Vaduz, Parigi, Porto

Bertrand Lavier “Zenit”

1 — Bertrand Lavier

Fino al 22 gennaio 2017. Kunstmuseum Liechtenstein, Vaduz. A cura di Friedemann Malsch

Per molti artisti d’oggi, Hergé (che disegnò Tintin) è il sovrano degli dèi; si fa a gara a chi traccia la linea nera più viva, più ciccia, più goffa, più nitida, più nuova. Chi negli anni Ottanta andò a pescare da Mickey Mouse e Tintin traghettandoli nell’arte alta è il francese più spiritoso e di genio, Bertrand Lavier.
Riprodusse su tele reali i quadri vagamente optical disegnati su una comic strip in cui Minnie e Topolino andavano al museo facendo un po’ la parte dei siori Proietti (Alberto Sordi e Anna Longhi) alla Biennale. Lavier trasformò le sculture e tele disegnate da Disney in oggetti reali, le Walt Disney Series. Andò a finire che fece anche l’opposto: ricoprì di spessi strati di pittura oggetti d’uso comune, il pianoforte di nero, la macchina fotografica di grigio, il comò barocco di uno squillante blu petrolio. Ricordate il divano Bocca progettato nel 1970 da Studio 65? Lavier lo sistema sopra un frigorifero della Zanker e titola il tutto: La Bocca sur Zanker, così! Scommetto che in dormiveglia Lavier è capace di lavarsi i denti con un quadro per poi appendere lo spazzolino sul muro del salotto.

kunstmuseum.li

 

Tom Wesselmann “Bedroom Painting #67”, 1983

Tom Wesselmann “Bedroom Painting #35”, 1967-75

2 — Tom Wesselmann. A Different Kind of Woman

Fino al 21 dicembre 2016. Almine Rech Gallery, Parigi

La mostra presso Almine Rech s’ispira a una delle più celebri dell’artista, svoltasi alla Sidney Janis Gallery di New York nel 1970. Wesselmann dipingeva su quelle che in gergo si chiamano shaped canvas, telai sagomati secondo il profilo dell’immagine dipinta sulla tela. Questi telai sinuosi e maliziosi tracciano il profilo di seni e membri virili. Siamo in piena Pop Art, ma l’artista è uno da climi caldi e tra le sveglie, le boccette di profumo e i piedini delle sue donne, svela un languore matissiano. Ecco Bedroom Tit Box, una scatola incassata nel muro; contiene le silhouette di alcuni oggetti dipinti, una rosa, un’arancia, un box di salviette; su tutto pende il seno di una modella nascosta. Pende dall’alto e col capezzolo indica un’altra intenditrice in fatto d’oralità, la sigaretta.
Nel 1970 il seno era chiacchierone; la modella, da dietro il suo muro, rispondeva ai commentini del pubblico. Oggi che la signorina è silente, circondati dalle opere di Wesselmann si coglie un senso di rara eleganza classica nella rappresentazione del sesso, quasi che Ingres si fosse trasferito a New York negli anni Settanta in un film con Robert Redford.

alminerech.com

 

Michael Krebber “Die Hundejahre sind vorbei (Broken Neon III)”, 2010

Michael Krebber “Die Hundejahre sind vorbei (Broken Neon I)”, 2010

3 — Michael Krebber: The Living Wedge

Fino al 15 gennaio 2017. Fundação De Serralves, Porto. A cura di João Ribas

C’era un tempo in cui quando s’incontrava uno studente della classe del professor Krebber alla Städelschule di Francoforte, gli si faceva il terzo grado. Che cosa mangia Krebber? Ride? Ma l’hai mai visto? Dimmi qualcosa che ha detto lui, ti prego, qualunque cosa. Eh? Che è che ha detto? Ma ha una filosofia o gli viene naturale? Più che impenetrabili, le tele di Krebber, specie quelle bianche con un-segno-uno, ispiravano silenziosa, sudata invidia, ore di studi algebrici da parte di pittori imberbi già stravolti dalle equazioni di secondo grado. Ogni suo swish su tela bianca era la silloge di migliaia d’insegnamenti. «Michael Krebber sa». Poi arrivò la terribile corrente dello Zombie Formalism, e un articolo di Jerry Saltz avanzò l’ipotesi che Krebber avesse aperto la via. Non sono sicura che Krebber sia il nonno dei formalisti zombie, ma il più gelido tra i pittori, quello sì. Krebber pensa, fa quello che deve fare, molto spesso uno swish, e poiché il suo swish è perfetto, l’opera è conclusa. Non si dica che è minimale, zombie, lestofante, tedesco o cattivo; semplicemente Krebber sa.

serralves.pt

 

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