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Il prof è impazzito oppure ha bevuto

IL 87 16.12.2016

Scenari personali / 2017: la fine dei compiti a casa. Costretto alla latitanza dai genitori infuriati perché non assegno inutili esercizi pomeridiani agli studenti, mi sederò su una panchina umbra a meditare sulla didattica cooperativa

Il 25 gennaio ci sarà il primo ricevimento generale dell’anno, quello con tutti gli insegnanti e tutti i genitori in aula magna.
Un papà e una mamma, a colloquio concluso, prima di uscire dalla stanza si volteranno indietro e torneranno verso di me: Scusi professore, ma com’è che si dimentica sempre di segnare i compiti sul registro elettronico? Mi partiranno i sudori freddi: No, come, io compiti li trascrivo sempre, ogni volta che li assegno. La mamma si scioglierà in un sorriso condiscendente. Il papà invece s’irrigidirà: Allora com’è che non ce li troviamo mai? Io penserò: Diglielo, avanti, la verità rende liberi. È da tre mesi che non assegno più compiti a casa, dirò. Loro diranno: Cioè? Che non li segna sul registro? E io: No, che proprio non gli do i compiti e basta. Tutti i colloqui in corso nell’aula magna cesseranno di colpo. Docenti e genitori si uniranno in un unico sguardo rivolto a me. Io non me ne accorgerò perché la verità mi avrà reso libero però mi starà anche facendo tenere gli occhi bassi. Quando troverò il coraggio di alzarli, mi troverò di fronte altri due genitori (quelli di prima saranno dalla preside a chiedere che il figlio sia cambiato di sezione) che diranno: Scusi ma se lei non assegna i compiti, i ragazzi a casa che studiano? Con la coda dell’occhio mi accorgerò che un altro papà si sarà fatto dare il cordless dalla bidella e starà sussurrando dentro la cornetta: Pronto, polizia? Sarà l’inizio alla mia latitanza. I compiti a casa non servono a niente, urlerò dal cortile a colleghi e genitori accorsi alla finestra, li fanno solo quelli che non avrebbero nessun bisogno di farli. Quegli altri, quelli che in classe giocano a Clash Royale, non li fanno e non li faranno mai: l’indomani prenderanno un brutto voto e riaccenderanno il telefonino per vedere se almeno riescono a catturare Pikachu in sala mensa. Tutti penseranno dietro i cappelli che il prof è impazzito, oppure ha bevuto. Fuori però i gatti guarderanno nel sole e io mi fermerò a rifiatare sopra una di queste belle panchine umbre piazzate di fronte a una collina, a meditare sulla didattica cooperativa. Dopo due minuti squillerà il cellulare: Preside, Buongiorno, no, che disturbo, dica pure. Paoletti vuole cambiare sezione? No, e chi me lo doveva dire? Sarà per quella di matematica. Esatto, non segna mai i compiti sul registro elettronico. È grave, lo so, i ragazzi si prendono la scusa. Ma di che, si figuri. Però mi raccomando: io non le ho detto niente.

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