Magazine / Prologo

Trump S01E01

IL 88 20.01.2017

illustrazione di MARTA SIGNORI

Alla Casa Bianca arriva il nuovo presidente. Speriamo almeno che non rovini le serie tv

Questo numero di IL esce il giorno della Season Premiere di Donald Trump alla Casa Bianca, il Day One di una presidenza americana che si annuncia ricca di colpi di scena e di si salvi chi può. Nessuno, in realtà, è in grado di prevedere che cosa farà il successore di Barack Obama ora che davvero prenderà posto nello Studio Ovale della West Wing, e chi crede di saperlo si sta prendendo in giro. Nemmeno lui, The Donald, conosce la sceneggiatura delle puntate successive del reality show di cui è protagonista e, del resto, governare il mondo non è come recitare in televisione perché puoi anche seguire uno script ben definito, ma non puoi controllare gli eventi esterni: che cosa farà Trump, per esempio, di fronte a una strage, a un’emergenza umanitaria, a una crisi finanziaria, a un’invasione in Asia o in Africa o in Europa. Dichiarerà guerra alla Cina, abbandonerà l’Unione europea alla Russia, scioglierà la Nato oppure farà esattamente il contrario di quanto ha lasciato intendere in campagna elettorale?

Nell’ultimo anno abbiamo imparato che Trump si indispettisce facilmente e che reagisce alle cose che lo riguardano da adolescente permaloso più che da leader di una super potenza mondiale. Abbiamo capito, inoltre, che la sua filosofia politica non è coerente, anzi probabilmente non c’è proprio, nonostante lo sforzo di un circolo di oscuri intellettuali conservatori per dare una cornice ideologica al trumpismo. Eppure l’assenza di una ideologia trumpista potrebbe anche essere una cosa positiva se si considerano toni e messaggi con i quali il presidente è stato eletto.

Con Trump alla Casa Bianca potrebbe quindi succedere di tutto, anche che alla lunga risulti un presidente capace ed efficace. Non ci credo, ma ci spero perché in fondo l’asticella delle aspettative si è abbassata al punto che basterebbe davvero poco per festeggiare lo scampato pericolo.

Quando gli americani, cercando solidarietà, dicono «voi italiani avete avuto Berlusconi, quindi sapete in che situazione ci troviamo noi adesso», mi viene da ridere perché, al confronto del loro Trump, il nostro Berlusconi è uno statista: uno che ha vinto due volte le elezioni sulle macerie del giustizialismo populista e che, mentre era in carica, le ha anche perse due volte. Comunque la si possa pensare, cari amici americani, noi italiani siamo sopravvissuti a due decenni di Berlusconi al potere: voialtri siete sicuri di potervi permettere vent’anni di Trump? Sopravvivereste? E noi?

Quando si parla di come sarà Trump da presidente, ha scritto Ross Douthat sul New York Times, si possono solo fare ipotesi, spesso contraddittorie. Le sue politiche potrebbero essere super populiste o super conservatrici, da un estremo all’altro. Nel primo caso dovremmo aspettarci guerre commerciali e valutarie con la Cina, imposizione di tariffe sulle importazioni, un muro e altre misure anti immigrazione, tagli alle tasse per la classe media, un gigantesco piano di infrastrutture, un accordo globale con la Russia, la fine dell’idea che l’America debba aiutare gli altri Paesi a costruirsi una nazione e una lotta antiterrorismo a colpi di bombe, missili e droni (la parte di politica estera, paradossalmente, non sarebbe molto diversa da quella obamiana; così come anche Obama avrebbe voluto fare un piano per le infrastrutture, ma i repubblicani della Camera glielo hanno impedito).

Nel caso Trump invece decidesse di delegare l’agenda politica ai professionisti del Partito repubblicano avremmo invece un’Amministrazione con le solite ricette conservatrici fatte di meno Stato, tagli di tasse per tutti, anche per i ricchi, e pugno duro contro i nemici dell’America, Russia compresa.

Douthat si chiede anche quale potrebbe essere l’approccio di governo di Trump: si comporterà da tiranno o si rivelerà incompetente? Sarà un presidente autoritario che governa come twitta, cioè con intimidazioni alla stampa e usando le agenzie federali tipo Fbi contro i suoi nemici e a suo favore, oppure sarà clamorosamente incapace di gestire una macchina complessa come gli Stati Uniti e il risultato sarà caos, scandali, dimissioni e disastri di ogni tipo?

La speranza è che Trump possa essere una via di mezzo: un presidente sufficientemente competente senza per questo essere autoritario e comunque capace di correggere in senso populista l’ortodossia conservatrice. Ma il saggio Douthat ricorda che stiamo parlando di Trump, non di un politico qualsiasi, e con lui le vie di mezzo sono improbabili.

Vedremo, quindi. Intanto, incrociamo le dita.

Più prosaicamente, in questo numero di IL ci interroghiamo sull’impatto che la nuova presidenza sta avendo e avrà sulle nuove serie televisive americane. Ci siamo convinti che con un presidente grottesco in stile Veep, più che machiavellico alla House of Cards, sia necessario riformulare il canone dell’intrattenimento televisivo, perché con il circo Trump incredibilmente, ma realmente, al potere si è persa del tutto la verosimiglianza e la credibilità di partenza su cui si basano le sceneggiature tv centrate sulle grandi istituzioni americane come la Casa Bianca, la Cia, l’Fbi.

Benvenuti, dunque, nell’Era Trump. Con la speranza che, almeno, non ci rovini le serie tv.

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