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Che schifo il 2016? Non avete visto il 2017

di SAVERIO RAIMONDO
IL 87 16.12.2016

Scenari personali / Non ne avremo nostalgia. Mi auguro che il prossimo anno non ci induca a futuri rimpianti e feste a tema con i vestiti, le hit, le battute del 2017. Non voglio conservare nulla di quest’anno che verrà

Se il 2016 vi ha fatto schifo, è perché ancora non avete visto il 2017.
No spoiler, tranquilli; semplici previsioni dettate dal buon senso. Ci attendono altri 365 giorni così (di cui ben 52 lunedì), altri 12 mesi (per lo più caldi e umidi), altre 4 stagioni ormai indistinguibili l’una dall’altra: un tempo lunghissimo – un anno! – durante il quale le cose non faranno che peggiorare. Tutte. Inesorabilmente. Fra cataste di morti, ammazzati anche solo dal passare del tempo. Fino all’arrivo di quell’altro schifo del 2018…
Non sono io a essere pessimista, è il futuro ad avere una pessima reputazione – mai smentita per altro, anzi consolidata nel tempo: anche in passato, il futuro ha sempre e solo peggiorato le cose – e mietuto vittime innocenti la cui unica colpa era quella di deteriorarsi col tempo. Ecco perché la nostalgia per il passato è la più assurda forma di sindrome di Stoccolma.
Io mi auguro che il 2017 ci risparmi almeno questo: la nostalgia per se stesso. Che non sia il solito anno di merda che però, col tempo, finiremo col rimpiangere: magari a qualche festa a tema, tutti vestiti come nel 2017, a ballare le hit del 2017… citando personaggi e battute del 2017… Non so di cosa sto parlando, ma già so che sarà ridicolo avere nostalgia di tutto ciò. Non voglio conservare nulla di quest’anno che verrà; butto tutto, non facciamo che poi viene fuori che qualcosa avrà un valore, perché m’incazzo.
Io spero che il 2017 finisca il 31 dicembre 2017, e non sia l’ennesimo anno che non passa mai, uno di quegli anni che non smettono di riproporre strascichi, riflussi, riscossioni debiti; soprattutto, spero che il 2017 non sia uno di quegli anni che passano alla Storia. Basta, con la Storia. Sono nato nel 1984, e in 33 anni ne ho già vista troppa: ho visto crollare il Muro di Berlino, ho visto l’11 settembre, il primo presidente nero degli Stati Uniti… Trump… Non voglio più dire «io c’ero»: ci sono stato abbastanza, grazie. Troppe emozioni. E poi vorrei che anche le generazioni future, chi verrà dopo di noi, possano vedere qualcosa. Non posso che augurare, a me e ai miei contemporanei, un anno non memorabile. Se sarà dimenticato, se sarà archiviato nell’oblio, vorrà dire che sarà stato meno peggio. E basta con tutto questo snobismo, anche politico, verso il “meno peggio”: il meno peggio è il massimo a cui si possa aspirare nella vita. Il meno peggio è bellissimo. E migliora con gli anni.

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