Magazine / Cover Story

Le 52 settimane della città di Milano

di MAURIZIO CRIPPA
fotografie di MAURIZIO CAMAGNA
IL 87 18.12.2016

Aprile sarà il più splendente dei mesi in una metropoli che si trasforma e si fa bella a vista d’occhio. E continuerà a farlo anche nel 2017

Aprile è il più splendente dei mesi, contrariamente alla denigratoria accusa di T.S. Eliot. O quantomeno lo sarà per Milano. Aprile 2017 è la sua scommessa, il momento clou per una metropoli che si trasforma e si fa bella a vista d’occhio e continuerà a farlo anche nel nuovo anno. Aprile sarà il mese splendido di Milano, ci scommettono tutti. Non solo il sindaco Beppe Sala – manager compassato, ma che ama oltremisura l’aggettivo “splendido” – che tra le sue idee ha quella di trasformare la metropoli del business e del lavoro in una città di grandi eventi, generatori di altri eventi in un flusso continuo e diversificato.

Ci scommettono gli editori, che debuttano con il loro Tempo di Libri: dal 19 al 23 di aprile porterà per la prima volta in Fiera Milano tutto il meglio dei libri italiani, e almeno centomila visitatori, ma inonderà anche la città di presentazioni e incontri con autori potenziando la formula vincente di BookCity in un “fuori salone” culturale. Non hanno bisogno di fare scommesse i maestri del design e i grandi marchi dell’arredamento. Il Salone del Mobile (dal 4 al 9 aprile) è ormai un brand globale e un successo internazionale. Il Fuori Salone è stato una sua invenzione che ha cambiato il modo di concepire il rapporto tra le grandi fiere e la città. Ogni anno si allarga un po’, diventando anche l’occasione per scoprire percorsi urbani sconosciuti e di nuova o futura gentrification – Lambrate è ormai un “quartiere” del Salone, ma spingetevi fino all’Ortica, o in Bovisa. Su un mese tutt’altro che crudele scommette MiArt, che farà da apripista dal 31 marzo al 2 aprile a una città affamata di Grande Bellezza, ma per nulla decadente. Una MiArt rilanciata e in crescita, negli spazi della Fiera, quella del nuovo direttore Alessandro Rabottini. L’intenzione, per l’ad di Fiera Corrado Peraboni, è «proseguire nel percorso di eccellenza internazionale intrapreso dalla manifestazione» che l’ha portata ad attrarre come un magnete gravitazionale l’attenzione della comunità artistica. Come ha già fatto con il Salone del libro di Torino, anche nel mercato dell’arte contemporanea Milano ha messo nel mirino il primato di ArteFiera di Bologna, l’evento di settore storicamente più importante. Non è cannibalismo, come qualcuno sospetta: è un’onda d’urto che si propaga anche attraverso l’affermazione sempre più netta del circuito virtuoso musei-fondazioni-mostre-gallerie.

Milano, piazza Giuseppe Grandi

Milano, piazzale Egeo

Milano, via Ettore Fieramosca

Il vero apripista di primavera, a benedire Milano, sarà Papa Francesco. Verrà il 25 marzo e, secondo il suo stile, non farà passeggiate nei quartieri del lusso o in piazza Gae Aulenti: passerà dal carcere di San Vittore alle periferie. Ma sarà un segnale per ricordare a Milano la sua anima di città stratificata, solidale, che ha spazio per tutti.

Se non bastasse un aprile così, dall’8 all’11 maggio nella città dell’Expo – nonché il comune col più grande territorio agricolo d’Italia, anche se pochi lo sanno – ritorna TuttoFood. Ma nel 2017 l’evento in Fiera sarà raddoppiato dal debutto del Fuorisalone del Cibo, perché la “food policy” dell’Amministrazione è di allargare sempre più gli spazi in città, dove si annunciano nuove aperture di locali e ristoranti. Tra cui l’attesissimo nuovo spazio di Carlo Cracco in Galleria, un progetto da mille metri quadri con caffè bistrot al piano terra, ristorante al primo piano e uno spazio dedicato a eventi e mostre al secondo piano. Quasi a specchiarsi nelle ambizioni del dirimpettaio Prada, che ha da poco aperto nel mezzanino sopra il suo spazio moda la sua terza Pasticceria Marchesi e in questi giorni di Natale inaugura anche un nuovo spazio espositivo in Galleria, completamente dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi contemporanei. Ma c’è anche cibo per tasche meno disponibili, e più giovani: il comune ha promesso per il 2017 cinquanta nuove licenze per lo street food: abituatevi a vedere tricicli e veicoli eco-frendly pieni di marchi Dop, Igp o Stg (Specialità tradizionale garantita) per le vie del centro o sui Navigli, ma anche nei quartieri più periferici.

Milano, ponte pedonale sopra via Melchiorre Gioia

Bisogna muoversi parecchio per scoprire cosa avverrà quest’anno in città, per scoprire “le meraviglie di Milano”, come le chiamò il poeta Bonvesin de la Riva sette secoli fa cogliendo per primo – e una volta per tutte – l’anima meneghina: la sua operosità orgogliosa e discreta, come i suoi scrigni d’arte e i suoi giardini rigorosamente segreti. Ma oggi bisogna muoversi di più che ai tempi del libero comune di Bonvesin per poter aggiornare la sua “contabilità encomiastica” delle ricchezze cittadine, per usare l’espressione con cui la filologa Maria Corti definì la poesia civile dello scrittore medievale che teneva scuola sulla Ripa del Naviglio. Milano è una città perfetta perché ha la forma di un cerchio, spiegava Bonvesin ai suoi contemporanei. Milano è fatta di cerchi concentrici che si espandono. Un tempo, al tempo in cui i visitatori che partivano da qui per il Grand Tour in Italia si chiamavano Stendhal o Gustave Flaubert, bastava partire dal Duomo. Oggi Milano affascina perché è diventata invece policentrica e polifonica. Ha tanti cuori, antichi e nuovi. E nel 2017 ne avrà ancora di più. Per scoprirla, più che partire da un luogo, è meglio farsi guidare dalla fluidità del suo tempo frenetico e sincopato. Ma anche rilassato, di città che ha imparato a godersi la qualità della vita. La misura temporale adatta è “settimana”. La settimana della moda, quella del mobile. Né troppo lunga né troppo breve. Il sindaco Beppe Sala l’ha appena designata a unità di misura degli eventi che scandiranno l’anno, puntellata qua e là da avvenimenti per tutti i gusti, dall’unica data italiana del Tour 2017 di Sting (il 23 marzo al Fabrique) alle finali di The Next Generation Atp, con i migliori otto tennisti del ranking mondiale under 21, convocati dal 7 all’11 novembre alla Fiera di Milano Rho.

Ma come ha fatto Milano a cambiare pelle e diventare da concentrica a policentrica, a cambiare anima e diventare, da timida e seriosa che era, una metropoli estroversa e friendly? E in un giro d’anni in fondo assai breve? È la domanda che sorge spontanea al viaggiatore che esce dalla Stazione Centrale con il naso all’insù, direzione grattacieli, ma anche al milanese attento, che conosce le sue vie e i suoi modi di fare da sempre. Può aiutare uno sguardo portato col cannocchiale della storia alle ricerche demoscopiche degli ultimi due decenni: negli anni Novanta, dopo la sbornia della Milano da bere e il cerchio alla testa depressivo di Tangentopoli, erano sette su dieci i milanesi che si dicevano disposti ad abbandonare la città. Oggi la percentuale è di tre su dieci. E quei tre sognano l’estero, e le opportunità di una modernità ancor più accelerata: due su tre sono giovani, laureati. Scambierebbero volentieri casa e agenda dei luoghi da frequentare con i loro coetanei che invece sono attratti dal fenomeno Milano. È un cambio di percezione radicale sul lungo periodo che, spiegano gli esperti, ha pochi eguali in Europa. Nessuno in Italia.

Università di Milano-Bicocca

Milano, viale dell’Innovazione

Milano, viale Teodorico

Milano, via Varsavia

Il recentissimo studio Osservatorio 2016 sulla Città Metropolitana di Milano, realizzato dall’istituto di ricerca Makno e dal Politecnico, promosso dall’Associazione Miworld con il sostegno di Intesa Sanpaolo spiega la forza gravitazionale della massa critica di un’area metropolitana che conta 10 milioni di abitanti, produce quasi il 30 per cento del Pil nazionale, ha il reddito pro capite più alto del 20 per cento sulla media europea, il tasso di disoccupazione minore di quasi 4 punti rispetto all’Italia, un milione di imprese attive e 19 università con 250mila studenti. È la forza d’urto di un sistema che funziona e che mette in moto il cambiamento, e che sa trasformare l’aria depressa che si respira altrove nel Paese in ottimismo e buonumore civico. Mario Abis, direttore di Makno, sintetizza: «Una forte richiesta di sviluppo, quindi di un modello per il futuro. Con una necessità di far partire attività e opere pubbliche paragonabile a quella degli anni Sessanta».

Un po’ è la voglia e la capacità di fare, un po’ è il coraggio di cambiare pelle. A livello mondiale, Milano è la città in cui negli ultimi anni hanno lavorato più archistar. Porta Nuova è ormai un profilo riconosciuto a livello globale. La città piatta in mezzo alla pianura ora ha uno skyline diverso, che ne fa un modello da imitare. Per il resto d’Italia, quando si lasciano da parte i campanilismi (grattacieli contro campanili: non c’è partita) può diventare letteralmente “la città sulla collina”, come direbbero gli americani: il modello cui guardare.

È una trasformazione ancora in corso. E la si “vedrà” nell’anno che sta per iniziare. Il 2017 è la data chiave per CityLife. Dopo la Torre di Arata Isozaki – la proprietaria Allianz sta iniziando ad abitarla – in autunno sarà inaugurata la Torre di Generali, “Lo Storto” di Zaha Hadid, la grande architetta iracheno-britannica che ci ha lasciati a marzo 2016. Ma non avverrà soltanto questo. Insieme, debutterà anche il CityLife Shopping District, un progetto che cambierà faccia a un intero pezzo di città, fino a costituire un secondo polo dello shopping, duplicando in uno specchio postmoderno le vie del lusso dell’antica “Milàn di sciuri”. Il progetto sviluppato da Generali Real Estate con Sonae Sierra, specialista internazionale dei centri commerciali, è quello del più grande distretto urbano dello shopping in Italia. Ai piedi della Torre Hadid, tra i giardini e le piazze già realizzati, nasceranno entro l’autunno tre aree interamente pedonali: The Mall, una galleria commerciale su due livelli (progetto dello studio Zaha Hadid Architects), The Square, la grande piazza centrale (progetto One Works) e The Street (Studio Mauro Galantino), l’asse pedonale scoperto. In tutto 80 negozi, 20 tra bar e ristoranti, il supermercato gourmet, un cinema con 7 sale e uno spazio Fitness&Wellness. Una delle più ambiziose riqualificazioni urbane d’Europa inizierà a pulsare di vita, con un bacino di utenza di circa 700mila abitanti: una seconda città.

Milano, via Carlo De Angeli

Ma non sarà l’unica fioritura policentrica dell’anno. Fondazione Prada inaugura l’ultima parte del progetto dell’architetto Rem Koolhaas in Largo Isarco: la Torre un tempo “dell’acqua”, per la distilleria che lì sorgeva, diventerà uno spazio espositivo permanente di nove piani, con un ristorante, contribuendo a cambiare anche verso Sud lo skyline della città industriale del primo Novecento. Perché il segreto polifonico è mescolare il nuovo al recupero industriale, alla riscoperta dell’antico. “Riportare Brera nel cuore di Milano e Milano nel cuore di Brera” è lo slogan di James Bradburne, il dinamico direttore anglo-canadese di Brera che in poco più di un anno ha già cambiato il volto di una Pinacoteca fra le più importanti – e meno conosciute pure dai milanesi – d’Italia. Ha iniziato con i rifacimenti delle prime sale (il Trecento e Quattrocento), che sono stati di per sé un evento. E con i “dialoghi” espositivi allestiti tra i capolavori di Milano – Raffaello, Mantegna – e altre opere giunte “in visita”. La sua grande Brera sta prendendo forma: l’apertura nell’adiacente, bellissimo Palazzo Citterio del polo per le collezioni di arte moderna è prevista per il 2018. Intanto il 2017 sarà l’anno del nuovo bookshop, che aprirà nel cortile napoleonico, e del rifacimento delle sale non ancora rifatte. Ma sarà anche l’anno della valorizzazione delle tre “teche” di Brera: oltre alla Pinacoteca, anche la magnifica Biblioteca Braidense diverrà più accessibile, non più solo uno scrigno per gli studiosi, mentre la Mediateca Santa Teresa di via Moscova, che dipende sempre da Brera, ha appena cambiato look: muri affrescati, pavimenti risistemati, un giardino fruibile da utenti e studenti. E sarà l’anno del debutto di un’altra intuizione di Bradburne, quella del “Passaporto di Milano”, l’idea di offrire a tutti i viaggiatori che giungono in città un “documento di viaggio” che indichi e renda accessibili luoghi e musei diversi, pubblici o privati. Esperimento unico in Italia.

Milano cambia perché sa mettere insieme idee ed energie: questo ripetono tutti. Ma non è soltanto architettura, arte e cultura. I nervi di Milano corrono sotterranei o ben visibili sui fili dell’innovazione. A partire dalle grandi rivoluzioni infrastrutturali. Abbiamo imparato che si può fare, con la scommessa vinta di Expo. Il 2017 convincerà anche gli scettici che il post Expo non è una chimera. La società Arexpo (a maggioranza di capitale pubblico attraverso il ministero dell’Economia) è finalmente definita. Entro l’estate saranno pronti i masterplan: poche settimane, e verrà scelto il progetto che ridisegnerà l’area. Poi si comincia a fare, come piace ai milanesi, entro l’autunno. Il gioiello sarà lo Human Technopole, il polo di ricerca scientifica pubblico dedicato a salute, alimentazione e qualità della vita. Aziende come Novartis, Bayer, Roche hanno già espresso la loro “manifestazione di interesse” per insediarsi a fianco di HT. L’Ibm ci sarà. I soldi per il trasferimento delle facoltà scientifiche della Statale sono stanziati. Qui vivranno 20mila studenti. A contatto con il meglio della ricerca e dell’industria internazionali. E potrebbe arrivare anche l’Agenzia europea del farmaco: la sede di Palazzo Italia è pronta. I primi ricercatori di Human Technopole lavoranno già qui nei primi mesi dell’anno: trenta, cinquanta, cento. È l’esempio più macroscopico dell’attrattività di una città, che dopo la Brexit sta iniziando a richiamare anche i capitali finora di casa solo nella City londinese. Banche e gruppi finanziari puntano qui: ma bisogna poter offrire regole, tempi certi, rapidità d’esecuzione (forza, politica!). L’investimento sull’attrattività tecnologica milanese è enorme, basti pensare che al lato opposto della città, a MilanoSesto, si sta portando avanti un’operazione analoga (ma i soldi sono privati) sull’area ex Falk: il cantiere di bonifica e recupero post industriale più grande d’Europa. A gennaio 2017 inizierà la costruzione degli ospedali della Cittadella della Salute. A Sesto, nella Grande Milano, andranno il Besta e l’Istituto dei Tumori.

Milano, via Brembo

Milano, viale Lodovico Scarampo

Perché Milano cambia così tanto e così in fretta? Perché nell’area metropolitana hanno sede seimila aziende multinazionali. Perché si parlano molte lingue. Perché tutti vogliono venire a lavorare e vivere qui. Gli istituti di ricerca definiscono “il marchio Milano” come un “incubatore di successo”, soprattutto per i giovani e chi arriva da fuori. Non c’è più alcuna differenza di percezione tra residenti e “city-users”. La demografia aiuta a capire la dinamicità: 600mila donne, il 53 per cento della popolazione. I giovani (18-24 anni) sono poco più di 80mila, mentre il 60 per cento della popolazione è tra i 25 e i 64 anni. Significa che la fascia della “gente che lavora” è maggioritaria. Secondo le stime, in quindici anni i milanesi di origine straniera aumenteranno dagli attuali 240mila a oltre 400mila. Aumenteranno anche gli Hu e gli Ahmed, cognomi ormai ai vertici delle attività economiche (nel 2014 le imprese milanesi con titolare straniero erano 38mila). Ma c’è un senso di community compatto, determinato anche da più di seimila istituzioni non profit private. È la più internazionale delle città italiane, perché sa includere. Ha i suoi problemi, ma li affronta. Un’altra faccia del 2017 è il debutto – appena avvenuto – dei militari in città. E delle pattuglie miste: assieme ai ghisa, a vigilare il territorio ci saranno studenti-interpreti arabi. Ci abitueremo. Ma non c’è niente come passare per via Padova per scoprire che è anche altro, “NoLo” (“North of Loreto”) la chiama ormai una comunità che si sta trasformando, iscritta in una mappa metropolitana segreta ma ben conosciuta da giovani e hipster.

Milano, via Rubattino

Il 2017 è l’anno in cui Milano inizia a disegnare il suo volto futuro. Nelle scorse settimane, Beppe Sala ha annunciato la sua agenda, la sua road map. Ha parlato del sistema degli eventi, il ritmo-settimana è la sua timetable. Ha parlato dei grandi investimenti pubblici che ridaranno dignità di cittadinanza alle periferie. Ma soprattutto ha parlato del più grande cambiamento che attende Milano: il 2017 è l’anno in cui comincerà a scorrere in città il “grande fiume verde”, come lo chiama l’archistar Stefano Boeri. Partirà cioè il piano del rifacimento dei sette scali ferroviari dismessi che circondano l’area centrale della città. Nei giorni scorsi si sono svolti dei quasi-stati generali pubblici per discutere come modificare i vecchi progetti. Poi con l’anno nuovo si parte. Il dibattito è noto (Milano è un libero comune che discute sempre). C’è chi voleva costruire molto (i costi da far rientrare sono costi, si sa) e chi voleva più verde e piste ciclabili per far respirare la città. Boeri ha un’idea, chissà se sarà vincente, del resto lui è l’autore del Bosco Verticale: sviluppiamo le costruzioni in altezza, così risparmiamo spazio a terra per il verde. Un bosco di grattacieli sulle rive di un fiume verde cambierà lo skyline e il terreno sotto i nostri piedi? Manca solo una montagna, per essere davvero “la città sulla collina”.

LE CITTÀ DA VEDERE NEL 2017

OTTAWA

Capitale del nuovo mondo
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La voglia di emigrare degli americani anti Trump, un primo ministro affascinante, Justin Trudeau, la festa per i 150 anni del Paese: è l’anno del Canada.

→ottawa2017.ca

 
 

EDIMBURGO

Festival permanente
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Per i settant’anni del famoso festival di arti performative, la città di Traispotting (di cui si attende a breve il seguito al cinema) ospiterà eventi per tutto il 2017.

→edinburghfestivalcity.com
PISTOIA

La città dei vivai
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La Capitale italiana della Cultura 2017 si fa bella con un ricco programma di approfondimenti ed eventi musicali, letterari, artistici, teatrali e anche vivaistici.

→pistoia17.it

 
 

BORDEAUX

Tutto il glam del vino
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La città da visitare nel 2017 secondo la Lonely Planet ospita la nuova Cité Du vin, tempio dell’enologia, architettonicamente spettacolare.

→laciteduvin.com
AARHUS

Quattro passi arcobaleno
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Insieme a Pafo, la città danese è Capitale europea della Cultura 2017. Provate la passerella Your Rainbow Panorama di Olafur Eliasson al museo ARoS.

→aarhus2017.dk

 
 

HELSINKI

Per chi ama il modernismo
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I 100 anni dell’indipendenza finlandese si iniziano a festeggiare con il design della mostra Modern Life! al museo Ham. Si finisce mangiando da qualche parte.

→visithelsinki.fi
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