Explicit / Idee

Messina non sarà mai Brooklyn

IL 87 22.12.2016

Scenari personali / 2017: uno Stretto sempre senza ponte. È un mare siciliano: se ha davanti uno che vuole cambiarlo allora annuisce e mette distanza, fa il “finto babbo” e intanto si fa i fatti suoi

Voglio un altro anno in cui il presidente del consiglio annuncia che il ponte sullo Stretto si farà, voglio quindi un altro anno in cui il ponte sullo Stretto non si farà mai. L’ho imparato in trentotto anni di rispettabile messinesità: finché ci saranno un decreto fresco fresco, uno sblocco imminente, fondi stanziati e avanguardistici studi architettonici possiamo star tranquilli, il nostro paesaggio non è in pericolo. Certo, è comprensibile che ogni classe dirigente desideri tenere alta la tradizione del proclama fallimentare, è pure giusto non disperdere l’eredità di Carlo Magno, Ferdinando II e Giuseppe Zanardelli, tutti animati dalle migliori intenzioni e da progetti che avrebbero unito l’isola al continente nel giro di poco, pochissimo tempo, qualche anno, qualche decennio, qualche secolo, qualche millennio, come no. Da sempre lo Stretto vive tranquillo all’ombra della minaccia, anzi: la minaccia fa parte di lui. Lo Stretto è siciliano: se ha davanti uno che vuole cambiarlo allora annuisce e mette distanza, fa il “finto babbo” e intanto si fa i fatti suoi.

Per quanto mi riguarda, due sono i cardini ferrei dell’opposizione al ponte: continuare a litigare con il direttore di IL e salvare la mitologia dell’isolitudine. E se il primo è personale il secondo è universale, un servizio che sento di dover rendere alla letteratura. Lo faccio per il marinaio ’Ndria Cambria che vagherebbe senza approdo per chissà quante altre centinaia di pagine di Horcynus Orca; per Omero, Ulisse, Scilla, Cariddi e il «negro mar che inghiotte»; per l’epica dell’arancino sulla Caronte che il commissario Montalbano butta in mare dopo due mozzichi; per Niccolò Ammaniti e il finale di Anna. Lo faccio per Cola Pesce e per la Fata Morgana, per le lampare e le navi traghetto, lo faccio persino per permettere a qualche megalomane di traversare il mare a nuoto. Lo faccio perché si possa continuare a citare Gesualdo Bufalino («Il ponte sullo Stretto? Occorrono cure diverse, ed io lo dico timidamente: libri e acqua, libri e strade, libri e case, libri e occupazione. Libri»). Lo faccio per salvare me e i conterranei da chi vuole regalarci Brooklyn: si comincia con un grattacielo, si finisce a spaghetti e meatballs. Anche per il 2017 sceglieremo il pilone di Torre Faro e una cofana di pasta al forno, ma ringrazieremo educatamente per il pensiero.

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