Explicit / Idee

Non arriverà la mamma a mettere ordine

IL 87 23.12.2016

Scenari personali / 2017: il mondo degli adulti-bambini. Sono come dei piccini: dicono “voglio“ e “mio“, credono in Babbo Natale, pensano che l'educazione sia una grande rottura di scatole e vorrebbero pasteggiare a gelato. Il problema è che hanno già l’età per votare. Ma non glielo si può dire

Sarà un mondo di bambini. Dei bambini hanno tutti i tratti più antipatici. Piangono per qualunque motivo e si spaventano facilmente, ma non hanno il senso del pericolo. Non ammettono le loro colpe, nemmeno se beccati con le dita nella marmellata. Urlano. Si annoiano facilmente.
Le parole “voglio” e “mio” sono le prime del loro dizionario. Sono conservatori, serrano la bocca di fronte a un piatto sconosciuto e vogliono riguardare all’infinito lo stesso cartone animato. Vogliono sicurezze e coccole. Come i bambini, alla realtà complicata e faticosa preferiscono la semplicità delle magie, credono in Babbo Natale, nel principe azzurro, in Superman e in Donald Trump, e hanno paura dell’orco cattivo, del buio e delle punture. Pensano che i genitori non gli comprino la bicicletta non perché non hanno soldi – li ho visti, la mamma li tiene in borsa – ma perché sono cattivi. Cattivi, cattivi, cattivi.
Il processo di trasformazione dei bambini in adulti si chiama educazione, e non è un caso che i fan di Trump esultino per la fine del “politicamente corretto”. Pervasivo, ipocrita, spesso stupido e asfissiante. Esattamente come l’educazione. Che, repressiva finché si vuole, ha lo scopo di insegnare a controllare i propri impulsi, per non fare e non farsi del male. Lavarsi le mani, salutare, mangiare i cavolfiori, non mettere le dita nella presa, non prendere le caramelle dagli estranei: regole del manuale di sopravvivenza, non soltanto il luogo comune delle mamme bene.
I bambini saltellano a vedere le maestre inciampare. Vogliono correre, urlare, dire parolacce, non fare i compiti, andare a dormire tardi, pasteggiare a gelato e tirare la coda al gatto. Ma non arriverà la mamma a mettere in ordine, papà non pagherà il conto, saranno cacciati di casa e la festa della disobbedienza non durerà lo spazio di un carnevale, ma almeno un mandato di governo. Si potrà dire ai neri che sono neri, ai disabili che sono brutti, alle donne che sono stronze, anzi, si potrà dare dello stronzo a chiunque.
L’unica cosa che non si potrà fare sarà dire ai bambini che si comportano da bambini. Si infurieranno e grideranno all’arroganza delle élite. Forse ci vorrebbe quell’altro bambino, che indicò col dito (maleducato) un re che girava credendo di indossare un bel vestito.

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