New York, Cully e Roma. (Dov'è Cully? Non lo sappiamo neanche noi)

Kai Althoff, Untitled, Poster School Bazaar, 1974

Kai Althoff, Untitled, 1972

1 — Kai Althoff: and then leave me to the common swifts

Fino al 22 gennaio 2017. MoMA, New York. A cura di Laura Hoptman e Margaret Ewing

Nell’autunno del 2014, Kai Althoff (1966, Colonia) aveva continuato le proprie scure danze con una personale da Michael Werner, allestendo un teatro di sete, antichi manichini e dipinti trapezoidali di sapore simbolista. Con quella mostra confessò d’inseguire il mito dell’opera d’arte totale. Ora, a propria consacrazione, Althoff abbassa il soffitto del MoMA per mezzo di morbidi teli bianchi creando un interno domestico ma selvaggio, un castello di Psiche colmo di dipinti radicali, inattuali e dolci memorabilia. Nessun occhio ingenuo saprebbe riconoscere Althoff come un pittore ancora giovane; l’artista non insegue le sottane del tempo.
S’avvicina a una pittura simile a quella praticata nell’Austria della Secessione; c’è anche qualcosa di tetro, di punk, che rimanda al passato del ragazzo vissuto in un certo tipo di Germania desolata. L’ebreo chassidico al supermercato, la banda di soldati ubriaconi, Althoff dipinge personaggi che camminano un po’ stanchi e un po’ brilli sul filo del rasoio tra esistere e scomparire. Si può dire che sia uno dei pochi in grado di dipingere il passato con i mezzi del passato; un passato sottocutaneo che fa a meno dell’ironia e della rielaborazione.

moma.org

 
 

Zara Idelson, What Did the Clouds Look Like, 2016

2 — Zara Idelson: A quoi ressemblaient les nuages

Fino al 13 novembre 2016. Kunsthalle Marcel Duchamp, Cully, Svizzera

Kunsthalle Marcel Duchamp è il museo più piccolo del mondo; s’affaccia sulle rive del lago Léman esponendo su due piani opere non più grandi di un pugno. Diretto da Stefan Banz e Caroline Bachmann, troneggia minuto nelle terre care a Marcel Duchamp da cui un po’ tutti da quelle parti hanno ereditato un’attitudine ridanciana e discola.
Zara Idelson è una pittrice trentenne cresciuta tra Ginevra (dove ha fatto propria una pacata nonchalance capace di portarla a distruggere qualsiasi capolavoro non la compiaccia del tutto) e la Cornovaglia, culla di astrattisti del mare e di foschi pensieri. Ne esce una pittura distante e tormentata, fatta di meravigliose, auree linee di profilo e rimandi a misteriosi pittori naïve.
Idelson, fanciulla selvatica, nuota vestita tra le papere nelle gelide acque del lago, pensa molto, ma di quel che pensa non parla quasi mai, stringendosi in privatissime elucubrazioni; le tele rispecchiano il suo ondoso moto psichico: brandelli di finestre e nuvole, cornici di scarabocchi, fanno del palinsesto il soggetto stesso della tela, che viene riscritta più e più volte come una pergamena cancellata su cui lasciare almeno una minima traccia del testo precedente.

akmd.ch

 

Marina Sagona, Dama nera, 2016

Marina Sagona, Guanto, 2016

Marina Sagona, Arpia, 2016

Marina Sagona, Guanto, 2016

3 — Marina Sagona, Eden

Fino al 28 novembre 2016. La Nuova Pesa, Roma

Da un po’ di tempo, Marina Sagona ragiona sulla Commedia dell’oggi, o meglio, sui giudizi che graverebbero sui personaggi danteschi se Pia de’ Tolomei fosse una ragazza nata nel 1980 e il Conte Ugolino un protagonista delle odierne pagine di cronaca nera. Il Paradiso sprofonderebbe, l’Inferno ascenderebbe nobilitato dal nuovo pensiero, i due si scontrerebbero in un Eden rivoluzionato che Sagona presenta in un lavoro scultoreo fatto di dorate moderne reliquie. In esse convergono stili e princìpi opposti che trovano parimenti spazio in questo open-Eden sovraffollato e poliglotta, che appiana il vizio e la virtù forse avendoli entrambi a noia. L’aureo tocco di Mida-Sagona ingloba in sé la scultura deco di bronzo e foglia d’oro, l’Appropriation, gli oggetti amati dal Pop e il culto del cibo (campeggia un piatto di pasta firmato Bottura), i simboli più conosciuti (la mela, l’uovo, l’agnello, il pane), dettagli da Ottocento decadente e infine due amanti che si stringono accanto a un teschio più hirstiano che cristiano.

nuovapesa.it
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