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Noah Hawley: “Legion” e la realtà soggettiva

IL 88 16.01.2017

Arriva il 13 febbraio su Fox la serie sul personaggio degli X-Men creata dallo show runner di “Fargo” (di cui siamo in attesa del terzo capitolo). L'autore racconta come sarà

Mettete insieme il creatore delle due stagioni di Fargo (la terza è in arrivo) Noah Hawley e l’universo degli X-Men e avrete Legion. La serie, con protagonista Dan Stevens, sembra destinata a cambiare il mondo dei supereroi sullo schermo. Lo showrunner ci racconta come sarà. «Parte tutto dall’idea di un personaggio che non si sa se abbia una malattia mentale o dei superpoteri: non può dire cosa è reale e cosa no. Questo crea una narrazione soggettiva molto diversa da Fargo, che è il racconto oggettivo di che cosa è realmente successo nella mia vera storia fittizia». La soggettività ritorna anche nell’estetica: «Volevo sembrasse Arancia Meccanica. Ho guardato molti film inglesi degli anni 60 o ambientati allora: Se…, Quadrophenia, quelli con Terence Stamp. Volevo qualcosa di retrò, ma con la tecnologia della modernità. Il senso è sempre quello della realità soggettiva: il telefono che vediamo forse è solo un ricordo del protagonista, legato alla sua infanzia. O se lo usa mentre è sotto farmaci forse è un telefono di stoffa, come in un film di Michel Gondry». Come si rende tecnicamente tutto questo? «Con in-camera effects come i vecchi trucchi della prospettiva forzata. Perché gli occhi riconoscono la CGI. E come in Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson avremo un pesce in plastilina animata. C’è sempre la tensione tra realtà e fantasia. Abbiamo girato molte scene d’insieme degli esterni con filtro tilt-shift, con lo spostamento di messa a fuoco che fa sembrare la realtà un modello. Ma ciò che sembra un modello è reale. Ed è questo ciò che più mi interessa».

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