Yolo / Serie TV

“Divorce”: l’amore ritorna al suo posto (davanti al giudice)

di Ester Viola
illustrazione di DANIELA BRACCO
IL 84 04.10.2016

Carrie Bradshaw atto II: l’eroina dei primi Duemila si è infine sposata e ora vuole il divorzio. No, siamo seri: la nuova serie di Hbo non sarà un semplice sequel di “Sex and The City”

Si chiama Divorce, comincia il 9 ottobre (Hbo) ed è la prima serie in cui Sarah Jessica Parker si avventura fuori dal perimetro rosa di Carrie Bradshaw.
Quello che sappiamo fino ad oggi: la protagonista si chiama Frances, sta lasciando il marito e scopre l’acqua calda: cioè che il matrimonio finisce per difetti congeniti, e quando finisce, di solito finisce male. Il resto della storia? Attori e produttori per adesso sono allineati per tacere – come se ubbidissero a un professore di marketing che ha parlato solennemente alla prima riunione aziendale – e ripetono tutti la stessa cosa: Divorce non è il seguito di Sex and The City. Non si avvicina neanche lontanamente.
Più che altro però sembra pretattica pubblicitaria: negare le somiglianze per dimostrare il contrario. Come se Sex And The City non fosse la vetta televisiva degli ultimi vent’anni, l’ambizione segreta di ogni proprietario di canale a pagamento che trasmette storie a puntate.
«Non ci abbiamo proprio pensato, a rendere Frances diversa da Carrie», ha detto Sarah Jessica Parker in un’intervista, «perché Divorce è un’altra storia». Sottinteso: migliore. Per scoraggiare ulteriormente la voglia di similitudini delle quarantenni nostalgiche sono state imposte restrizioni addirittura al guardaroba: «Praticamente tutto ciò che Frances indossa è di seconda mano, che sia preso su Etsy, che sia vintage oppure comprato in un negozio dell’usato» ha aggiunto. Vuol dire di nuovo: qui non troverete altre irrisolte vestite eccentriche, scordatevi quel tutu rosa.
Mai vista una presa di distanze tanto disperata, è come l’autore di bestseller semplice che poi s’ingegni per convincere che il libro successivo può essere un capolavoro snob. Da spettatori ci si chiede soltanto: perché tentare drasticamente la carta dell’originalità se c’è l’alternativa di copiarsi? Da dove viene questa vocazione a cambiare?
Naturalmente c’entra Carrie Bradshaw e quel suo strano passaggio da simpatico fumetto newyorkese a imputato sociale nel giro di dieci anni: c’è stata una generazione di ragazze affezionate a quel personaggio che ha avuto come bizzarra conseguenza una generazione di uomini rovinati dall’idea che donne come Carrie esistessero davvero.

In Italia dal 30 novembre su Sky Atlantic
Negli Stati Uniti dal 9 ottobre su Hbo

In realtà all’inizio della storia non sembrava neanche dovesse essere lei, la vera protagonista di Sex and The City. Carrie era un’antropologa che scriveva una rubrica di sciagure sentimentali a spese dei conoscenti. L’osservatore esterno dei guai degli altri, quindi in posizione privilegiata per spiegarli. È l’effetto Fitzgerald: il Grande Gatsby non sarebbe stato così grande se la sua storia l’avesse raccontata lui in prima persona e non Nick Carraway. Nel giro di un paio di puntate però si sciupava tutto.
Cosa succedeva, in breve.

Serie 1: Carrie Bradshaw ha tre compagne d’avventura, poi compare un uomo di cui sapremo per sempre solo il soprannome: Mr. Big.
Serie 2: Carrie ha 33 anni e pensa ancora a Mr. Big.
Serie 3: Carrie ha 34 anni e pensa ancora a Mr. Big.
Serie 4: Carrie ha 35 anni e pensa ancora a Mr. Big.
Serie 5: Carrie ha 36 anni e pensa ancora a Mr. Big.
Serie 6: Carrie ha 37 anni, parte per Parigi con un altro, Mr. Big si convince a innamorarsi di lei.

Nel frattempo, qualche diversivo sessuale.
Il messaggio finale diventava: se aspetti pazientemente il grande amore dei trent’anni ti verrà consegnato intorno ai quaranta come generosa ricompensa del destino alla determinazione. Ma il lieto fine scontentava più della tragedia: perché quel crollo di credibilità? Perché dare l’imperdonabile speranza che i sentimenti ubbidiscano a un ordine?
Divorce è il sequel morale di Sex and The City e lo è nel senso migliore, cioè è un seguito risarcitorio – restituisce le cose d’amore alla loro dimensione: il disastro imminente. Dopo sei stagioni in cui una biondina snervante si doveva chiedere soltanto «Se gli piaccio, allora perché non richiama?», una serie in cui ci si lascia davvero. Con i coltelli e gli avvocati.
Carrie Bradshaw in fondo non ha bisogno di tornare perché non se n’era ancora andata: la regina sta solo divorziando, long live the queen.

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