Per il cantautore emiliano sesto disco e idee chiarissime: «L’artista è sotto scacco del pubblico», «Questo disco non è nato per vendere canzoni», «I cantautori non vendono più»

Alcune delle canzoni del nuovo disco di Dente stanno dentro un tweet, nel senso che sono lunghe meno di 140 caratteri. Ma «la sinteticità è una forza, mica un limite, chiedilo a Ungaretti. Una frase scritta bene è più efficace di un libro di mille pagine». Nasce da immagini piccole e forti Canzoni per metà, il disco del quarantenne emiliano in uscita il 7 ottobre per l’etichetta Pastiglie.

Non sono canzoni lasciate a metà, ma piuttosto canzoni per delle metà: le donne del passato, del presente e del futuro. Questo, almeno, è quello che ha spinto Dente (al secolo Giuseppe Peveri) a tornare in sala di registrazione. «Se mi chiedi di cosa parlano le canzoni rispondo che prima di tutto le canzoni non parlano, ma cantano. E poi nelle canzoni pubblicate ognuno ci vede quello che gli pare, a me non interessa quello che pensava Francesco De Gregori quando ha scritto Rimmel. A me arrivavano delle cose e chi se ne frega di cosa pensava lui». Lo stesso vale per le venti tracce di Canzoni per metà: ognuno ci veda dentro quel che vuole, ognuno prenda i pezzi che preferisce e butti via il resto.

Il disco è pieno zeppo di autocitazioni al punto che Dente lo definisce “onanista”: «Oggi si tende ad andare verso il volere dello spettatore. L’artista è sotto scacco del pubblico. Questo disco invece è nato senza pensare a vendere le canzoni». L’album è nato in casa ed è stato suonato interamente da Dente, che ne ha persino curato il booklet: «Ho comprato una Olivetti Lettera 32 – racconta – e ho battuto a macchina i testi su delle pagine di vecchi libri comprati nei mercatini».

Sebastiano Bongi Tomà

La cover del disco, opera dell’artista argentino Federico Alfondo (Fefhu)

Tra le tante autocitazioni ce n’è anche una di Willie Nelson a cui Dente ammette di aver “rubato” il testo di Canzoncina: «Lui cantava “I’m writing a song all about you a true song as real as my tears but you’ve no need to fear it cause no one will hear it cause sad songs and waltzes aren’t selling this year” – ricorda il cantautore –, io ho semplicemente modificato l’ultima frase con “I cantautori non vendono più”».

E “cantautore” è proprio la parola che preferisce per definire sé stesso: «È un termine che ha a che fare con i propri limiti: un cantautore canta quello che riesce a scrivere e scrive quello che riesce a cantare».

Il disco è stato preceduto dal singolo Curriculum, il cui video è stato realizzato in diretta Facebook per le strade di Milano. Dai social arriva anche l’immagine della copertina dell’album: è un collage dell’artista argentino Federico Alfondo (Fefhu). «L’ho vista su Instagram e mi è piaciuta così tanto da volerla usare per il disco», spiega mentre si sistema il ciuffo.

Il 20 ottobre partirà il tour lungo (almeno) 28 date su e giù per l’Italia, dentro e fuori la provincia.

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