Explicit / Idee

L’epoca della controrivoluzione

di Paul Berman
illustrazioni di DANIELA BRACCO
IL 88 18.01.2017

Da Kiev a Washington, il fenomeno è lo stesso: una reazione autoritaria a decenni di rivoluzioni liberal

Abbiamo vissuto nell’epoca della rivoluzione e ora siamo entrati nell’epoca della controrivoluzione. E questo è vero in ogni parte del mondo. L’epoca della rivoluzione moderna è stata un prodotto degli anni Sessanta e segnatamente del 1968, un anno di fantasticherie in costume e balli in maschera – e questo significa che nelle fasi iniziali dell’epoca rivoluzionaria non era sempre del tutto chiaro in che cosa consistesse la rivoluzione moderna. C’erano persone che ritenevano che questa rivoluzione moderna fosse una questione di marxismo o di maoismo o di trotzkismo o di movimentismo dell’area degli autonomi o di situazionismo o di qualche altro “ismo” che affondava le sue radici nel Diciannovesimo secolo.

La rivoluzione moderna era, invece, una questione di liberalismo, applicato ad ambiti nuovi e rivoluzionari: il liberalismo che ha offerto diritti a minoranze etniche fino ad allora oppresse, e alle donne e ad altre persone che nel passato nessuno si era mai sognato di ritenere meritevoli di diritti, come ad esempio gli omosessuali. La rivoluzione moderna era una rivolta contro ogni tipo di gerarchia sociale e culturale. Era una rivolta contro l’idea stessa di gerarchia. Era, in breve, una rivoluzione culturale. Questo era il suo stadio iniziale.

Ma la rivoluzione si è articolata anche in un secondo stadio, durante il quale sono stati rovesciati sistemi politici autoritari di ogni sorta. Ci è voluto un po’ di tempo perché la logica di questo secondo stadio diventasse visibile. E ciò è avvenuto nel 1989.

In quell’anno la rivoluzione liberale ha rovesciato dittature di destra e di sinistra in tutto il mondo – in Asia orientale, in Africa, in America latina e soprattutto nell’Europa centrale e orientale. I vecchi partiti comunisti sono caduti dai loro piedistalli, anche nei Paesi occidentali. E la rivoluzione liberal, dopo aver rovesciato i vecchi sistemi autoritari, ha iniziato a gettare le fondamenta per una nuova società liberal, concepita come un sistema mondiale. Si pensava che l’utopia-modello di questa nuova società fosse l’Unione europea – il nuovo sistema di Stati confederati la cui struttura internazionale era figlia, di fatto, degli idealisti visionari socialisti, e perfino anarchici, del Diciannovesimo secolo e dei fondatori dell’Internazionale socialista.

La rivoluzione politica liberal ha poi iniziato a espandersi sempre più in là nell’Europa dell’Est, fino a raggiungere i confini della Russia, che è sempre stata la roccaforte della reazione autoritaria. La rivouzione liberal si è estesa perfino al mondo arabo, dapprima con la deposizione di Saddam Hussein e poi con la Primavera araba del 2011. Solo che a questo punto è arrivata la catastrofe. Ed è iniziata la reazione – la reazione controrivoluzionaria, guidata dallo zar russo, contro gli avanzamenti politici e anche culturali del liberalismo in tutto il mondo.

La rivolta contro la rivoluzione liberal in Ucraina, contro il governo in Georgia, contro le rivoluzioni liberal in Egitto e in Siria, contro l’Unione europea in Gran Bretagna, contro i riformisti della “Terza via” in Italia, contro il progressismo in Polonia e in Ungheria, contro Hillary Clinton e il Partito democratico negli Stati Uniti – queste rivolte costituiscono un unico fenomeno: questo fenomeno è la controrivoluzione. Alcune sue versioni si stanno sviluppando anche in Asia orientale (nelle Filippine e in Corea del Sud) e in America Latina (in Colombia e altrove). La controrivoluzione è la nuova realtà e la nuova realtà è una nuova epoca, che ci accompagnerà per un tempo lungo e difficile.

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