Yolo / Cinema

Inseguire vite su Instagram

21.02.2017

Courtesy of Sundance Institute

“Ingrid Goes West”, vincitore all’ultimo Sundance Film Festival del premio per la miglior sceneggiatura, racconta la storia di una che molla tutto per inseguire i sogni che vede sui social

A un certo punto di Ingrid Goes West Elizabeth Olsen – sorellina delle celebri gemelle Olsen, qui nei panni di Taylor Sloane, lifestyle-guru ai tempi di Instagram – confessa ad Aubrey Plaza, la Ingrid del titolo, il suo sogno: aprire un boutique hotel a Joshua Tree dove il mondo di Instagram possa finalmente diventare reale, e ribattezzarlo Desert d’or, proprio come l’oasi di ricchezza tratteggiata da Norman Mailer in Il parco dei cervi. È il suo romanzo preferito, dice la bella Taylor – peccato poi si scopra non essere vero, lo è del fidanzato artista Ezra (Wyatt Russell) –  e non a caso l’opera di Mailer, abrasivo nel prendere di mira Hollywood, viene descritta come «un’immagine caleidoscopica e attuale dell’America e delle sue ossessioni».

Perché ossessioni è anche la parola chiave per parlare del film diretto dall’esordiente Matt Spicer, vincitore all’ultimo Sundance Film Festival insieme a David Branson Smith del premio per la miglior sceneggiatura. Perché la psicologicamente instabile Ingrid, incassata l’eredità della madre appena venuta a mancare, molla la sua infelice realtà e goes west per inseguire esattamente un’ossessione, quella della vita idilliaca raccontata dai post su Instagram – ma chissà se poi anche vissuta – di Taylor Sloane a Venice Beach. Dove tutto è ovviamente perfetto: il fidanzato artista, il terrier della coppia di nome Rothko, le gallerie (C.A.V.E., a North Venice Blvd) e i caffè che frequenta – dove il cameriere invece di chiedere l’ordine si informa sulla «più grande ferita emotiva mai sofferta» – e dove lei trascorre i pomeriggi a leggere Joan Didion, The White Album ovviamente.

E l’ossessione di Ingrid verso il mondo di Taylor è, altrettanto ovviamente, l’ossessione tout court per i social, un po’ ridicolizzata e un po’ anche analizzata ma brillantemente abbozzata in una scena iniziale che vede Ingrid indecisa su quale commento postare a una foto di Taylor su Instagram. Un semplice «Ahahahah» diventa prima «Eheheheh» e poi «Ehe, ehe, ehe», per scomparire infine definitivamente in preda ad atroci dubbi, tra vocali ed emoji. Come raccontava un pezzo apparso sul New York Times Magazine nel febbraio 2015 – Quando la tua punteggiatura dice tutto (!) – dove l’autrice Jessica Bennett confessava: «Una volta sono uscita con un tizio basandomi sull’uso che faceva del trattino nei suoi messaggi» – non quello corto, né quello doppio, ma dell’unico, vero e ammissibile trattino lungo, che richiede una particolare ricerca sulla tastiera dello smartphone.

Ecco, siamo arrivati a questo, sembra voler dire Spicer, ma la sua Ingrid una volta toccato il fondo appare avviata verso la risalita, lasciandoci ancora qualche speranza.

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