Dusty Wright è nato e cresciuto ad Akron, Ohio, ma con i nonni originari dell’Abruzzo. È stato uno dei precursori del ritorno metropolitano alla musica delle origini. Ora è al quinto album: “Caterwauling Towards The Light”

Dusty Wright, vero nome Mark Petracca, è una presenza costante nei club di New York, quei pertugi maleodoranti dove si ascoltano band sconosciute ma spesso entusiasmanti. Tra i miei preferiti ci sono i GIANTfingers, il suo quartetto art rock che suona come una via di mezzo tra Nick Cave e i Talking Heads. Musicista, produttore, animatore culturale, Dusty Wright è stato definito un «cowboy metafisico», qualsiasi cosa voglia dire. Nato e cresciuto ad Akron, Ohio, in piena Trump country, ma con i nonni originari dell’Abruzzo, è stato uno dei precursori del ritorno metropolitano alla musica delle radici americane (Americana, Roots, Alt country, chiamatela come volete), soprattutto con la sua produzione solista.

Ora è arrivato il suo quinto album, Caterwauling Towards The Light, miagolare verso la luce, una raccolta di riflessioni personali di un uomo di mezza età che in due anni ha perso il padre e il fratello, entrambi dopo lunghe sofferenze. Caterwauling Towards The Light non è un disco allegro, ma questi non sono tempi allegri. Inizia con Fall Out of Line, che dà il tono all’album. Life is Hard e How Do You Measure A Man? sono le canzoni più belle, dedicate al fratello e al padre. I Am Not Willing è un’oscura cover dei Moby Grape, uno dei più sottovalutati gruppi rock degli anni Sessanta.

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