Ahmet Altan, ora nelle carceri di Erdogan, ha anticipato nel suo noir la cronaca di una Turchia che silenzia le persone libere

È difficile non sussultare spesso fra le pagine di Scrittore e assassino, non notare quante volte la finzione abbia preceduto e poi si sia sovrapposta ai fatti di cronaca. L’autore, Ahmet Altan, è uno scrittore e giornalista turco incarcerato durante la caccia alle streghe voluta da Recep Tayyip Erdogan dopo il fallimento del golpe di luglio; insieme a lui sono stati arrestati più di cento intellettuali, tra cui il fratello Mehmet, scrittore ed economista, e la scrittrice Asli Erdogan (omonima senza nessuna parentela, pubblicata in italiano dall’editore Keller) che più volte ha chiesto all’Europa di intervenire, denunciare e guardare in faccia gli abusi e le repressioni all’ordine del giorno in Turchia. Ahmet e Mehmet Altan, accusati di aver lanciato messaggi subliminali ai cospiratori durante un programma televisivo andato in onda il giorno prima del colpo di Stato, all’alba dello scorso 10 settembre sono stati vittime del raid con cui si è voluto silenziare ogni dissenso. Di entrambi, è noto che sono persone libere, di cultura laica, critiche verso il governo. Un appello per la loro liberazione porta le firme, fra gli altri, di Elena Ferrante, Roberto Saviano, Orhan Pamuk, Elif Shafak.

Leggendo Scrittore e assassino non si può zittire il rumore catastrofico che fa la storia nel frattempo, non si può non ascoltare anche cosa accade fuori dalle pagine sfogliate al sicuro nella nostra stanza. Il romanzo si presenta come un noir, ha per protagonista uno scrittore senza nome, quello scrittore è un assassino, lo dichiara fin dalle prime righe, cosicché noi dobbiamo sapere subito che dentro di lui abita una colpa. Dice di aver commesso il più irreversibile degli sbagli, un delitto che merita e aspetta un castigo, e qui nella mente del lettore comincia lo sdoppiamento fra letteratura e cronaca. Leggere significa costruirsi un mondo parallelo in cui prendono forma i protagonisti di una trama, ma stavolta in quella stanza immaginaria si è piazzato un altro ospite: lo scrittore con nome e cognome scritti sui giornali e sulla copertina del libro, quello che ha fatto della libertà di parola la propria battaglia, non ha commesso nessun delitto ed è dentro una galera ad aspettare la fine di un’ingiustizia.

«Sono solo un povero romanziere, un profeta che si aggira in mezzo alle persone senza riuscire a dimostrare la sua vera natura, pronto a contemplare chiunque vorrà seguirmi, costruire templi, santuari e altari per i miei pochi discepoli e bere insieme a loro magici elisir».

Quando lo scrittore senza nome scrive parole del genere, in questo libro tradotto come una richiesta di aiuto lanciata dentro una bottiglia siamo chiamati a leggere un’allegoria, di cui la veste investigativa sembra soprattutto una maschera funzionale. Il piccolo luogo indefinito è l’intera Turchia contemporanea. Lo scrittore che deve ammettere di aver commesso un reato (vero o immaginario?) è un alter ego anonimizzato perché non ci si può permettere di esporsi. Con Scrittore e assassino, la narrativa ha dovuto anticipare la cronaca; qualche volta succede, e i lettori del senno di poi – e delle prime traduzioni disponibili – constatano amaramente la sorpresa.

«In Turchia tutti gli scrittori sono a rischio, puoi essere messo in galera o finire ammazzato», dichiarava Ahmet Altan appena un anno fa, durante un incontro pubblico all’Arcola Theatre, nel cuore della Londra turco-curda, intervistato da Philippe Sands, «Erdogan non vuole che si discuta dei problemi della società, ma a me non importa nulla».

E ancora, a proposito di religione: «Non se ne può parlare. Uno dei miei romanzi è stato accusato di oscenità e bruciato». Si leggano in parallelo alcune considerazioni annotate dal protagonista senza nome di Scrittore e assassino:

«Per me Dio è un pessimo e sconsiderato romanziere. Uno scrittore talentuoso non costruisce i rapporti tra i suoi personaggi a partire dalle coincidenze, e non vi si piega per risolvere gli snodi della sua storia».

E più avanti:

«Poi c’è Dio, ma le sue storie non sono mai credibili. Confesso: sono abbastanza invidioso di lui. Ha ucciso milioni di persone, senza mai preoccuparsi delle conseguenze. Nessuno mai lo ha accusato. O meglio, non è mai stato condannato da nessun tribunale. Anni di storia degli uomini, ma nessuno dei capitoli che lo riguardano è stato criticato o giudicato sul serio; nessuna delle sue coincidenze mai messa in discussione. Come ha fatto a scamparla? Ha ammazzato i miscredenti?».

Un dio umanizzato al punto da poter essere oggetto di un’invidia feroce, un dio ritenuto un furbastro e un impostore compare così nelle parole di un intellettuale che non può più portare avanti una discussione pubblica serena e trova rifugio nella sua letteratura.

Fin dalle prime pagine, nella trama di Scrittore e assassino, compare e splende una donna, prendendosi tutto lo spazio. Il sentimento che acceca il protagonista è pieno di una segreta vanità: lei legge tutti i suoi libri, conosce ogni sua parola. Quale scrittore riuscirebbe a non innamorarsi? Il protagonista si riconosce nel suo sguardo, nelle sue movenze, ritrova in lei la libera circolazione di storie altrimenti dimenticate o lasciate appassire («Ah, i miei romanzi… il lato più fragile e sinistro della mia persona»). L’amore nasce da una cosa piccola e terribilmente corporea, una stretta dettata dalla paura e dall’attrazione:

«Quando l’aereo sobbalzò, si tenne al mio braccio. In quel momento capii che la mia vita non sarebbe stata più la stessa. È difficile spiegare come allora io abbia sentito che quella risata, seguita da quel modo di aggrapparsi, avrebbe segnato l’inizio della mia nuova vita. È successo e basta. Ci sono momenti in cui sentiamo che niente sarà più uguale».

Scrittore e assassino è il decimo romanzo di Ahmet Altan, il primo che possiamo leggere in traduzione e, secondo qualche critico, non il migliore, per cui bisogna chiedere a gran voce e aspettarsi che ne siano pubblicati degli altri. Difatti a volte sbrodola e la trama sembra incagliarsi a vuoto, eppure va diffuso ovunque, insieme alla denuncia che contiene. «La vita non si impara dalla vita, si impara dalla letteratura», ha dichiarato Ahmet nell’incontro londinese, e vale anche per il suo romanzo imperfetto, senza il quale capiremmo un po’ meno cosa sta accadendo.

Ahmet Altan
Scrittore e assassino

Edizioni e/o 2017
416 pagine, 18,50 €
La traduzione di Barbara La Rosa Salim
Chiudi