Il nuovo romanzo di Gianluigi Ricuperati è una meravigliosa esplosione di narcisismo e ci parla in modo inedito della virtualità

La vita, la morte, la vita non si arrende, la morte viene incontro benevolmente enigmatica, il destino è sempre incompiuto, ed è ancora la vita a mostrarsi in tutta la sua varietà grazie agli “ospiti” che l’accolgono, ascoltano, suggeriscono. La scomparsa di me di Gianluigi Ricuperati (qui l’incipit del romanzo) infonde disumana umanità. La voce narrante appartiene a un uomo morto in un incidente; dopo il decesso, la mente del morto occupa i corpi dei vivi senza però alterarne le coscienze, insediandosi in persone che già ha incontrato, amato, scrutato, abbandonato. Abita i loro corpi, ne invade il sesso, ma non la sessualità, sempre inaccessibile, incomprensibile. Per pagine e pagine l’invasore riluttante cerca di parlare di sé facendo ricorso alla biologia molecolare, al calcolo infinitesimale, al monadismo, alla virtualità dei social network; dallo sforzo della voce nel riferire al lettore le caratteristiche fisiche e metafisiche della propria essenza, trapela un bruciante desiderio: ruotare aritmicamente intorno alle donne della propria vita, e poi assumere le loro sembianze, per scoprire chi sono, cosa pensano, come agiscono nella solitudine.

Questa voce allo stesso tempo sepolcrale e battesimale, chi ricorda? A un lettore di bocca buona può venire in mente La metamorfosi di Franz Kafka, al lettore che non ha pace e che ambisce a perdersi nel suo scrittore possono apparire i Ricongiunti di Hugo von Hofmannsthal a braccetto dei Ricuperati di Gianluigi, e le loro donne: Ada, Maria, Mariquita, Maria Chiara, Paola, Lea, Nanà, Martina, l’Aereo, Anna, e Sacramozo che dirige le maschere della doppiezza, l’alchimia, il Sé che vorrebbe stamparsi e invece mai trova pace se non in un superiore contorcersi sull’immensa tavola del possibile, con l’impossibile che curioso osserva.

Che dire? Un romanzo così invoca un fratello, è impossibile accontentarsi dell’Uno quando evidentemente si è Altro.

«Sono qualcosa che non ha tracce, non ha peso, non ha fiato. Sono senza tutto, in questo nuovo stato»,

così dice il non sé di Ricuperati.

«Se fossi stato un orologio…»;

già, governare il tempo, modularlo, stabilire le scadenze… occorrerebbe pensarci prima di morire, ma quanto è più bello pensarci dopo, quando tutto è pensato e pur tuttavia sublimemente impensabile. La si legge assai bene La scomparsa di me; qualsiasi morte attraversi, la voce di Lui è viva, grazie alle parole si fa benvolere, Ricuperati porta al piacere, ascoltate questo sonetto in prosa, uno dei tanti che costellano il libro:

«La voglia di diventare per qualche ora chi ti ha fatto soffrire, ma anche chi ti ha fatto gioire, e pure chi ti ha fatto godere, e pure chi ti ha fatto innervosire, e persino chi ti è stato un po’ indifferente, ma non troppo, come le piante di cui non registri il nome ma di cui adori le foglie, gli altri mi sono sempre sembrati foglie tropicali pronte a dare aria molle alla mia tragica, comica incapacità di coincidere con me stesso».

Beh, proprio non direi che siamo in mezzo a un’invasione degli ultracorpi, piuttosto ancora il Cavaliere di Malta, Sacramozo, che come un antico stoico trae le conseguenze della propria vita e signorilmente si appresta a uscire da sé per entrare nell’Altro. Ascoltiamo uno degli innumerevoli Ricuperati:

«Proprio come quella notte, tanti decenni prima, da ragazzo, avevo incontrato la possibilità numerica di tutto ciò che esiste. I libri, i soprammobili, i compact disc, le scarpe e le calze, i fazzoletti usati, le penne e le gocce d’inchiostro mollate dalle penne, i frammenti di gomma, i pezzetti di tabacco. Ogni singola monade, nella mia stanza, mi sembrò tutto a un tratto organizzata e composta come una totalità di cui non…».

Lascio sospeso per la cupidigia del lettore, tuttavia non resisto e gli regalo un’agudeza, sottilmente infida:

«Mi installavo sempre in persone che avevo conosciuto, ma non necessariamente in persone che avevo conosciuto bene…».

Sospendo anche questa immagine, perché nel frattempo mi è venuta in mente quella che forse è la figura più gloriosa in cui Ricuperati ama inabissarsi. Costui frequentava spavaldo gli abissi, morì insieme al suo alter ego e scrisse nella malinconia e nella vittoria; il lettore sicuramente l’ha identificato, perché le donne tutt’ora ne sono innamorate e non capiscono la ragione della sua morte se non appunto per continuare a vivere, a scrivere, a raccontarci quel che ha fatto e sta facendo: di Martin Eden parlo, naturalmente, e di Jack London, naturalmente. E poiché nel suo libro Ricuperati parla di stelle, è chiaro che della compagnia fa parte anche Darrell Standing, Il vagabondo delle stelle; anche lui racconta, ma non è morto, sta solo per essere impiccato.

Parla, Ricuperati, della scrittura che per quanto la si sforzi mai riesce a stare in sé. La sua Maria Mariquita si chiama Ada, è la figlia minore, quella amata perché avvertita sia come consustanziale sia come estranea, femmina.

«I nomi dei figli cadono nella tua vita come frecce lanciate da un esercito di corpi bellissimi e distanti, flessi lungo la linea delle cose che possono accadere: le frecce descrivono una parabola sopra di te, qualcuna ti cade accanto, molte scompaiono attorno, nel tragitto, alle spalle, altrove».

La scomparsa di me è il monologo di una voce che cerca di darsi un’identità vorticando intorno al nome di una figlia irraggiungibile, Ada. L’opera attraversa il tema della virtualità in modo inedito smettendo di considerarla per l’appunto virtuale e iniziando a trattarla come un fatto quasi corporeo, alle soglie del reale. Il piacere raro offerto dal libro è che il protagonista e il suo scrittore mai tentano di mistificare il proprio narcisismo insabbiandolo sotto chissà quali giri pretestuosi; ne La scomparsa di me si assiste a un’esplosione di narcisismo degno del miglior Narciso, o a un Narciso del miglior narcisismo. Ricuperati non si attiene né si scaglia contro modelli etici dati; lascia carta bianca a un ex-uomo divenuto frizzante entità. La voce è massacrata, in preda a un delirio cangiante, a un’autocombustione perpetua, utilizza un lessico scientifico, poi pseudo-scientifico, e infine sciamanico, alterna le stelle alle chat per scomparire nel vortice.

Gianluigi Ricuperati

La scomparsa di me

Feltrinelli 2017
240 pagine, 16 €
In libreria dal 23 febbraio
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