«La Cina è il battesimo dell’aria»; «Se l’opera è valida, il resto vien da sé»; «L’alternativa alla rappresentanza galleristica esiste», e altri 97 segreti segretissimi del mondo dell'arte

Scriveva il commediografo inglese William Congreve: «So che è un segreto, perché lo si bisbiglia dappertutto». E ancora è così, anzi molti, con fare professorale, vanno a dire che il segreto è ormai divenuto di tale ordine pubblico dai social a WikiLeaks, che non incuriosisce né accende più nessuno.

Ecco però che valicando le colline del buonsenso, le paludi dell’investimento economico e la foresta della disillusione, si giunge in un mondo ove le leggi finanziarie, giuridiche, quelle del tempo e della fortuna, sono invertite: il mondo dell’arte.

A farci da Bianconiglio nell’esplorazione del Paese delle Meraviglie, è l’artista rumeno Dan Perjovoschi che proclama: «I am a neoliberal postmodern excommunist»; come non corrergli dietro?

Cento prestigiose voci dell’art world internazionale sono ora raccolte in un libello gustoso e divertente intitolato 100 Secrets of the Art World e curato da Thomas Girst e Magnus Resch (Koening Books). I curatori hanno chiesto di svelare uno dei segreti che regolano il mondo dell’arte ad artisti, giornalisti, galleristi, battitori d’asta, collezionisti, direttori di musei… Ne sono emerse 140 pagine ricche di aneddoti che la dicono lunga sul complesso destino dell’opera d’arte, di chi la vende e chi la compra. Il libro si presta a essere anche un curioso manuale antropologico: alla richiesta di svelare un segreto, la curatrice parla dei fatti propri, il direttore si lamenta, l’artista fa il mea culpa, il dealer intona il love yourself, il grafico espone la propria sardonica, lucidissima, versione.

Marina Abramovic e Ulay durante la performance The Artist is Present al MoMA di New York nel 2010

Sipa Usa / LaPresse

«Se le leggi del mondo finanziario fossero applicate al mondo dell’arte, andrebbero tutti in prigione», ecco un esempio, una parte del segreto svelato dal grafico austriaco Stefan Sagmeister. Altri segreti? Lo scrittore Floran Illies suggerisce di tenere sempre un occhio aperto sulle collezioni degli artisti, loro e loro soli – dice – riescono a riconoscere il valore di quell’opera che non si dimenticherà nel tempo. Giustissima osservazione, le collezioni private di Degas e Matisse ne sono testimonianza. Il celebre artista concettuale John Baldessarri rivela di non saper disegnare (ma, attenzione, bisogna sempre dubitare quando un artista concettuale asserisce di non saper fare). Udo Kittelmann, direttore della Nationalgalerie di Berlino, paventa l’estinzione dell’arte entro la fine del XXI secolo a causa di un’irrimediabile perdita dell’aura magica; mentre Claire Hsu, co-fondatrice e direttrice dell’Asia Art Archive, ci ricorda che di mondo dell’arte non esiste uno, ne esistono molti. Jeff Koons, insospettabile, svela un segreto che sembra all’acqua di rose, e in realtà è tutto il contrario: «Il viaggio dell’arte inizia con l’accettazione di sé».

Simon de Pury all'amfAR Hong Kong Gala nel 2016

Getty Images

Ogni giorno, in una realtà che c’entra e non c’entra con quella descritta dal libro, frotte di artisti si ripetono cori di mantra, tramandandoli agli amici come preziosi segreti: «Se l’opera è valida, il resto viene da sé»; «Che il museo ti compri l’opera significa che è lo sgabuzzino del museo a comprarti l’opera, non vuol dire un fico secco!»; «L’America è il battesimo dell’aria»; «L’Europa è il battesimo dell’aria»; «La Cina è il battesimo dell’aria»; «M ha cento garage sulle Alpi della Carnia dove tiene tutti i suoi acquisti; non ne ha disimballato nessuno, le blatte brulicano sul pluriball»; «L’alternativa alla rappresentanza galleristica esiste»; «Se D mi compra, poi fa vedere a C che mi espone nella galleria di M e lì D mi ricompra, è fatta».

E i 100 segreti? In fin dei conti non importa se siano veri o meno veri; descrivono pienamente l’art world, un mondo un po’ sbagliato, un po’ meraviglioso, che ha bisogno di alcuni investimenti giusti, ma soprattutto degli investimenti sbagliati per produrre il combustibile necessario alla vita dei propri tanti artisti, più artisti che in qualsiasi altro periodo storico, sussurra Benjamin Genocchio, direttore del The Armory Show di NY. E alla fine, come in tantissimi si domandano nei segreti di questo libro, rimarrà nella storia chi la storia per merito, per caso, e per singolarità di spirito, vorrà accogliere.

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