Esce il 3 marzo “Terra”, l'ultimo album del cantautore ferrarese noto come Le luci della centrale elettrica. Dieci canzoni che ha selezionato dopo l'esperienza con Jovanotti per “L'estate addosso”, scritta insieme: «Ho imparato a togliere, me l’ha insegnato lui»

«Ho imparato a togliere, me l’ha insegnato Lorenzo». Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica) non sa che L’estate addosso, la canzone scritta da lui insieme a Jovanotti, è candidata ai David di Donatello. Quando lo scopre sorride, anche se adesso ha la barba lunga e le labbra si intuiscono appena. Da quell’esperienza si è portato a casa una lezione importantissima: bisogna avere il coraggio di buttare via, ridurre tutto all’essenziale. «Avevamo scritto decine di strofe – racconta –, poi Lorenzo ha coraggiosamente scelto quelle più giuste, cestinando le altre. È stato un grande insegnamento che ho messo in atto in questo disco».

Il suo nuovo lavoro si chiama Terra, uscirà il 3 marzo ed è «una cartolina dall’Italia da spedire nello spazio». L’ha scritta da Ferrara, che è sempre «un buon punto di partenza e di ritorno» ma che è soprattutto un buon osservatorio della società di oggi, multietnica, in evoluzione. «Il fatto è che io, alla fine, io a Ferrara sto bene, è contemporaneamente una forza respingente e una calamita fortissima. È un posto dove la timidezza non è il peggiore dei mali e dove a volte perdo il senso del tempo, i giorni sono tutti uguali, e per me questo è meraviglioso».

Nel disco c’è una tabla elettronica indiana, ci sono i tamburi africani, c’è la musica balcanica, ci sono «i canti dei muezzin e delle tifoserie» e ci sono le parole «essenziali» che Vasco Brondi ha scelto con cura perché tutto fosse «forte e chiaro, a fuoco». Terra è un drone che riprende le immagini dell’Italia dall’alto per poi scendere in picchiata e zoomare su storie piccolissime e normali: una ragazza di Varese che da piccola è stata molto sola e che adesso si trasferisce a Toronto; un’altra ragazza che lascia Milano per tornare a vivere con i genitori nel profondo Veneto; una che ogni tanto entra in contatto con il suo io interiore, che poi sono sempre la stessa persona o forse no. Vasco Brondi è riservato come solo i ferraresi sanno essere e questo non lo dice, anche se il disco è accompagnato da un diario chiamato La grandiosa autostrada dei ripensamenti dove ha messo quello che è esondato dalle canzoni. «Scrivere è stato un modo di riordinare le idee – racconta –. Questo libro è un bell’accompagnamento alle canzoni che in genere tendono a doversi difendere da sole. Alcune cose in un brano vengono sintetizzate in una frase o solo in una parola: qui si capisce da dove vengono».

Ilaria Magliocchetti Lombi

Lavorare sulle parole è un’altra arte che Vasco Brondi ha affinato al laboratorio-Cherubini: «Lorenzo aveva scritto un ritornello che parlava del lavoro che la ruggine fa sulla vita. Secondo me funzionava, e invece lui mi aveva chiesto di scriverne un altro spiegandomi che i ragazzi di oggi non sanno nemmeno che cosa sia la ruggine perché non ci sono più le cose di ferro, adesso è tutto di plastica, o viene buttato via prima che arrugginisca».

L’esperienza con Jovanotti è servita anche per scegliere i dieci pezzi da inserire nel disco: Coprifuoco è quella che meglio li sintetizza tutti. «Quando l’ho finita ero proprio contento, è un pezzo che ti fa dire “questa canzone è migliore di me”. È un pezzo che per me racchiude un po’ tutto, c’è un giro armonico che fa tornare in mente Bob Dylan, c’è una cadenza che ricorda la voce di Francesco De Gregori che io ho costantemente nella testa che è venuta fuori da sola, e poi c’è la massima fusione tra eventi epocali ed eventi intimi, tra la panoramica dall’alto e lo zoom».

Tra le nuove canzoni di Vasco Brondi ci sono le guerre siriane, gli scafisti che si orientano con le stelle, l’ira della Rete, ma anche Chakra, «il brano più intimo che io abbia mai scritto: è un pezzo fragilissimo a cui tengo molto. Dentro c’è una serena disperazione, come nelle canzoni di Leonard Cohen, che sono bellissime perché sono struggenti ma trasmettono la capacità di accettare che le cose stanno così». Una maturità enorme: «Nelle canzoni ci si riesce, poi nella vita è più difficile».

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