Magazine / Prologo

Contano le sensazioni e non i fatti

IL 87 14.12.2016

Sì, circolano un sacco di balle spaziali che però funzionano perché sono inserite in una narrazione politica che intercetta le paure e le aspirazioni di una quota crescente dell’elettorato

Adesso però cerchiamo di non farci prendere la mano da questa storia della post truth. Sarà anche vero che siamo entrati nell’era delle bufale al potere (anche se, francamente, non ricordo di aver mai vissuto l’età dell’oro della Verità incarnata). Sarà anche vero che il nuovo ecosistema dei media favorisce la propagazione di balle spaziali di una varietà più perniciosa – e persistente – di quelle che abbiamo conosciuto finora. Ed è certamente vero che, come diceva Woody Allen, i cattivi hanno capito qualcosa che ai buoni sfugge tuttora. Nel 2016 abbiamo visto esplodere dovunque movimenti illiberali che hanno fondato sull’uso spregiudicato dei meccanismi della post verità, una parte del loro successo, talvolta con la complicità di grandi potenze estere (in particolare una…).
Su questo terreno c’è ancora molto da capire: si tratta di una delle grandi sfide culturali e politiche che ci attendono nel 2017, nessuno lo nega.
Eppure, sotto sotto, faccio fatica a liberarmi della sensazione che dietro questa faccenda della post verità ci sia soprattutto l’ennesima versione di un vecchissimo tic delle élite intellettuali. L’idea che chi la pensa diversamente – e soprattutto chi non vota come dovrebbe – lo faccia non per libera scelta, ma perché è stato manipolato da uno più furbo, che ha approfittato della sua ingenuità – e ignoranza – per indurlo in errore. Come se ci fosse da una parte la Ragione, solida e incontestabile nella sua lungimiranza, e dall’altra le tenebre, irrazionali e barbare come una notte medievale.
Ora, nessuno nega che i blog e i tweet, le pagine Facebook e perfino le piattaforme politiche di Trump, di Farage e di Grillo siano infarcite di una quantità di frottole che farebbero impallidire Rasputin. Però le palle funzionano perché sono inserite in una narrazione politica che intercetta le paure e le aspirazioni di una quota crescente dell’elettorato. Mentre i fatti di chi prova a contrastarle sono inseriti in un racconto che non viene più giudicato credibile.
In pratica, per i seguaci dei populisti non conta la veridicità dei singoli fatti, perché ad essere vero è il messaggio d’insieme, che corrisponde alla loro esperienza e alle loro sensazioni. E di fronte a questo, servirà a poco accumulare i dati e le correzioni, se la visione complessiva dei governanti e dei partiti tradizionali continuerà ad essere percepita come poco pertinente rispetto alla realtà.

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