Explicit / Idee

Trollare con Schopenhauer

IL 88 18.01.2017

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I cyberbulli “micro” e “macro” hanno lo stesso metodo

«Quello che importa non è la verità, ma la vittoria». Potrebbe essere l’insegna della politica all’epoca della post-truth (o di ogni epoca?), ed è significativo che la fonte sia Arthur Schopenhauer, L’arte di ottenere ragione. Quel trattatello di pseudoargomentazioni violente e sleali, anche se i troll non lo hanno letto, sta alle battaglie di logoramento dialettico condotte sui social network come Della guerra del barone von Clausewitz sta alla strategia militare. Si potrebbe sostenere, anzi, che la politica stia diventando la prosecuzione del trolling con altri mezzi. Poco dopo le elezioni di novembre, qualche giornale americano cominciò a riferirsi a Donald Trump come al Cyberbully in Chief per via del suo uso molesto di Twitter. Ma è con gli stessi stratagemmi dialettici che aveva vinto – pur perdendoli tutti – i confronti con Hillary Clinton. C’è una microfisica e una macrofisica del potere, ha insegnato Michel Foucault, ma c’è anche una microretorica e una macroretorica. E il trolling si sta rivelando una strategia vincente dentro e fuori la Rete. Il caso italiano è istruttivo. I grillini si sono fatti strada utilizzando tutti e trentotto gli stratagemmi eristici di Schopenhauer (sfruttare l’ira dell’avversario, abusare dell’ignoranza dell’uditorio con obiezioni fasulle ma comiche, spostare continuamente l’argomento, cavillare, insultare…) e hanno trollato, così, l’intero sistema politico. Ma il metodo è ormai egemonico. La minoranza Pd sopravvive trollando Renzi. E l’esempio ideale, quasi allegorico, lo danno i coniugi Brunetta. Il marito trolla da anni parlamenti e governi, la moglie attaccava briga su Twitter usando un account falso: la perfetta corrispondenza tra micro e macro.

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