A breve in sala con il super-sofisticato thriller dell’inverno Animali notturni di Tom Ford, vi spieghiamo perché è il miglior attore in circolazione (e non da oggi)

Ci sono quegli attori che vediamo e rivediamo in parti minori, a cui siamo affezionati perché ce li ricordiamo, perché crediamo di essere gli unici a riconoscerli film dopo film. Michael Shannon potrebbe essere uno di questi.
Una delle sue prime apparizioni è in Il giorno della marmotta, dove emerge da una festa a fianco a Bill Murray. Alto in modo inquietante, occhi sporgenti e un ghigno tra il sornione e il folle sono già i suoi segni particolari. Rimane sullo sfondo negli anni Novanta, ma con molto teatro e debutta poi in un William Friedkin minore, Bug.
Poco dopo si guadagna una nomination all’Oscar per Revolutionary Road, per il ruolo del vicino pazzoide (ma non di quelli rubicondi e affettuosi, proprio uno pericoloso). Nel frattempo conosce Jeff Nichols, il suo regista: «Mi servono due cose per fare un film: Michael Shannon e Final Cut».
Per lui è diventato, tra gli altri, un pescatore d’ostriche country-punk e uno schizofrenico che costruisce bunker contro le proprie allucinazioni. Ma soprattutto incontra Werner Herzog e David Lynch, che probabilmente si sono maledetti per non averlo assunto prima. Strano, infatti, che l’abbiano usato solo in My son, my son, what have ye done, perché Shannon è proprio un attore “lynchiano” (se a citare David Foster Wallace fosse Herzog, insomma).
Da lì in poi ci si sarebbe aspettati una carriera più intellettuale e invece ha continuato a fare di tutto: thriller, fantascienza low-cost, la commedia con Peter Bogdanovich, serie tv d’autore (Boardwalk Empire), pure i film coi supereroi (Batman v Superman: Dawn of Justice)!
L’apice della crudeltà la raggiunge come spietato imprenditore in 99 Homes, un’ottima alternativa a La grande scommessa per chi volesse approfondire le cause della crisi immobiliare del 2008. E solo quest’anno, dopo venti di carriera, i suoi personaggi cominciano ad addolcirsi. È stato amorevole padre fuggiasco in Midnight special ed Elvis Presley a confronto con Richard Nixon (cioè Kevin Spacey) in Elvis & Nixon. Però, ecco, non aspettiamoci un’inversione di carriera da tormentato per eccellenza a romantico muscoloso. Piuttosto verrebbe da dire che la notorietà stia stemperando i lati più folli del suo carattere, fittizio e reale. Al festival di Toronto si è presentato come appena uscito da Paura e delirio a Las Vegas, camicia hawaiana, shorts e occhiali da sole. Strano che gliel’abbiano lasciato fare: Prada l’ha scelto come testimonial per la campagna 2015/16 e tutti parlano di lui per Animali notturni, sofisticato thriller dello stilista-regista Tom Ford, maestro dell’iper-estetica. In uscita il 17 novembre, il film è una meravigliosa scatola cinese: è tratto da Tony & Susan (1993, di Austin Wright, da noi uscito per Adelphi nel 2011) e racconta di una disillusa curatrice (Amy Adams) che riceve la bozza di un romanzo dall’ex marito (Jake Gyllenhaal).
Comincia così una doppia narrazione, la sua – d’amore e d’identità – e quella del romanzo, un giallo-western su una famiglia aggredita, nel Texas rurale, da un gruppo di balordi. È qui che compare Shannon, sceriffo solitario ma integerrimo, all’ultimo stadio di un orrendo cancro ai polmoni: ha la pistola facile ma tra uno sparo e l’altro deve tenersi la cinta intorno ai fianchi troppo magri o correre in bagno a vomitare. Unico “vero uomo” in un film che, tra le altre cose, si chiede cosa sia davvero la virilità, è però minato fisicamente, infelice e con il bizzarro compito di stemperare la tensione con siparietti grotteschi. Insomma, puro Shannon.
Chi ancora non lo conosce, non potrà più dimenticarlo. E per chi già gli vuole bene sarà amore incondizionato.

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