mike Pence, è molto religioso e quindi contrario. Trump ha detto cose ambigue sul mai dimostrato legame tra vaccini e autismo, ha detto di voler punire le donne che abortiscono per poi ritrattare, ha promesso di non fare tagli ai programmi Medicare e Medicaid.

Clinton promette di rafforzare la storica riforma sanitaria approvata durante il primo mandato di Obama, e accenna alla possibilità di introdurre una public option (una polizza assicurativa creata e venduta a prezzo agevolato dal governo). Propone di tagliare i costi dei farmaci se prescritti da un medico, di proteggere gli americani dagli aumenti dei prezzi dei farmaci causati da mancata concorrenza o da cessione dei brevetti, e di permettere agli immigrati irregolari di comprare una polizza. Pensa che le donne debbano avere un accesso affidabile alla contraccezione e alla possibilità di abortire in modo sicuro e legale. Favorevole alla ricerca sulle cellule staminali, promette di dedicare molte risorse alla cura delle malattie mentali e dei tossicodipendenti. Intende espandere i programmi Medicare e Medicaid, che permettono alle persone anziane o povere di rivolgersi direttamente al governo per l’assistenza sanitaria.

 
 
 
WELFARE
 

Welfare

Clinton vuole dare ai lavoratori fino a 12 settimane di congedo parentale pagato, e altre 12 settimane nei casi di grave malattia di se stessi o di un parente. Durante il congedo i lavoratori percepirebbero due terzi del loro normale stipendio. La misura non sarebbe finanziata alzando le tasse sui lavoratori o sulle imprese, ma «facendo pagare più tasse ai ricchi». Clinton promette poi l’approvazione di una legge che propose già da senatrice, e che darebbe alle donne strumenti per combattere le discriminazioni sul posto di lavoro; e vorrebbe introdurre trasparenza totale sugli stipendi in tutte le aziende, nella speranza che questo contribuisca a ridurre il divario di trattamento tra uomini e donne. Promette di rafforzare la previdenza sociale e si oppone all’aumento dell’età pensionabile. Vorrebbe far sì che le famiglie non spendano più del 10% dei loro introiti per mandare i figli all’asilo, alleviare l’indebitamento degli studenti universitari che pagano grandi rette per iscriversi al college, rendere gratuite le università pubbliche.

Trump vuole dare alle madri fino a 6 settimane di congedo parentale pagato dopo la nascita di un figlio, fornire sgravi fiscali alle coppie con figli e incentivare i datori di lavoro perché mettano in piedi asili nido dentro le loro strutture. Al contrario del suo partito, Trump promette di non alzare l’età pensionabile e di non tagliare i fondi per la previdenza, razionalizzando le spese attuali e riducendo gli sprechi per rendere il sistema sostenibile. Le sue posizioni sulla scuola sono legate soprattutto al rafforzamento per i genitori della possibilità di scegliere tra una scuola pubblica e una privata, e all’aumento della concorrenza tra le scuole: crede che il Dipartimento federale dell’Istruzione vada abolito (dando libertà decisionale ai singoli Stati), così come i programmi federali approvati da Democratici e Repubblicani per uniformare gli standard dell’istruzione in tutto il Paese. Infine, Trump dice che è necessario ridurre il costo delle tasse universitarie sugli studenti e in generale rendere più facile laurearsi.

 
 
 
AMBIENTE
 

Ambiente

Trump non parla quasi mai di ambiente: sostiene che l’accordo sul clima di Parigi vada stracciato e in passato ha detto più volte che il riscaldamento globale è una bufala messa in giro dai cinesi per danneggiare le industrie statunitensi con regolamenti stringenti che le rendono meno competitive. Trump dice di voler scatenare una «rivoluzione energetica» investendo nel petrolio, nel gas naturale e nell’industria del carbone, autorizzando le trivellazioni anche offshore e il fracking: a questo scopo promette di abrogare tutte i vincoli anti-inquinamento introdotti dall’Amministrazione Obama. Trump sostiene che questa «rivoluzione energetica» possa valere più di 50mila miliardi di dollari e creare milioni di posti di lavoro per decenni. Obiettivo finale: indipendenza energetica e fine delle importazioni di petrolio dai Paesi dell’Opec, che definisce «un cartello», e da ogni Paese «ostile ai nostri interessi».

Clinton promette di far installare 500 milioni di pannelli solari in quattro anni, così da garantire energia pulita a ogni singola casa; tagliare di un terzo gli sprechi di energia e il consumo di petrolio incentivando l’acquisto di auto ed elettrodomestici più efficienti e meno inquinanti. Sostiene l’accordo sul clima di Parigi, crede che il riscaldamento globale esista e sia una grave minaccia e pensa che l’energia pulita possa essere il settore economico e industriale su cui costruire la prosperità degli Stati Uniti nei prossimi decenni: per questo intende tagliare anche gli sgravi fiscali alle compagnie petrolifere. Clinton ha una posizione più ambigua sull’industria del carbone – nel suo programma dice di voler «rivitalizzare le comunità locali nate attorno al carbone» – ed è contraria alla costruzione del Keystone XL, un discusso oleodotto per trasportare il petrolio estratto in Canada fino alle raffinerie del Nebraska.

 
 
 
TEMI-SOCIALI
 

Temi sociali

Trump si è definito più volte il candidato della legge e dell’ordine: nel suo programma non si parla mai di questione razziale o riforma della giustizia penale, e si insiste invece sul dare più poteri e libertà ai poliziotti. Trump è favorevole alle leggi che rendono più complicato votare per le minoranze etniche – per esempio l’obbligo di portare con sé un documento o registrarsi sulle liste molto prima del voto – e l’argomento con cui ha cercato i voti degli afroamericani è: «Siete messi così male, cosa avete da perdere?». Trump è contrario ai matrimoni gay e vorrebbe che i singoli Stati potessero legiferare in materia, anche se solo una nuova sentenza della Corte Suprema potrebbe riaprire la questione; ha criticato però le leggi discriminatorie di chi vuole impedire alle persone transgender di usare il bagno che preferiscono. Infine, promette di ribaltare il dipartimento che si occupa dei reduci di guerra, più volte al centro di scandali in questi anni, e investire molte risorse nel migliorare i servizi garantiti dal governo federale agli ex soldati.

Clinton promette di riformare la giustizia penale statunitense, che oggi penalizza le minoranze etniche e soprattutto gli afroamericani: quindi cambiare le leggi che regolano le incarcerazioni, i processi e le sentenze; intende abrogare a ogni livello il cosiddetto racial profiling, che permette di basarsi sull’etnia di una persona per determinare un’azione delle forze dell’ordine come una perquisizione o un arresto, e vuole «rafforzare il legame di fiducia tra la polizia e le comunità locali» per evitare tensioni e violenze. È un tema delicato per lei: durante l’Amministrazione Clinton negli anni 90, quando i tassi di criminalità crebbero moltissimo, furono approvate leggi molto dure che facilitarono soprattutto le incarcerazioni di massa di giovani afroamericani. Clinton propone poi di migliorare il sostegno ai reduci di guerra e di rafforzare le leggi anti-discriminazioni, allo scopo di combattere i tentativi di alcuni Stati di introdurre norme che trattano le persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali in modo diverso dalle altre.

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