Il collasso culturale ha stravolto il modo in cui l’America ha sempre considerato se stessa e la sua storia

Siamo entrati in un’epoca di collasso culturale. È un collasso istituzionale, visibile nel settore giornalistico. Negli Stati Uniti ogni cittadina aveva il suo giornale; ogni città aveva due giornali; ogni grande città ne aveva più di due. Ogni grande stazione televisiva aveva la sua squadra di reporter. Ma i giornali e le squadre di reporter sono ormai il passato e al loro posto ci sono i rumors e i veleni dei siti internet e dei social media. Ogni attività produttiva aveva i suoi sindacati, che dispensavano le loro informazioni e la loro assennatezza; ma i sindacati non ci sono più, oppure sono molto ridimensionati e non hanno più influenza sui loro stessi aderenti.

Il collasso culturale è un fenomeno che avviene all’università, visibile tra i professori di letteratura e talvolta di storia – è il collasso della fiducia nell’autorevolezza intellettuale e nel potere delle idee. È un collasso musicale. Negli Stati Uniti gran parte delle grandi città aveva un’orchestra sinfonica e molte di queste orchestre sono ormai scomparse o si sono ridotte a una stagione striminzita. Ogni grande istituzione scolastica offriva un’educazione musicale di buon livello. Ma l’educazione musicale si è avvizzita e in molti luoghi è completamente scomparsa.

Il collasso culturale è un fenomeno che avviene nel mondo dei partiti politici. Il Partito Repubblicano negli Stati Uniti è sempre stato un pilastro della civiltà americana e ha sempre offerto una prospettiva che era repubblicana con la “r” minuscola, borghese e di norma sobria, una prospettiva che era espressa attraverso i suoi leader e una rete molto ampia di quotidiani e riviste. Ma i leader del Partito Repubblicano hanno perso il loro prestigio e non riescono più a trasmettere all’opinione pubblica le loro consuete idee.

Il collasso è un fenomeno che investe la comprensione americana della storia americana. Nella tradizione politica degli Stati Uniti i candidati alla presidenza si erano sempre conformati a uno stile comune che era (perlomeno in apparenza) beneducato, devoto (perlomeno a parole) ai principi della Rivoluzione americana e ai suoi documenti costituzionali e attento (perlomeno ipocritamente) alle regole del dibattito razionale. Per più di centocinquanta anni la tradizione politica degli Stati Uniti ha considerato la Russia e i suoi zar come l’antitesi dell’America – e ha sempre considerato la democrazia americana come un’alternativa globale alla proposta russa di un’autocrazia globale. Ma il ricordo di queste tradizioni è evaporato e lo ha fatto nella forma sorprendente di un appello alla tradizione.

Siamo quindi entrati in una nuova era. È la stessa nuova era che ha avuto il suo trionfo con il voto nel Regno Unito sulla Brexit? Sì, certo. È la stessa nuova era che ha generato una serie di movimenti populisti di estrema destra nell’Europa continentale? Sì, è probabile. È il ritorno dell’era di estrema destra degli anni Venti e Trenta? Sì, è possibile. Ma soprattutto è qualcosa di nuovo. E noi siamo sballottati dalle onde e non sappiamo in che direzione si stia muovendo la nostra nave.

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