Explicit / Idee

“W” – WhatsApp

IL 84 03.10.2016

Enciclopedica

WhatsApp mi accompagna, fedele come un cane, durante le giornate solitarie. Mi tiene la mano, regalandomi l’impressione di camminare tra la folla: una massa di amici scelti, collezionati, programmati per alleviare i tormenti che si muovono nel silenzio. Premo tasti alla rinfusa e ti dico che ti amo. Con la stessa velocità ti cancello: è finita, ti tolgo l’accesso. Basta un fremito dell’anima, un umore storto, un pensiero nero e le mie dita scrivono senza pietà. Se sorrido sono clemente, ma tu non lo sai perché le parole non hanno suono, mi servono le faccine gialle per ricordarti di come sono triste oggi. Se rido ti soffoco di smile lacrimosi, ma la bocca è chiusa e gli occhi guardano altrove. WhatsApp allora, generoso come un vecchio saggio che conosce i dolori, mi regala un microfonino piccolo come una coccinella portafortuna. Da lì parlo. Monologhi incoscienti, dove dico troppo o troppo poco. Lo uso perché il tempo corre più di me e scrivere è diventato un gioco antico come un quaderno a righe. Voi rispondete, se volete, leggete e rimanete muti. Anche il silenzio è un messaggio. Mi stai dicendo che ti annoio, che non mi vuoi più. Allora ti insulto e ti minaccio, perché se non mi guardi in faccia, non temo il tuo giudizio né la tua verbosità sciatta. Perché WhatsApp mi protegge da te, da voi, dai nemici solitari, come me.

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