Dolce & Gabbana hanno presentato le collezioni Alta Sartoria e Alta Moda all’interno della Scala di Milano

Renata Tebaldi su una giacca di Dolce & Gabbana. Il nome di una delle soprano più grandi del Novecento è infatti ricamato tra mille paillettes dorate su un capo dove è riprodotta la locandina della Traviata di Giuseppe Verdi, messa in scena alla Scala di Milano nel febbraio del 1951. La giacca fa parte dell’ultima collezione Alta Sartoria, la linea di eccellenza artigianale per l’uomo, presentata quest’anno da Domenico Dolce e Stefano Gabbana proprio all’interno del teatro progettato da Giuseppe Piermarini e inaugurato nel 1778. La linea femminile dell’Alta Moda ha invece sfilato nei Laboratori della Scala nell’ex spazio Ansaldo, sempre a Milano, dove dal 2001 vengono realizzati gli allestimenti scenici degli spettacoli, nonché i costumi.

Il legame tra i due stilisti e il teatro milanese è un rapporto consolidato ormai negli anni: dal 2015 ne sono anche diventati «sostenitori fondatori». Ora sono giunti a un lavoro di approfondimento ulteriore, che diventa un omaggio esplicito al tempio della lirica, alla sua storia, e a tutti quei “mestieri d’arte” che, accanto alla musica, permettono la messa in scena di un’opera: sarti, ricamatori, modellisti, scultori, scenografi, falegnami impegnati nella confezione artigianale di costumi e scenografie unici, sfarzosi, lussuosi, che cambiano dopo ogni allestimento, con un riciclo minimo e un patrimonio grandioso, al cui fascino – soprattutto per due stilisti sempre sensibili alle epifanie di altissima qualità e raffinatezza – è impossibile resistere.

La ricchezza, magari meno conosciuta, della Scala comprende 24mila bozzetti e figurini firmati da grandi artisti, tra cui Mario Sironi, Renato Guttuso, Alberto Burri, David Hockney; 5mila costumi; 60mila accessori tra gioielli, biancheria, scarpe, parrucche e cappelli. Mentre l’esperienza tecnica necessaria per la loro realizzazione vive nelle maestranze del teatro e nelle nuove leve formate dall’Accademia della Scala.

Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno avuto accesso soprattutto all’archivio delle scenografie e poi, grazie alla partnership con l’Archivio Storico Ricordi, hanno fatto in modo che una selezione delle locandine riferite alla Scala (tra le oltre 17mila), rigorosamente verdiane, rivivesse con stampe e ricami sui capi. La scelta di concentrarsi su Giuseppe Verdi, anche creando abiti che si rifanno all’immaginario ottocentesco legato al compositore di Busseto, non è casuale: i due stilisti adorano l’opera, da Puccini a Mascagni, tutta l’epoca d’oro del melodramma italiano, ma considerano Verdi di un livello più elevato grazie ai legami che ebbe con la storia del Risorgimento e la cultura del nostro Paese.

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