L’Antimafia circense e quella che lotta davvero

La Sicilia come metafora: formula logorata dall’uso, e passata per mani che Leonardo Sciascia avrebbe stretto malvolentieri. Un saggio più originale potrebbe chiamarsi, invece: La Commissione Antimafia come metafora. Due capitoli sono già pronti. Uno l’ha appena scritto Francesco Forgione, che presiedette la Commissione tra il 2006 e il 2008, quando era parlamentare di Rifondazione – ossia della sinistra meno incline alla magistratolatria. I tragediatori è un resoconto di quegli anni, e un atto d’accusa contro un’antimafia fanatica e melodrammatica che con il suo tragediare (verbo attinto al gergo dei mafiosi) ruba la scena a chi la lotta a Cosa Nostra la fa davvero. L’altro capitolo, più vecchio, è il memoriale postumo di Gerardo Chiaromonte, presidente della Commissione tra il 1988 e il 1992. Leggerli in contrappunto dà i brividi. Chiaromonte, comunista garantista che guardava impotente il suo partito cedere al richiamo gesuitico e inquisitorio di Leoluca Orlando, testimoniò una stagione tragica, culminata con gli attentati a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Vent’anni dopo, a sbraitare contro le cautele garantiste di Forgione è ormai un’antimafia di circensi: la grillina invasata Sonia Alfano, l’ufologo con le stimmate Giorgio Bongiovanni, il battutista in gessato Marco Travaglio. Solo il domatore è lo stesso: Michele Santoro. Vogliamo parafrasare un’altra formula logora? La prima volta come tragedia, la seconda come tragediata.

Francesco Forgione

I tragediatori

Rubbettino 2016
128 pagine, 14 euro
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