Gli Ex-Otago da Genova, anzi da Marassi, ne fanno un punto d'onore: «Ci piacerebbe parlare del futuro con Lorenzo, magari davanti a un bicchiere di vino»

Dice la Rete che Marassi sia un disco jovanottiano. Tu pensi «ma figurati, solo Jovanotti può fare un disco jovanottiano, e a volte nemmeno lui ci riesce del tutto». Poi però premi play sul video di Quando sono con te, l’ultimo singolo degli Ex-Otago, e ti accorgi che è vero. Sarebbe troppo facile dare la colpa alla “s” sibilante di Maurizio Carucci, frontman del gruppo genovese: il jovanottismo c’entra piuttosto con «un Pinocchio appeso in una Punto», con «un bambino all’acquario visto dallo squalo» e con le piccole cose come lavarsi i denti, fare la coda alle poste, «camminare insieme con un panino e da bere».

«Essere jovanottiani ci piace e ci onora: Lorenzo – come noi – è uno che ama sperimentare e innovare, uno che guarda avanti. Ci piacerebbe parlare del futuro con lui, magari davanti a un bicchiere di vino», dice Maurizio al telefono, mentre il loro furgone del 1994 li sta portando a Bologna per una delle tappe del tour inStore. Poi partirà la tournée, quella vera, e Marassi smetterà definitivamente di essere un quartiere di Genova e diventerà la fotografia di una realtà che è possibile ritrovare in tutte le città d’Italia.

«In questo disco abbiamo voluto raccontare la vita quotidiana, e per farlo siamo partiti proprio dal nostro quartiere, tra lo stadio e il carcere, lontano dai vicoli di Fabrizio De Andrè e dal mare di Gino Paoli». Venire da Genova e dalla sua scuola musicale è una fortuna ma anche un’àncora che frena il tuo prendere il largo. «Genova  è affascinante e meticcia, ma un po’ addormentata. Qui si finisce sempre per guardare indietro, invece a noi piace guardare avanti». Quanto avanti? «Fin dove il furgone del ’94 ci vorrà portare». Guardandolo immortalato nelle foto su Instagram, però, sembra difficile pensare che questo vecchio Transit possa arrivare a Otago, la regione della Nuova Zelanda che ha ispirato il nome del gruppo. «La squadra di rugby di Otago ha vinto il campionato contro ogni pronostico. Figo, ci siamo detti. Ma dopo dieci minuti ci eravamo già sciolti e poi riformati come Ex-Otago».

Ma guai ad affibbiargli l’etichetta di indie. «Siamo orgogliosamente pop – spiega Maurizio Carucci – e per esserlo ci abbiamo lavorato molto. Essere pop significa riuscire a costruire ponti per parlare con le persone». Finora dall’altra parte del ponte gli Ex-Otago hanno trovato molte mamme. «Con Marassi speriamo finalmente di conquistare le figlie».

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