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«Studia il greco!»: un ricatto intellettuale

IL 87 20.12.2016

Scenari personali / 2017: basta con il liceo classico. Se parli di antichità ellenica sei destinato ad avere ragione. Eppure i primi a detestare questi protagonismi sarebbero stati loro, i greci. Li esaltano come dispensatori di profondità, in realtà amavano le parole solo come schiave delle cose

Sul fronte della guerra online si prevede un 2017 magnifico. Ormai una polemica accurata non si nega a nessuno, siamo disponibili anche in orario ufficio. Vegani e vaccini, va bene tutto, tranne altre discussioni sul liceo classico. Come ha fatto a diventare una scuola con diritto a editoriali e leggi ad personam? Colpa del greco, eletto emblema di sapienza solenne: «Ho amato quella lingua perché tutto quello che gli uomini han detto di meglio l’han detto in greco», Marguerite Yourcenar riempie di malinconia anche chi prendeva 4 al compito in classe. È il ricatto intellettuale più vecchio del mondo: se parli di antichità ellenica sei destinato ad avere ragione. Eppure i primi a detestare questi protagonismi sarebbero stati loro, i greci. Li esaltano come dispensatori di profondità, in realtà amavano le parole solo come schiave delle cose: non teoria dell’argomentazione, ma mezzi di contatto con la realtà. La lingua aveva una vocazione: essere concreta, prima che romantica.

È un’idea astratta e moderna, quella che ha generato la bellezza classica?, si è chiesto Alessandro Baricco. Può darsi. Un esempio spiega molte cose: il duale, un plurale speciale dei verbi che presuppone due soggetti. Non cinque o quindici, due. Immediata la metafora: il duale è una struggente esaltazione dell’unità. Proprio mentre naufraghi dolcemente nella poesia di un plurale di coppia, la scure della verità: Diomede scrisse che il duale non era usato dagli antichi greci, fu ripreso dagli eoli e dai latini. E non compare mai, tanto che nel 1600 si invitavano i principianti a tralasciarlo, causa rarità. Messi ancora più alle strette, i gladiatori del liceo classico aggiungono che frequentarlo serve per il metodo. Ma significherebbe riconoscere che è una scuola che dà un carattere, inocula qualche surrogato della motivazione che dura tutta la vita. È un miraggio pedagogico, perché l’amara rivelazione post-universitaria è che i progressi d’apprendimento non esistono: è quanto ti piace un lavoro, che ti costringerà a farlo bene. Che ti permetterà di finire nel regno dei bravi anziché restare nel limbo dei decenti. Un’indole non salta fuori perché ci hanno addestrati ad averla. Per non parlare mai più di scuole superiori nel 2017, basterà aggiungere l’ultima, mortale precisazione. Con il greco si scapricciarono gli umanisti, ne abbiamo una versione restaurata. Chissà cos’era davvero, il greco. E se non siamo finiti a usarlo per confermare quello che pensiamo di noi dopo che l’abbiamo studiato (persone migliori).

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