È uscito per Bompiani uno dei libri più attesi dell'anno, “Fato e Furia” di Lauren Groff, storia sovversiva di un rapporto coniugale che non si sbriciola col tempo. Basterebbe già questo ma c'è molto di più

Fato e Furia è un libro sovversivo che non sembra sovversivo, come ha detto la sua autrice, Lauren Groff. Il terzo romanzo della scrittrice americana ha scalato le classifiche, negli Usa, a pochi giorni dall’uscita. È arrivato in finale per il National Book Award, il National Book Critics Circle Award e il premio Kirkus e ha vinto l’American Booksellers “Association Indies” Choice Award del 2015. I diritti del libro sono stati acquistati da trenta Paesi e Lauren Groff se n’è andata in giro per un lungo tour di promozione. Si scrive nel buio della propria stanza, dice lei: si scrive nella solitudine, ma poi devi mettere su una maschera e impersonare qualcuno di diverso da quello che abitava in casa. Ecco: sospesi fra autenticità e apparenza, fra un sé pubblico e uno privato, sono anche i protagonisti del suo libro, uguali a loro stessi e ogni volta diversi, tanto da essere sorprendenti. Come lei, e come tutti.

La storia di Fato e Furia è la storia di un matrimonio, un paradigma semplice. Lotto e Mathilde si conoscono da ragazzi e sognano di invecchiare insieme, farsi sorprendere da una vecchia battuta che ripercorre il dorso dei ricordi, ascoltare il riverbero delle loro risate, mettersi a tavola, cenare presto, addormentarsi davanti a un film mano nella mano. Ma può un matrimonio confinarsi in questo spazio breve, immutabile e rassicurante, fra cucina e divano? Ovviamente no. E infatti Lotto e Mathilde sono tante altre cose e tanto altro è la loro vita di coppia. Complessa, ambigua, a volte dolorosa.

Da una parte c’è Lotto, che non considera la fortuna di quell’enorme ricchezza di famiglia come una vera fortuna. È un testardo ottimista lui, un sognatore. O forse un depresso che ancora spera. Un uomo compulsivo in tutto, amici, sesso, lavoro e bevute. Dall’altra parte c’è Mathilde, una principessa di ghiaccio. Bella, silenziosa, austera, in disparte oppure a un passo dal marito, dietro alle luci della ribalta e mai sotto. La storia è divisa in due, Lotto e Matilde appunto. Uno e l’altro, senza un prima e dopo perché il tempo in Fato e Furia non è costruito in modo lineare, è un tempo che salta, corre in avanti, torna indietro, si sofferma, sfugge, omette, poi si ripete. La voce di chi narra se ne sta all’angolo e ogni tanto compare chiusa fra due parentesi quadre. Stessa tecnica di quella usata da Virginia Woolf in Gita al Faro. Una voce sopra al resto e dentro, in profondità, che è sempre ironica, immediata, ricca di poesia. La scrittura si muove per associazioni, è un vortice che attira e quasi stordisce per il suo stile barocco ma mai corrivo, fatto di aggettivi esatti e di licenze e di ellissi (la traduzione è di Tommaso Pincio). È una scrittura che evoca, non dice fino in fondo, ma ti fa vedere e soprattutto ti fa sentire. Se si è così bravi con le parole spesso basta un dettaglio, una frase semplice ed ecco che il mistero dei personaggi un po’ si dirada.

Ora la vita dimostrava di avere una forma diversa, equivalente e opposta alla prima. [Complessa la nostra Mathilde; capace di contenere contraddizioni.] Ora la forma della sua vita pareva essere: più grande di, spazio bianco, meno di.

Lauren Groff

LaPresse

Fato e Furia si apre con Lotto e Mathilde sulla spiaggia, sotto la pioggia e in mezzo al grigio. Sono giovani carnivori, fanno l’amore, sono ridotti a occhi e mani. Quando, tanti anni dopo, lui urla al mare il nome della moglie, la vuole ricordare così, sopra di lui, le gambe non rasate, i piedi freddi e il profumo della pelle che sa di rame. Ma una vita insieme non è solo questo: sesso, sole e spiaggia. Ogni matrimonio è fatto anche di bugie, magari innocue, piccole omissioni e vari pezzi di buio. Anche perché se fossimo obbligati a dire sempre quello che pensiamo, ridurremmo tutto in poltiglia. Fra i due, quella più attenta a non dire è Mathilde. Almeno nella prima parte del libro, e cioè prima che la parola passi a lei e che il ribaltamento del punto di vista dia voce all’inconfessabile.

Lotto e Mathilde. Il Fato da una parte e la Furia che lo sottende, immediatamente dopo. Una storia che procede in avanti fino a un certo punto e poi vira in profondità, andando più a fondo, scoprendo il movente di ogni azione, i sentimenti appartati e gli impulsi. Una storia che somiglia a una tragedia moderna perché chiama alla mente quelle anziane signore della mitologia greca, le tre Moire, che dimorano nel regno dei morti e che tessono il filo del destino dell’uomo. Giorno dopo giorno lo svolgono e poi, quando arriva l’ora della morte, come se nulla fosse, zac, lo recidono in un colpo. Un disegno inevitabile, quello di tutti noi.

Una storia sovversiva che non sembra sovversiva, come ha detto Lauren Groff. Sovversiva non solo per il modo in cui si narra, ma anche per ciò che si mette in scena. L’inversione del paradigma sta qui, in questa piccola rivoluzione, un matrimonio che non cade a pezzi, ma che resiste alla sfida del tempo e alle sue rovine. Fato e Furia racconta l’unione di due persone profondamente diverse che occupano due diverse parti del libro e che, così facendo, creano una frattura. Si parte con un racconto intimo, familiare, domestico, e si continua con una storia oscura, quasi gotica. Mentre Lotto rincorre, con slanci intermittenti, la convinzione di essere destinato a grandi successi, Mathilde scappa dallo spettro di un abbandono precoce, dal dolore e dalla solitudine. Intanto la favola del loro matrimonio felice si trasforma per il lettore in un mistero da svelare. Ma senza il sapore del già visto: nonostante le differenze e le bugie, Lotto e Mathilde restano fedeli l’uno all’altra, sono empatici e sono connessi. Sovversiva è questa convinzione che per fare della vita coniugale un racconto non c’è bisogno di amanti, separazioni e disamori. Basta saper scavare dentro i personaggi, e dentro la loro storia. Le tentazioni in Fato e Furia sono potenza che non si traduce in atto, e le scene di sesso hanno sempre gli stessi protagonisti: marito e moglie. Ma è sotto la superficie luminosa della loro vita di coppia, che scorre una trama più intricata e più oscura. Ed è proprio questo rovescio della medaglia, che apre a svolte narrative e a colpi di scena, a permettere di identificarsi. Chi legge si sente sempre più vicino ai due, sorride teneramente delle ingenuità di Lotto e si indigna per la furia calcolatrice di Mathilde. Così, alla fine, davanti alla portata stupefacente della vita – non potevo sapere… non avrei mai immaginato… – si è costretti a ripercorrere la loro storia dal punto iniziale. E a commuoversi, forse, dietro al senno del poi.

Lauren Groff
Fato e Furia

Bompiani 2016
459 pagine, 19 euro
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